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Dal 1999

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Vendredi 27 juin 2008
Improntebambini01g Le brutte cose della storia cominciano sempre in silenzio, nell'indifferenza, con l'ottimismo che non ne venga nessun grave danno, con la pia illusione che le cose andranno indubbiamente meglio, ed allora vivremo di certo tutti più felici e contenti.

Sono d'accordo con quanto ha scritto Francesco Merlo su "Repubblica" di oggi: "La Chiesa, che punisce e scomunica in materia di sesso e di scienza, perché tollera e accetta la volgarità dei leghisti contro i marginali e contro la gente da marciapiedi, contro i disperati dei semafori e dei campi, contro i loro bambini?".

È troppo ardito allargare il discorso all'aspetto razzista del problema?
È fuori luogo ripensare alle tragedie che colpirono i "nostri fratelli" maggiori, gli Ebrei?
Anche oggi molti fanno fatica a parlarne onestamente.
Anni fa un navigato intellettuale che guidava un'istituzione culturale cattolica, mi chiese una storia della presenza ebraica nella nostra città per una o due conferenze.
La composi, ma non potei fare quelle conferenze che mi aveva offerto.
La pubblicai sul settimanale diocesano, sollecitato dallo stesso direttore che avevo informato della faccenda.

Il campo cattolico è diviso non soltanto sulla politica tra veltroniani o berlusconiani. Lo è anche sulla carità. Ci sono preti di frontiera disposti all'accoglienza, altri (forse in maggioranza nei palazzi apostolici) diffidenti. I primi prendono il Vangelo a bussola, gli altri non so che cosa.

Che colpe hanno quei bambini mandati a rubare od a chiedere la carità? Lo Stato dovrebbe aiutare loro e le loro famiglie per una vita degna, decente e rispettosa di tutto e di tutti.
Lo Stato siamo noi, noi che siamo razzisti senza saperlo, e senza sapere nulla possiamo commettere qualsiasi infamia. Dal bruciare donne innocenti considerate streghe dalla voce popolare, al condannare allo sterminio chi non era di razza ariana.

C'entra o non c'entra, inserisco comunque questa citazione, da una pagina (di Tullio Gregory) appena letta: parla della "sorte di una monaca, buona, ma chiacchierona e di lingua procace, il cui cadavere seppellito in chiesa, fu estratto dalla sepoltura, squartato e per metà bruciato".


[Anno III, post n. 199 (576), © by Antonio Montanari 2008]

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par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Jeudi 26 juin 2008
Siamo davvero liberi così come crediamo (o speriamo)? La rovina del mondo, sarebbe venuta dalla prima donna che sentendosi affrancata dall'obbedienza agli ordini superiori, fece quello che tutti sappiamo. Da quel momento in poi, ogni volta che un uomo avesse pronunciato con troppa convinzione la parola "libertà", sarebbe stato debitamente fregato.
Carceri, capestri, ghigliottine, fucilazioni ed ogni altro tipo di esecuzioni capitali che la fantasia poteva suggerire, hanno ospitato vittime che  invocavano libertà, o vittime di prepotenti che una libertà loro propria tentavano di imporre: a destra a sinistra al centro, e persino con le benedizioni ecclesiastiche che violavano in un sol colpo molti comandamenti evangelici.

"Oggi che siamo liberi", diciamo spesso a nostra precaria consolazione.
La scienza adesso scopre che siamo  invece soggetti ad «una forza causale che limita la nostra libertà d'azione». Lo ha scritto un neurologo, su "Tuttoscienze" di ieri, il prof. Piergiorgio Strata. Che ha illustrato alcune recenti acquisizioni della sua disciplina. La quale sposta sempre più il discorso dal campo 'astrattamente' filosofico (la pura teoria formulata a tavolino, senza alcun riscontro 'esterno') a quello concretamente oggettivo della Scienza.

L'ironia ad esempio non è una dote (innata, per usare un aggettivo compromettente) di alcune persone, ma una funzione cerebrale.
Il problema, in termini di rapporti interpersonali, si sposta. Non si può dire ad uno che non distingue i discorsi (in apparenza) seri da quelli (apertamente) ironici, di essere poco intelligente.
La definizione esatta dovrebbe essere quella di  soffrire di un certo disturbo che non sappiamo come definire, perché non sappiamo nulla di queste discipline così severe e nuove nella loro impostazione.
Insomma, non sarebbe un cretino costituzionale innato, ma un malato evolutivo.

Questo dato potrebbe avere le sue conseguenze anche nella politica. Ad esempio chi mentisse sempre a proprio esclusivo vantaggio, non dovrebbe essere sottoposto all'esame delle Camere riunite, ma ad un ricovero coatto per opportuna terapia.

