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Il papa non andrà alla Sapienza. "A seguito delle ben note vicende", precisa un
comunicato ufficiale.
L'"Osservatore romano" di questa sera pubblica un fondo del matematico Giorgio Israel, in cui si legge che "il discorso
del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura
postmoderna".
Qui si cambiano le carte in tavola. Nessuno vieta a lui o vietava al cardinal Ratzinger di sostenere che il caso di Galileo era "poco considerato nel XVII secolo". Tutto ciò non c'entra nulla
con l'essenza del caso Galileo stesso.
Ratzinger nel 1990 attribuisce
all'Illuminismo l'invenzione del "mito" di Galileo. Basterebbe soffermarsi su questa parola ("mito") per comprendere tutto lo sviluppo logico del discorso del cardinale poi divenuto papa.
Al quale premeva demolire l'Illuminismo, non Galileo. Perché poi lo concia per le feste, Galileo, con una semplice battuta: "Secondo Bloch, il sistema eliocentrico -così come quello
geocentrico- si fonda su presupposti indimostrabili". Ovvero tutta la scienza è indimostrabile senza la fede: "Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il
dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica".
(Questo passo conclusivo nella traduzione è letterariamente arcaico con quell'attinto che significa raggiunto.)
Sono cose diverse completamente "il dubbio della modernità" ed il processo a Galileo del XVII secolo.
Per dimostrare questo "dubbio della modernità", il cardinal Ratzinger porta tre esempi:
1. Da Ernst Bloch ricava: "Il vantaggio del sistema eliocentrico rispetto a quello geocentrico non consiste perciò in una maggior corrispondenza alla verità oggettiva, ma soltanto nel fatto che
ci offre una maggiore facilità di calcolo". Ovvero potrebbe avere ragione la Bibbia, altro che la scienza moderna.
2. Da P. Feyerabend: la sentenza della Chiesa "contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione".
3. C. F. Von Weizsacker "vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica".
Ratzinger demoliva Galileo fingendo di difenderlo. E poi attribuiva il "dubbio della modernità" non ad un avanzamento del dibattito scientifico che è proprio di una società libera senza
Inquisizione, ma al fatto che si rifiutava l'idea di rivoluzione scientifica galileiana. La quale invece è alla base del "dubbio della modernità". La scienza dà sempre una verità relativa, al
contrario della religione che la dà assoluta. Una volta per tutte.
Insomma quel discorso del 1990 era una fuga
dal vero. Non è "una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna" come invece sostiene l'"Osservatore romano" di stasera.
[Anno III, post n. 16 (393)]
Galileo Galilei: Suvvia, ma di che vi lagnate? Mi sembrate accorato e sfinito.
Silvio Berlusconi: Ve lo dico come in confessione, ascoltatemi con attenzione. Sono incompreso...
GG: E lo dite a me? Da quattro secoli non mi capiscono, e appena ascoltano il mio nome s'agitano e s'adirano. Quasi rimpiangono di non avermi bruciato vivo come quell'altro... Giordano
Bruno.
SB: Avevo detto una semplice cosa ieri, che io ai soldi non ci rinuncio in cambio di una vittoria elettorale, ma tutti mi sono saltati addosso. Per primi gli amici del mio partito, poi gli
avversari.
GG: Non mi sembra tutti, per la verità. Qualcuno ha avuto un senso di riguardo verso di voi... Come si chiama, quel bravo giovane che fa pure il sindaco della città dove bruciarono vivo
Giordano Bruno...
SB: Ah, sì, quel Veltroni: bravo ragazzo, ma quante cattive compagnie frequenta. Se fosse per lui, tutto sarebbe già a posto. Invece, maledizione, gli altri: tutti estremisti, gente abituata a
cattive diete, mangiar bambini in salsa moscovita...
GG: Non so di che parliate, ai miei tempi eran ricette sconosciute. L'arrosto andava di moda, come in Campo de' Fiori per il povero Giordano Bruno. Io me la sono cavata per il rotto della
cuffia.
SB: Ma anche di voi si sta parlando oggi in Italia...
GG: So che non mi amano e che non mi capiscono. La cosa più carina che dicono è che facevo gli oroscopi per campare. Avrei voluto vedere loro e voi al mio posto.
SB: Avete ragione, altro che oroscopi io ho dovuto fare, faticare, sudare sette camicie, tra cui quella garibaldina di Bettino Craxi, che se non fosse stato per lui, con il tubo (catodico) che
avrei avuto le televisioni libere.
GG: E che tubo è la televisione...
SB: Ah, già voi non sapete. Dico soltanto che quell'uomo, Bettino Craxi, santo sarebbe già, se dipendesse da me. Ma non ci credono che io sono l'unto del Signore. E per quanto vi
riguarda...
GG: Per quanto mi riguarda, lo ripeto che da quattro secoli non mi digeriscono, i vostri amici che vi adorano e venerano come un messia... L'ultima barzelletta contro di me l'hanno detta in
questi giorni...
SB: Ve la prendete per così poco? In fin dei conti, nel 1990 quel cardinale divenuto papa, ha soltanto ripetuto una frase altrui (*). Cioè che a ragionare bene era stata la Chiesa di Roma,
quando vi ha condannato, perché voi eravate uno fuori di testa. O per lo meno con la testa tra le nubi.
GG: Voi non lo sapete, ma la Chiesa di Roma quando condanna usa sempre le frasi altrui per emettere la sentenza, mica le vostre parole. Per me, ha fatto ricorso ad Aristotele...
SB: Aristotele Onassis? Ma che c'entrava?
A quel punto, messer Galileo Galilei preso da sconforto, tentò di sbattere la testa contro il muro.
Ma dove si trova ora non ci sono muri come qui sulla terra, né per la scienza né per la politica.
(*) Nota storica.
Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Paul K. Feyerabend: «All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più
fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto».
FONTE
[Anno III, post n. 15 (392)]
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