Samedi 16 février 2008
TrioIncontrarsi e dirsi addio... Ma c'è sempre un modo. Invece Casini non soltanto ha sbattuto la porta in faccia a Berlusconi, ma gli ha pure urlato dietro parolacce: "Non tutti in Italia sono in vendita". Punto e basta.

Dietro a tanta sicurezza, non diciamo arroganza (che in politica da difetto diventa virtù), non c'è il vuoto fatto di speranze ed illusioni. C'è un ragionamento ben fondato, con tutti i crismi che possono fare di Casini il candidato ideale per il Centro. Il quale dopo le elezioni di aprile sarà chiamato a governare.

Fini chiude d'imperio il proprio partito confluendo nel Popolo delle Libertà. Il congresso ci sarà in autunno, ma ciò che conta è l'annuncio in questa vigilia elettorale. Ne riceverà vantaggi l'altra destra.


Salutoromano Lo spazio elettorale di Berlusconi si restringe. Pareggerà forse con Veltroni. E Casini sarà l'ago (acuminato) della bilancia.

Due notizie europee. Anche la Germania ha il suo bravo scandalo fiscale. Meno male, così in questo campo non siamo più soli.
In Francia personalità di entrambi gli schieramenti accusano Sarkozy di gestire il potere da monarca. Tra le altre cose, gli si rimprovera il discorso sulla religione tenuto a Roma, nell'investitura a "canonico lateranense". I valori laici sono cari sia a destra sia a sinistra, in Francia.
Se ne dovrebbero ricordare quanti in Italia, a destra ed a sinistra, hanno sognato anche per noi un modello Sarkozy. Se si realizzasse, il suo sosia nostrano non si accontenterebbe di essere nominato "canonico lateranense". Come minimo pretenderebbe un cardinalato.


[Anno III, post n. 51 (428)]

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Vendredi 15 février 2008

Post15022008Beato lui, Giuliano Ferrara, che ha trovato la "verità sulla vita umana", e si rifiuta di discuterne o discuterla. I confronti sono futili, dice. Si sottrae al dibattito. Però chiede che gli sia consentita la 'par condicio' prevista dalla legge per le elezioni. Alle quali si candida con questa lista che ha inventato, per fermare la strage degli aborti nel mondo.

Beato lui, che non s'accorge di un piccolo fatto: non riescono a governare l'Italia, i nostri due rami del Parlamento, e dovrebbero pure pensare a risistemare il mondo.

«Senza fanatismo», dice di aver trovato questa verità. Ma con fanatismo sembra difenderla.
È un suo diritto. Credo che però risulterebbe più efficace nella esposizione, se avesse la buona volontà, non dico l'umiltà, di sottostare alla regola del pubblico dibattito televisivo.
Lo vuole fare in un teatro, perché la tivù rovina tutto: "Io non discuterò della vita umana, come se fosse un'opinione, con alcun candidato in tv. La tv è antiveritativa. Un bel mezzo per comunicare, rispettabile e fatto da persone rispettabili, tra cui io stesso fino a ieri. Ma sul ponte di Messina o sull'Ici valgono le opinioni, sulla vita umana e l'amore vale la solitaria e pubblica ricerca della verità".
Sembrano parole di Antonio Ricci, il Maestro di "Striscia la notizia", il teorico del "tutto finto" in tv.

Beato lui, Giuliano Ferrara che se ne va sicuro, senza curarsi delle ombre che proiettiamo sui nostri muri. Come suggeriva Eugenio Montale in una celebre poesia, "Non chiederci la parola".
Non ci chieda Ferrara alcuna parola in più. Si resta senza, quando lui comincia le sue filippiche (come l'altra sera da Lerner) e rifiuta la discussione.

Stamani su RaiUno ha evitato il futile dibattito con il vecchio Marco Pannella, leone in gabbia, defraudato del confronto. Alla fine Pannella è esploso con quelle dichiarazione che nascono da una passione pari a quella di Ferrara.
Ecco perché dispiace ancora di più che Ferrara abbia voluto non misurarsi con un antico maestro dell'arte retorica in politica.
È sembrato, Ferrara, un giovincello schizzinoso quale invece non è, e che rifiutava di riconoscersi allievo di quel maestro. Magari in debito di un gratitudine. Insomma, problemi psicologici o psicoanalitici, da figlio che voleva  (davanti al 'padre' spirituale) tentare di superarlo e di demolirlo?

Siamo entrati nell'era delle affermazioni apodittiche. Berlusconi ha tranquillamente potuto dire da Vespa che lui e don Verzé studiano per allungare la vita umana a 120 anni.
Commenterebbe Ferrara che non è, quella del cavaliere, un'affermazione vera perché fatta in tv. Su questo siamo d'accordo con lui: è una balla. Ma quando se ne dicono di tale portata, chi ha obbligo d'intervenire per difendere non quella che Ferrara chiama la "verità sulla vita", ma la decenza della logica scientifica usata come un belletto in carnevale da fanciulle avvizzite e dalla virtù ormai dimenticata?

