A proposito del tema della laicità affrontato nel mio post di ieri («Santa ipocrisia»), molto interessante mi sembra il testo apparso oggi sulla Stampa a firma di
Gian Enrico Rusconi, «Democratico, ma non
democristiano».
Ne riporto la conclusione:
«Il laico deve far valere il principio universalistico della cittadinanza costituzionale. Il
problema della laicità in Italia oggi non riguarda soltanto la riconferma dei grandi principi del pluralismo, ma l’affermazione di una cultura che dà sostegno concreto alla cittadinanza
costituzionale. Questa è la democrazia laica, nel senso che quando in essa si manifestano credenze e convinzioni incompatibili tra loro, ai fini dell’etica pubblica e delle sue espressioni
normative, non decidono «verità sull’uomo», ma le procedure democratiche che minimizzano il dissenso tra i partecipanti al discorso pubblico.
«La verità» - se vogliamo usare questo concetto impegnativo - consiste nello scambio amichevole di argomenti nella lealtà reciproca. Chi accetta
questo atteggiamento e ragionamento è laico. Chi non lo accetta e lancia contro di esso l’accusa di relativismo, non solo non è laico, ma usa il concetto di relativismo come una parola-killer che
uccide ogni dialogo.»
par antonio montanari
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Dame Seye è un ragazzo senegalese di 17 anni residente a Rimini.
Di recente è stato protagonista del salvataggio del fratellino di sei mesi intrappolato nell’abitazione in fiamme.

Dame Seye rimase gravemente ferito, con ustioni ad un terzo del corpo.
Oggi il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli (a sx, foto Gallini/Uff. Stampa Comune), e l’assessore alle Politiche dell’integrazione, Vittorio Buldrini, lo hanno ricevuto e premiato nella residenza
municipale.
par antonio montanari
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Mercredi 19 décembre 2007
Ricevo da un collega blogger questo bel biglietto d'auguri: «Caro Antonio, nel laico
dubbio che uno sia cristiano oppure no io ricorro spesso alla formula "Buone Feste di Fine Anno", che dovrebbe andar bene per tutti».
Grazie di cuore del messaggio ed anche dell'attenzione.
A me va benissimo il Natale con relativo riferimento augurale. Considero la nascita di Cristo un evento fondamentale nella storia del mondo.
Non per nulla nel presepe davanti a tutti stanno i reietti del tempo, i pastori.
Educazione e sentimenti religiosi, mi piace però onestamente tenerli separati dall'idea dell'impianto politico della società: ecco perché molto spesso scrivo invocando il nome della laicità. (È
nel Vangelo che si trova la distinzione fra Dio e Cesare...)
L'ultimo spunto al proposito è dato da un articolo di Miriam Mafai su
«Repubblica» di ieri e dalla risposta odierna alla Mafai di Walter Veltroni.
L'episodio è esemplare. «Prima sconfitta per il Pd» intitolava ieri il quotidiano romano il pezzo della Mafai sul fatto che nel consiglio comunale capitolino non è stato possibile arrivare a
deliberare l'istituzione di un «registro» delle unioni di fatto (semplifico molto per riassumere la discussione).
Miriam Mafai parlava di «una sconfitta per chi aveva scommesso su una possibile convergenza e unità di due riformismi, uno di origine popolare, l'altro di origine socialista».
Oggi Veltroni smentisce la Mafai, sostenendo che nulla è stato compromesso
perché il problema non riguarda il consiglio comunale di una città in cui in questi anni «i diritti sono stati tutelati e rafforzati». Ma tocca la politica che deve dare «risposte legislative
adeguate e moderne» per realizzare «la laicità delle istituzioni repubblicane».
Sotto l'aspetto formale, Veltroni ha ragione. Ma è la questione sostanziale che va esaminata. E la questione sostanziale è quella denunciata dalla Mafai ieri, e da Scalfari di recente: le
pressioni d'Oltretevere sui politici del Pd...
Veltroni passa la palla a Prodi: è la politica che deve dare «risposte legislative adeguate e moderne».
Non può cavarsela, WV, dicendo che lui come sindaco di Roma governa una città tollerante.
Non basta. Lui è il segretario del Pd. Due ruoli, due parti sono utili se servono a sommare la forza del personaggio.
Ma se il personaggio si sdoppia, fingendo che non ci siano state le pressioni vaticane su quel «registro» (considerato indegno per la città «sacra»), allora ha ragione Miriam Mafai nel sostenere
che la vicenda capitolina è stata una sconfitta per tutto il nuovo partito prodiano-veltroniano-rutelliano (e... vaticano).
Allora ha ragione il ministro Emma Bonino quando oggi
denuncia «l'intromissione giornaliera, petulante delle gerarchie» cattoliche. E dichiara: «Qui è una saga di baciapile, ce ne fosse uno che ha una famiglia normale, sono pluridivorziati e va
benissimo, però poi non vadano a predicare il contrario».
Uno dei cardini su cui si regge lo spirito evangelico, è quello della testimonianza. Ovvero della coerenza fra le cose credute e quelle praticate. Ma quella coerenza non esiste nei tanti
predicatori che ci affliggono con le loro litanie finalizzate soltanto a raccogliere voti. Possibile che le gerarchie ecclesiastiche non vedano? Finisco qui perché non vorrei essere scambiato per
un teologo, anzi peggio per un teologo del dissenso, come si diceva una volta.
Adesso è tutto consenso. Chi racconta le balle più grosse è premiato. Contenti loro... Speriamo che ci permettano di non essere d'accordo con la santa ipocrisia.
Circa la mossa di WV di passare la mano alla «politica» (che deve dare «risposte legislative adeguate e moderne» alla laicità dello Stato), sono da leggere con attenzione le parole di Riccardo Barenghi sulla «Stampa» odierna, proprio sul
doppio scacco politico del governo e quindi di Veltroni come segretario del Pd per il decreto sulla sicurezza e per la legge elettorale («ha sbagliato il metodo»).
Conclude Barenghi che «nel suo partito non sono pochi quelli che non vedono l’ora di sgambettare il leader e ridimensionarlo. Figuriamoci nel resto del Palazzo».
Fonte
par antonio montanari
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