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Lundi 9 juin 2008

SanitaI  tg dell'ora di pranzo non si sono indignati molto per quella vicenda in cui si parla di malati morti ammazzati col bisturi, tanto per far guadagnare soldi ai primari.
La notizia milanese ha aperto il Tg2, è rimasta molto indietro in Tg5, Tg4 e soprattutto Tg1.
Quando scoppiò, sempre nella Milano capitale morale, lo scandalo di "Mani pulite" (cavalcato eccome da certi tg, vedi quello di Fede), ricordo che il servizio relativo, strillato giustamente in apertura dal Tg5 della sera, arrivò con calma dopo 20 e passa minuti sul Tg1.

Per il bene che vogliamo a noi stessi, auguriamoci che sia tutto un abbaglio. Ricordo che un giudice mio concittadino riferiva su una vicenda nelle zone calde della malavita organizzata. Un morto "sparato" alla schiena, era accreditato da amici e parenti come suicida.
Forse qualche ottimista azzardò a parlare addirittura di tentato suicidio.

La notizia milanese di oggi dà fastidio su vari fronti.
Dà fastidio a quanti vogliono che la sanità privata sia pagata con i soldi pubblici perché funziona meglio di quella pubblica.

Dà fastidio in essa il piccolo particolare delle intercettazioni telefoniche.
"L'utilizzo delle intercettazioni è stato fondamentale per l'inchiesta perché gli indagati parlano in modo esplicito della necessità di operare per guadagnare", hanno detto i pm Pradella e Siciliano. Circa l'aspetto economico sono state registrate conversazioni nelle quali "l'interesse remunerativo è subordinato all'interesse per il paziente".
Proprio in questi giorni si vogliono eliminare le intercettazioni da quasi tutte le indagini di polizia. Ha detto Antonio di Pietro: è una proposta criminogena. Ha ragione, una cosa è la tutela del segreto, altra è la necessità di acquisizione delle prove.
Il ministro della Giustizia, dichiara: "Noi siamo per la limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche e per il divieto di pubblicazione sui media".

Dà fastidio che l'immondizia napoletana finisca per apparire uno zuccherino davanti ad accuse (ripeto: accuse) che spaventano nella loro formulazione giuridica. Si parla non soltanto di truffe, ma addirittura di omicidi.

Tg1 e Tg5 hanno aperto con i mondiali di calcio. Ovvero con la più bella, acconcia, opportuna, necessaria ed infine ridicola sceneggiata di questo Paese diventato un mostro che spaventa.

Non ci piacciono gli "indignati speciali" (titolo di una rubrica del Tg5), ma a volte sono necessari. Non è difficile comprendere che oggi era impossibile spendere due parole di condanna per una vicenda appena annunciata. Ma almeno metterla in apertura del Tg1, quello di maggior ascolto alla Rai, era un obbligo morale per i cronisti "pubblici".

Se ne ascoltato di belle e di brutte, racconto anch'io qualcosa di attinente. Quando dieci anni fa mia madre morì a quasi 94 anni in ospedale per un'emoraggia intestinale, un medico del reparto di geriatria mi chiese (lungo un corridoio) il permesso per l'esame autoptico. Lo pregai di lasciarla in pace.
Più tardi tornò alla carica, dicendomi che gli avevo sbattuto la porta in faccia. Ribadii che ci trovavamo fuori della sua stanza, che il gesto era stato quindi impossibile, ma che se gradiva ritenere di aver avuto la porta in faccia, facesse pure. Lui precisò: lei è contrario all'autopsia, ma noi possiamo farla lo stesso.
Avvertii un suo collega, quello che il giorno prima mi aveva accolto correttamente e gentilmente al momento del ricovero di mia madre. Gli dissi che se il tizio della porta in faccia non avesse smesso di rompermi l'anima, gli avrei dato due pugni in testa.
Questo medico parlò con il primario, e prevalse la mancanza di autorizzazione mia, non essendoci motivi legali per procedere "d'ufficio" a quell'esame, come avevo spiegato al bizzarro medico della porta in faccia immaginata da lui auspicata da me.

Forse quando succedono certi fatti o fattacci, dovremmo educatamente alzare la voce, non arrenderci al fato, ma sorvegliare il destino altrui. Un caso può passare inosservato, ma se i numeri delle denunce salgono la magistratura non può restare inoperosa, come avvenuto nel caso milanese di oggi.