[Anno III, post n. 50 (427)]

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Jeudi 14 février 2008
Ferrara Veronica Lario in Berlusconi ha scritto oggi sul "Corrierone" (ma non è proprietaria del "Foglio" diretto da Giuliano Ferrara?) un lungo pezzo circa i rapporti uomo-donna nella società contemporanea.

Ne riprendo due passi. "Gli uomini vivono un momento in cui non vogliono aprire il dialogo con il sentimento femminile e assistiamo alla crescita di realtà che intrappolano la donna in uno schema di fisicità e consumo".

Poi: "Se l'uomo non impara a contribuire al riconoscimento del valore femminile nasceranno generazioni morte, che non saranno sostenute né da valori morali né dal sentimento dell'amore. C'è un lamento femminile che va a pregiudicare il rapporto tra uomini e donne, in quanto la relazione viene spostata sul piano della fisicità, dimenticando la persona".



Veronicalaria Giustamente la signora Lario sostiene che oggi, sintetizzando, le donne sono sole. Lasciate sole dagli uomini. Ma direi che un'opinione corrente alquanto diffusa, è che esse soprattutto sono "solo donne".
Non è un gioco di parole ma un'amara constatazione quanto mai attuale, dopo la vicenda napoletana della polizia in sala-parto, di cui mi sono occupato ieri.

Su quella vicenda, ieri sera nella trasmissione "L'infedele" di Gad Lerner su "la7", Giuliano Ferrara ha pontificato con un'irruenza che non ha ammesso dibattito.
Sono rimasto più che stupito, terrorizzato. Sembrava veramente uno di quegli inquisitori che decenni fa si vedevano nei film storici. Quando si dice il fisico del ruolo.

Dal blog di Lerner, a testimonianza di quanto scrivo io qui, riporto il parere di una telespettatrice, Elisabetta, con cui sono pienamente d'accordo: "Gentile Lerner sono rimasta molto male, direi sconcertata dal modo in cui è stata condotta la puntata di ieri sera, quando Ferrara "indisturbato" ha pubblicizzato la sua teoria sull'omicidio dei bambini. Lei lo ha ascoltato molto pazientemente, cosa che non sempre Le riesce, senza farci ascoltare le opinioni in merito, dei suoi illustri ospiti. Mi sarebbe tanto piaciuto ascoltare l'opinione della signora Rodotà, per esempio, ma Lei non gliene ha dato la possibilità lasciando parlare l'"elefantino" senza essere interrotto. Attendevo il termine del monologo sperando che qualcuno avrebbe detto comunque qualcosa invece niente, evidentemente la buona educazione gioca sempre brutti scherzi! Terminato di parlare, se ne va e l'argomento cambia! Mi spiace, cosa è accaduto?"


Mi rivolgo alla signora Lario. Desidererei sapere se lei ha assistito alla "lezione" del "suo" direttore, e che cosa ne pensa. Chiedo ciò perché:
1. l'episodio mette sotto accusa, sulla linea del suo discorso nel "Corriere" di stamani, il mondo maschile nella fattispecie rappresentato dallo stesso "suo" direttore Ferrara (nei panni dell'inquisitore) e da Lerner (nelle vesti di un padrone di casa imbarazzato e muto).
2. Lo stesso episodio testimonia che queste "donne sole" (nel senso di lasciate sole) alla fine sono semplicemente considerate "solo donne", come se fossero inferiori per legge di natura e vincolo di legge. E come dimostra la spaventosa vicenda di Napoli.


Ruini Stamani su "Repubblica" un lunghissimo articolo di Stefano Rodotà ("Se è in pericolo il destino dei diritti") definisce la vicenda napoletana della polizia in sala-parto, una "tragica conferma di una regressione civile già in atto".
Libertà e diritti, conclude Rodotà, corrono il rischio di essere sottoposti ad una revisione costituzionale "avendo le prescrizioni delle gerarchie ecclesiastiche come unica tavola dei valori".

All'inizio dello scorso anno, in altro post, avevo definito Ferrara "papa azzurro" a proposito della vicenda di Piergiorgio Welby. Ne riporto un pezzo, per testimoniare come il suo atteggiamento di ieri sera con Lerner non sia un'improvvisazione, ma corrisponda ad un suo ben preciso progetto.