La menzogna è sempre stata l'arma più potente in politica e nel mondo degli affari.
Quel signore italiano, arrestato negli Usa per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, etc., aveva nei propri armadi molte vesti cardinalizie, che faceva indossare a proprie comparse, quando aveva incontri con personaggi importanti. Ai quali si presentava vantando preziose credenziali vaticane.

Non sappiamo se anche la menzogna abbia sede in qualche luogo del cervello, secondo le ricerche neurologiche.
Certo è che la fantasia di questi personaggi non ha spesso limiti. Almeno sino a che non incontrato qualche magistrato diffidente, che le cronache americane definiscono ironicamente "curioso", mentre da noi sarebbe qualificato da qualcuno in alto, molto in alto, come un "giudice criminale di estrema sinistra".

Negli Usa il nostro connazionale usava abiti talari per truffare il prossimo. Da noi qualche spione pagato dallo Stato, sarebbe tentato di ricevere persino l'ordinazione sacerdotale pur di sentirsi a posto con la coscienza di difensore dell'Occidente. Non è detto che prima o poi non succeda. Adesso che anche i gangster, perché hanno un cuore grande così, trovano posto da morti nelle cattedrali.

Post scriptum. Anche il ricordo è un'illusione. Un saggio di "Repubblica" di oggi lo sostiene. Bisognerà riparlarne...?

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Mercredi 25 juin 2008
Berlusconi10h I fischi tributati oggi da una parte dell'Assemblea di Confesercenti al premier (che aveva esposto il suo dramma economico di perseguitato dalla magistratura: 174 e più milioni di euro in spese legali dal 1994), lo hanno reso più umano.
Più tardi è arrivata la notizia che, secondo il CSM, sospendere i processi va contro la Costituzione.
Ciò non lo renderà più docile. Berlusconi non accetta pareri contrari a quelli che elabora nella veste di presidente del Consiglio.
Anzi, si inorgoglirà di più, e sarà ancora più saldo nella sua sfida ai "giudici politicizzati".

Quando pochi giorni fa Berlusconi ha scritto al presidente del Senato, Schifani, una lettera sopra il provvedimento "blocca-processi", ho osservato qui due cose:
1. L'atto di Berlusconi non è previsto per ora dalla Costituzione;
2. era un atto irriverente verso il capo dello Stato.

Sono stato lieto di leggere oggi, nell'editoriale di Emanuele Macaluso:

"Diciamo le cose come stanno: la lettera che il presidente del Consiglio ha indirizzato al presidente del Senato per giustificare un emendamento al decreto sulla sicurezza (che era stato firmato dal Capo dello Stato per motivi di «urgenza e necessità» come vuole la Costituzione), estraneo alla materia, non è solo una scorrettezza istituzionale ma un atto politicamente grave tale da mettere in mora anche la strategia con cui erano state fatte le elezioni dal partito del Popolo delle Libertà".

Non mi sembra che a quella lettera sia stata prestata molta attenzione. Bene ha fatto quindi Macaluso a tornarci sopra stamani. Per concludere: "Il Pd è stato colto di sorpresa dalle mosse del Cavaliere anche perché non c'è stata una sede in cui si è seriamente discusso sul risultato elettorale e sul ruolo dell'opposizione in questa fase politica. E nessuno si assume la paternità dello scacco".

Si torna al problema dei problemi: c'è oggi un'opposizione in Italia? L'unico che parla in termini chiari, Antonio Di Pietro, è messo a tacere da destra e da  sinistra con l'accusa di essere un giustizialista. Un po' troppo, ed un po' troppo poco per risolvere i problemi reali del Paese. Non li inventa Di Pietro. Li crea Berlusconi.


[Anno III, post n. 197 (574), © by Antonio Montanari 2008]

