Dimanche 14 janvier 2007
Secondo il quotidiano inglese «Indipendent»  il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione dei vescovi (oltre che presidente della pontificia commissione per l'America latina) rischia il posto per il caso Wielgus.
Spiega www.radinrue.com: «Mgr Stanisław Wielgus a déclaré à l’agence catholique d’Information polonaise KAI, samedi matin, qu’il n’a jamais mentit en donnant au Nonce Apostolique de faux serments en ce qui concerne ses relations avec les SB. "En lien avec les accusations médiatique j’aurais donné à Monseigneur le Nonce Apostolique en Pologne un faux serment concernant mes contacts avec les services spéciaux de la PRL.  Je transmets la copie de mon serment transmis".»
Dunque chi non ha trasmesso al papa le dichiarazioni di Wielgus?
Re, spiega «Indipendent», ha detto che non avevano saputo nulla a Roma dell'attività di Wielgus.
Wielgus smentisce Re. Di qui l'ipotesi che il cardinale perda il posto.
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Dimanche 14 janvier 2007
Si vuole fare una nuova politica, ma non si sa come affrontarla ed attuarla, allora si mette in piedi una bella scuola dove illustri e dotti signori parlano dell'universo mondo, e dalla quale dovrebbero nascere poi i provvedimenti concreti da adottare in parlamento per il bene del popolo italiano.
L'apertura della scuola bolognese dell'ex Ulivo, è toccata ad uno dei più raffinati intellettuali della realtà cattedratica e partitica italiana, il prof. Giuliano Amato,
Riproduco la notizia Ansa di ieri sera:
«"Non è stravagante cominciare da una scuola prima ancora che attraverso un congresso". Così Giuliano Amato spiega la nascita di Ulibo. Il ministro dell'Interno, nella veste di professore di politica, ha inaugurato oggi il primo corso dell'Università libera di Bologna (Ulibo), annunciata come scuola per aspiranti aderenti al futuro Partito Democratico. "Dobbiamo sommare e fondere conoscenze, culture, valori e sensibilià' -ha spiegato Amato- prima di sommare e fondere tessere e tesserati". »
Sono contento che Amato sia contento.
Sono contento ma preoccupato. Se siamo ancora allo stadio della fusione di «conoscenze, culture, valori e sensibilità» come fase preparatoria dell'etc. etc., allora vuol dire che i nostri nipoti una bella mattina si sveglieranno e saranno interrogati dai nipoti dell'on. prof. Amato e dell'on. prof. presidente Romano Prodi, e da come risponderanno saranno distribuite loro le pagelle, e poi si convocherà un congresso per stabilire se l'università dell'ex Ulivo ha prodotto in cinquanta anni qualcosa di utile alla società italiana.
Leggete bene la formula: «scuola per aspiranti aderenti al futuro Partito Democratico». Vuol forse dire che ci saranno esami per passare alla aspirazione alla respirazione concreta nel seggio elettorale (candidati di lista) od in quello parlamentare (effettivamente eletti)?
Scusate il mio scetticismo. Ma nell'avvio con la calma enciclopedica e dottrinale del Dottor Sottile (vecchia definizione che calza a pennello ad Amato), così come con la sospirosa esposizione del professor Prodi, non vede nulla di promettente il sottoscritto, che resta tuttavia fermo nella sua adesione al programma che si chiamava dell'Ulivo e nel ricordo della sua entusiastica partecipazione alle primarie della scorsa primavera.
Maledetta primavera, non vorrei cantare prossimamente come Loretta Goggi.
Da altro testo dell'Ansa ricavo che Prodi ha detto che il Partito Democratico "nasce dalla richiesta della gente. E' da 10 anni, anzi 12, da quando è nato l'Ulivo, che gli italiani ci chiedono unità, ci chiedono una grande forza riformista''.
Il Partito Democratico, ha spiegato ancora il premier, ''non nasce da una scuola ma viene fortemente aiutato da una scuola; e la scuola si affianca per aiutare questo processo che è un processo voluto dagli italiani''.
Nella piccola cultura popolare corrente, il «mandare a scuola uno», equivale a definirlo incapace di fare qualcosa. Se l'esame dei bisogni degli italiani non è diretto, cioè fatto da parte degli stessi politici (che sono già altamente 'scolarizzati'), ma mediato da una scuola in cui i politici possono esporre le loro astruserie senza pagare pegno alla chiarezza pubblica ed alla decenza intellettuale, allora rischiamo di finire come in quella scenetta dei tre comici napoletani d'un tempo (c'era Troisi, e credo si chiamassero la Smorfia), in cui un povero disgraziato era oggetto di intervista sulla sua misera condizione sociale. E gli esperti che facevano le domande poi lo zittivano, dicendo che erano loro a dover parlare perché loro sì sapevano come viveva lui...
Insomma la libera università dell'ex Ulivo rischia di essere un inutile carrozzone teorico che finisce per dar ragione a don Benedetto, ovvero il filosofo Benedetto Croce.
Croce non tollerava la sociologia perché secondo lui non sono i filosofi ad doversi adeguare alla realtà descritta dalla sociologia, ma debbono essere gli uomini a seguire la filosofia ed i suoi preziosi dettami. Ecco perché quelli come don Benedetto si chiamano, sia tecnicamente in modo corretto, sia con derisione, pensatori «idealisti»: cioè gente che non aveva i piedi per terra, ma la testa fra le nuvole. Amato e  Prodi corrono il rischio di andare a finire in quella schiera che è già folta si per sé, e non necessita di altri adepti.
Soprattutto perché i problemi di ogni giorno (dall'università vera non questa inventata a Bologna, all'economia, dalla giustizia all'informazione) richiedono attenzione e provvedimenti immediati, allo stesso modo per cui la gente quando va a fare la spesa deve avere in soldi in tasca.
Cari Prodi, Amato e compagni, vale per voi l'antica scritta dei negozi di una volta: «Qui non si fa  credito». Anche per voi, è venuto il momento di pagare il conto. Siete in grado di mantenere le promesse elettorali? E soprattutto sapete far capire alla gente comune come il sottoscritto, e non soltanto ai vostri colleghi della libera università dell'ex Ulivo, le questioni gravi dell'ora presente ed i vostri progetti?
Scusate, ma di Caserta ho compreso soltanto che siete in forte disaccordo tra voi. Questo la sapevamo da un pezzo, ma noi vi abbiamo votato per governare, non per spiegarci che l'acqua bolle se si accende il gas.