"L'editoriale che Ferrara ha composto per «Il Foglio» di sabato 30 dicembre 2006, non è uno scritto normale, ma una predica, un'omelia, l'intervento di chi si ritiene un teologo più a tempo pieno che a tempo perso e che, quindi, si sente autorizzato a (come si suol dire) pontificare sopra un tema che non gli dovrebbe appartenere, ma del quale si è appropriato non per faccia tosta (che non gli manca), ma perché si considera investito d'una funzione salvifica nei confronti dell'intera umanità, od almeno di quello spicchio d'umanità che coincide con gli abitanti dell'Italia.
La sua «Sfida ai cattolici senza dottrina» (questo il titolo dell'editoriale) è una solenne tirata d'orecchie degna d'un teologo del Sant'Uffizio a quanti, tra i fedeli di Santa Romana Chiesa, hanno sostenuto che nel caso di Piergiorgio Welby si trattava di por fine all'accanimento terapeutico e non di eutanasia, e che era stato un errore del Vicariato negargli la cerimonia religiosa.
Ferrara, indossate le sacre vesti dell'Inquisitore, chiede (od ordina?) di portare le pezze d'appoggio dottrinali di questo modo di pensare, i cui seguaci sono accusati di aver ridotto il cristianesimo ad una «filastrocca umanitaria», senza alcuna giustificazione teorica (che in questo caso vuol dire teologica, filosofica e persino politica...)".


[Anno III, post n. 49 (426)]

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Mercredi 13 février 2008
AbortostampaLa notizia di quanto è avvenuto a Napoli, con l'irruzione della polizia in una sala parto o nei suoi pressi (è una minima differenza, un lieve ritardo nel giungere sul luogo del presunto delitto), non va dimenticata.

Una telefonata "anonima" prospetta un grave reato. La Magistratura interviene immediatamente. La signora che è stata appena sottoposta ad un intervento di interruzione di gravidanza, è interrogata immediatamente dalla Forze dell'Ordine.

Insomma, uno scenario che fa spavento. Un clima da caccia alle streghe. Che diventa sempre più pesante. Come se non fossero bastate le parole pronunciate da Giuliano Ferrara al Tg1: in trent'anni (quelli della legge sull'aborto) si è registrato un miliardo di interventi. Tra le due cifre non c'è legame logico. La legge è italiana, il dato statistico è mondiale. È lecito confondere le idee così, soprattutto nel servizio pubblico?

Ha detto oggi Marco Pannella: "Con la lunga intervista a Giuliano Ferrara in apertura del Tg1 delle ore 20, subito dopo l'intervista a Berlusconi, c'è semplicemente da chiedersi se l'ipotesi di una Marcia su Roma di milioni di persone, di un'alleanza torbida oltre che anti-istituzionale e anti-costituzionale, sia sul punto di esplodere.
La legalità è totalmente negata e con jattanza, oltre che milioni di squadristi, si annunciano una quarantina - non più quattro - di quadrumviri. L'Autorità garante e il partito Rai Tv garantiscono la stessa composizione della maggioranza del periodo 1922 - 1924 - 1929 e seguenti, fino a Salò".

Riferendosi non al caso della signora napoletana ma al quadro generale della nostra politica, e precisamente al contrasto tra Stato e Chiesa, stamani sulla "Stampa", Gian Enrico Rusconi chiudeva il suo pezzo scrivendo che "è semplicemente in gioco la nostra fragile e preziosa democrazia".

La scelta di questa sera di Pier Ferdinando Casini di correre da solo, è la logica conseguenza dell'investitura feudale decretatagli dal cardinal Ruini. Che buone fette della politica cattolica non fossero più tanto vicine al Cavaliere lo aveva dimostrato anche il meeting riminese di CL, lo scorso agosto. Per il quale scrissi un titolo che oggi torna d'attualità: "CL, Silvio addio".


[Anno III, post n. 48 (425)]


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Mercredi 13 février 2008

Una volta dai barbieri c'era sempre qualche vecchio signore che dopo esser stato sbarbato, sfoggiava tutta la sua brillante intelligenza raccontando di un passato lontano, di un ieri ancora vicino e di un presente senza tramonto, ruotando soltanto attorno allo stesso argomento: la sua virilità prestante, ieri come ora, il suo fascino irresistibile, le sue conquiste femminili, i suoi gesti di dongiovanni periferico ma elegante. E soprattutto in servizio permanente effettivo.

 

Ho 72 anni, diceva ad esempio, ma ne dimostro 35. Quelli più in confidenza con lui, soprattutto i coetanei magari ex commilitoni, flebilmente facevano un "sordino", ovvero una pernacchia.

 

Gli altri tossivano graziosamente per non deridere. Il barbiere per porre fine alla sceneggiata, chiamava il garzone di bottega, e gli intimava "Ragazzo, spazzola!".

 

Il cliente pagava, dava una debole mancia al garzone di bottega, salutava ed usciva. Il barbiere cominciava una nuova barba, e diceva sottovoce al cliente di turno: "Eggià, bel cambio 35 per 72... Ma chi crede di fare fesso? Siamo uomini o caporali?".Berlusconi06g

 

Ieri sera la scenetta si è ripetuta in tv, senza barbiere, senza garzone di bottega, ma con Silvio Berlusconi e Bruno Vespa.













Luisella Costamagna dà il buongiorno all'Italia con "La7",
parlando di politica su "Omnibus"...
 

Ovvero, il lato  bello della politica.

Bellapolitica

 

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