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Mardi 24 juin 2008
Gianfranco Pasquino, nell’editoriale (*) di domenica 22 giugno sui tre poteri costituzionali, ha spiegato con esemplare chiarezza i motivi per cui c’è da temere, con questo governo, una pericolosa deriva politica. L’esecutivo di Berlusconi vuole assoggettare a sé il potere legislativo e quello giudiziario, violando forma e spirito della legge fondamentale della nostra Repubblica. La pagina di Pasquino andrebbe conservata. E riletta spesso, e con attenzione da chi ha a cuore le sorti dell’Italia.
Mi permetto di osservare che ai tre poteri costituzionali s’aggiunge per eredità settecentesca un quarto potere riconosciuto come tale perché rappresenta il controllo sugli altri, attraverso il cosiddetto “tribunale della pubblica opinione”.
Sempre domenica, Barbara Spinelli, una ferrata studiosa di questioni storiche e politiche, nel consueto editoriale su «La Stampa» scriveva di come spesso ci accorgiamo delle condizioni del nostro Paese, solamente ascoltando i pareri di un «terzo occhio» straniero. Però, aggiungeva, può anche darsi il caso che «chi guarda da fuori» non sia necessariamente uno straniero: «può anche essere un connazionale che riesce a guardare da una certa distanza, che è meno fasciato da bende linguistiche patrie».
Forse dovremmo cominciare a discutere di cose italiane proprio prescindendo dal «terzo occhio» straniero. Ma dovrebbero essere i grandi commentatori come Spinelli a stimolare i loro giornali a dar voce a chi rifiuta le «bende linguistiche patrie» e parla fuori dei denti.
L’«Economist» (a proposito dell’opposizione all’amatriciana del Pd, ovvero all’insegna del «volemose bene», che non poteva fingere di recitare “all’inglese”), racconta verità talmente ovvie da apparire folcloristiche. Sia in campagna elettorale sia oggi, l’informazione nazionale è legata allo “spettacolo”, all’intervista ed a ciò che una volta si chiamava il “colore”. Non si racconta il Paese reale, se non dove succede il delitto ‘politico’ o l’arresto ‘eccellente’ che pesano «come macigni» nelle cronache. E tutto il resto è noia. Ovvero non degno d’attenzione e di sottolineatura. Così, allegramente, il nostro Paese naufraga tra i sorrisini di compassione del solito corrispondente straniero che scriverà: «Noi ve lo avevamo detto…».
Forse tutto ciò dipende da un’altra questione: quanto conviene al mondo dei Grandi Giornali di non essere il «quarto potere». Le analisi dei commentatori illustri, per forza di cose, restano alla pura teoria filosofica. Mai nessuno di loro parla dei fatti nazionali o locali: accordi sottobanco, imbrogli edilizi, colleganze con grembiulini di nessun valore né politico né scientifico aldilà del loro “particulare”, favoritismi, mecenatismo peloso, strizzatine d’occhio, parcelle d’inutili consulenze, concorsi organizzati “ad personam”…
Ma così, in questo silenzio da allegro naufragio, il Paese è andato alla deriva, verso Bossi e Berlusconi, e corre il rischio di finire in malora proprio per le cose spiegate da Pasquino. Sullo sfondo si ascoltano soltanto le orazioni funebri, altisonanti, solenni ed inutili. Ha concluso Barbara Spinelli che avidità e conformismo vietano oggi in Italia di comprendere il primato della legge.
Non è colpa soltanto dei politici, bensì anche di chi non fa funzionare il quarto potere del “tribunale della pubblica opinione”. Che «esiste in ciascheduna nazione; ch’è invisibile, perché non ha alcuno de’ segni che potrebbero manifestarlo, ma che agisce di continuo, e che è più forte di magistrati e delle leggi, de’ ministri e de’ re […]», e che opera con un solo mezzo, la «libertà di stampa» (G. Filangieri, «Scienza della legislazione», 1782-86). A questa “libera stampa” occorre oggi appellarsi.
Antonio Montanari

Articolo apparso sul «Corriere Romagna» di oggi 24 giugno 2008.
(*) In «Corriere Romagna».


par antonio montanari publié dans : Informazione
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Lundi 23 juin 2008

Proposta Due anni fa, nel blog di Irene Spagnuolo, apparve una «Lode ai blog», alla quale mi associai con un commento che ora non si legge più nel suo blog, ma soltanto nel mio.

Lo ripubblico (dopo aver letto qui l'odierno testo di Gobettiano): "Il blog è un fenomeno nuovo. Da vecchio, inutile cronista (classe 1942) sono contento dell'iniziativa della Stampa. Fenomeno nuovo, e quindi non compreso spesso, e talora guardato con sospetto. Lo considero un fatto di vera democrazia. La Stampa con Anna Masera sta facendo un esperimento di grande spessore editoriale. Scriviamo, esprimiamo le nostre idee, forniamo notizie che altri non dicono. Chi non ci ama non ci segua".

Riprendo l'ultima frase, spostandola ai giorni d'oggi, dopo l'avvio del "blog collettivo" per aggiornamento: "Chi non ci ama non ci segua".
Non siamo una setta segreta. Forse (come ho scritto privatamente ad un collega), siamo considerati dei pericolosi frazionisti o scissionisti dal partito-mamma.

Ma se facessimo un incontro conviviale, non so a metà Italia, forse ci manderebbero i carabinieri ad arrestarci?
Dato che la vita è sempre terribilmente seria, "... e lasciateci divertire".

Figuratevi quale disonore portiamo facendo aggiornamenti manuali con un blog collettivo, che risponde al concetto del libero arbitrio, e non prevede la sottomissione fideistica a qualcosa che non funziona ma è imposto...

"Chi non ci ama non ci segua". Ma mi viene da ridere... Mi piacerebbe sapere il parere di Anna Masera che ha governato mirabilmente la nascita dei blog della Stampa. Magari le mando copia di questo post...


Questo post è pubblicato nel blog collettivo gruppobloggerlastampa

[Anno III, post n. 195 (572), © by Antonio Montanari 2008]

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par antonio montanari publié dans : Informazione
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