Questo testo si legge anche qui: antoniomontanarinozzoli.blog.lastampa.it/

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Vendredi 12 janvier 2007

Sono riuscito a far liberare il mio sito storico monari (nato nel 1999) dall'infamia che lo considerava “illegal” per colpa di una falsa lettera di un signore importante, lettera scritta da una avvocata importante che lavora in uno studio importante di una città importante (Milano) assieme allo stesso signore importante.

Il quale adesso è finito in galera per azione della Guardia di Finanza.Gli auguro sinceramente di tornare presto libero, e di non prestarsi più a giochetti perversi contro persone perbene.

Per il momento si legge che la pagina index.html non esiste: «http://digilander.libero.it/_ppricerca/mancaindice.html»
Attendo la riattivazione o la creazione di un nuovo sito già prenotato.

Aggiornamento del giorno 13 gennaio:
per il momento funziona con lo stesso account di monari il sito:
http://digilander.libero.it/montanariantonio/
creato il 9 marzo 2005.
T
errò informato di eventuali cambiamenti.

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Jeudi 11 janvier 2007
Importante articolo di Sandro Magister, vaticanista dell'Espresso sul caso di monsignor Stanislaw Wielgus nel sito www.chiesa.espressonline.it.
Magister ricorda anzitutto le parole di padre Adam Boniecki, già amico personale di Wojtyla e responsabile dell’edizione polacca dell’”Osservatore Romano”:  “Non so chi, ma qualcuno ha disinformato papa Joseph Ratzinger. È grave e qualcuno dovrà pagare, in Polonia o in Vaticano”.
Magister ricostruisce la storia di Wielgus e della sua nomina ad arcivescovo di Varsavia•
«Il 6 dicembre l’annuncio ufficiale della nomina. Un mese dopo il prefetto della congregazione per i vescovi, cardinale Re, avrebbe confessato: “Quando monsignor Wielgus è stato nominato noi non sapevamo nulla della sua collaborazione con i servizi segreti”.  Avrebbe potuto dire: “Noi non volevamo sapere nulla”. Perché solo il 2 gennaio la nunziatura vaticana chiese all’Istituto della Memoria Nazionale i documenti su Wielgus.»
Magister ricorda poi che «il 21 dicembre, il papa in persona si era esposto di nuovo in difesa del designato nuovo arcivescovo di Varsavia: riconfermando in lui “piena fiducia” dopo aver esaminato “tutte le circostanze della sua vita” e anche, si seppe poi, dopo averlo nuovamente ascoltato».
Leggiamo il resto di Magister:
«In pubblico Wielgus continuava a negare. Ma il 3 e il 4 gennaio sui giornali polacchi comparvero le copie dei documenti da lui firmati per la polizia segreta.
Il 5 gennaio Wielgus prese ugualmente possesso della carica di arcivescovo di Varsavia e disse di aver informato dei suoi trascorsi il papa prima della nomina.
Il 6, festa dell’Epifania, fece leggere in tutte le chiese della Polonia un messaggio in cui finalmente ammise di “aver fatto male alla Chiesa” sia collaborando con la polizia, sia negando poi in pubblico tale collaborazione. Ma ribadì che aveva confessato tutto in precedenza al papa.
Il messaggio dell’Epifania non preludeva in nulla alle dimissioni. Wielgus chiedeva ai fedeli di Varsavia di “accoglierlo” come nuovo arcivescovo: “sarò tra voi come un fratello che desidera unire e non dividere”. Aggiungeva solo di “sottoporsi a qualunque decisione del papa”.
L’ordine gli arrivò il giorno stesso, prima di sera: dimissioni.
In Vaticano erano finalmente arrivate, tradotte in tedesco, le carte dei servizi segreti. I vescovi polacchi, interpellati a uno a uno, si erano pronunciati a maggioranza contro.
Ma era stato soprattutto il messaggio fatto leggere quella mattina da Wielgus nelle chiese a deludere il papa.
Quelle cose, Benedetto XVI non le aveva mai ascoltate prima, e così, dall’uomo in cui aveva posto tanta fiducia, per la Polonia cattolica dei grandi Wyszynski e Wojtyla. »
Il testo completo si trova qui.
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Mercredi 10 janvier 2007
In un articolo pubblicato oggi 10 gennaio 2006 da Repubblica, Mauro Canali ricorda «I preti spie del Regime».
Una delle vittime di questi preti-spia fu il futuro vescovo di Rimini monsignor Luigi Santa durante la sua permanenza in Africa quale missionario in Etiopia.
Scrive Canali che monsignor Luigi Fogar, vescovo prima di Trieste e Capodistria e poi di Patrasso dal 1936, nonché collaboratore della polizia politica fascista dal 1939 al 1943, inviò a quest'ultima «informazioni riguardanti i sentimenti filo-inglesi e antifascisti di monsignor Santa».
L'articolo prosegue qui.
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