[Anno III, post n. 173 (550), © by Antonio Montanari 2008]

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Lundi 9 juin 2008

Il post di ieri "Pd, due conti" è segnato oggi in home della Stampa.
Il testo si legge
anche qui.

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Dimanche 8 juin 2008

Boccaaperta Siamo poco abituati in Italia a fare i conti con i dati reali. Abbondiamo in interpretazioni. A volte spacciamo per tali quelle che sono soltanto nostre aspirazioni frustrate dai fatti.
I numeri elettorali del Pd prendono lentamente corpo.
Rosy Bindi ritiene grave che un "milione e mezzo di persone" della "sinistra" non sia più rappresentato in Parlamento.
Ma molte di quelle persone hanno votato per il Pd. Così riferisce Filippo Andreatta (sul "Corsera" di oggi) citando come fonte l'Istituto Cattaneo: "almeno un milione di voti dalla sinistra radicale" sarebbe andato a Veltroni.

Ed allora? Preso come valido il calcolo del Cattaneo, l'anima del Pd indicherebbe una sua crisi "verso il centro, la destra o il non voto", aggiunge Andreatta.
Quindi Veltroni sarebbe più una controfigura di Bertinotti piuttosto che di Casini?

Resta un fatto indiscutibile, denunciato (lucidamente come suo costume) dallo stesso Andreatta: il Pd non ha innescato "quel processo di cambiamento radicale che i cittadini chiedevano".
Il Pd ha agito con un cinismo "che può a volte rasentare l'ipocrisia" nella formazione della nuova classe dirigente, nata dalla "fusione fredda" delle nomenclature di Ds e Margherita.

C'è ancora la possibilità di rimediare al tempo perso, agli errori commessi ed a quel cinismo senza vergogna?
Arturo Parisi, con un consolidato ma giustificato pessimismo sul futuro del Pd, propone di cambiare rotta. Si spiega "alla democristiana", ovvero con un gran giro di parole, riassumibile (spero) così: ripescare lo spirito ulivista e quindi dialogare a sinistra.

Com'è beffarda la Storia se "gli apporti di sinistra" hanno evitato a Veltroni una sconfitta ancora più pesante di quella ottenuta esibendo (dice Parisi) "la nostra moderazione attraverso la condivisione del centrodestra".
Però "gli apporti di sinistra"  non impediscono a Rutelli di dichiararsi contrario alla parentela in Europa con il Pse.
Rutelli così pensa di recuperare a destra ed al centro. Al primo tentativo il Pd non c'è riuscito. Al secondo potrebbe andare anche peggio.

Soprattutto se Parisi non smette le dotte frasi da lezione universitaria, pari ai borbottii di Prodi.
La campagna elettorale richiede quell'arte oratoria che usavano i leader del dopoguerra. Farsi capire per farsi votare. Altrimenti si bissano le sconfitte.

[Anno III, post n. 172 (549), © by Antonio Montanari 2008]

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Samedi 7 juin 2008

BerlusconibenedettoIeri a Roma c'è stata grande festa per l'udienza pontifica a Silvio Berlusconi. Il quale ha donato al papa una croce pettorale tempestata di topazi e di dodici diamanti a rappresentare gli apostoli, con quello per Pietro un po' più grande degli altri.
Ora, umilmente, da cristiano battezzato, vorrei chiedere prostrandomi al soglio dello stesso Pietro, quello del diamante un po' più grande in quella croce pettorale, che Benedetto XVI facesse un gesto di carità a nome del popolo italiano.
Ricordandosi dell'antico motto medievale che definiva le decime proprietà "pauperum Dei", potrebbe vendere il sacro oggetto ricevuto in dono dal popolo italiano, e con il ricavato sollevare le condizioni di qualcuno a cui non interessa nulla di una papa bello con una croce di diamanti, ma a  cui preme magari di dar da mangiare qualcosa a dei figli piccoli o a dei genitori vecchi.

E' vero che, finito il governo Prodi, le condizioni economiche del popolo italiano sono decisamente migliorate.
Nel senso che sono migliorate per decisione della berlusconiana Mediaset e del suo Tg5. Che ha gettato nel cestino i filmati sui pensionati che andavano a racimolare qualcosa da mettere sotto i denti nei cassonetti dei rifiuti ai mercati generali.
E che ha mandato in onda altri servizi, tra cui quello stupendo sugli italiani che in Europa sono i cittadini che fanno molte ferie, non ricordo se più di tutti, in località affascinanti e godendo di servizi splendidi. Come giustamente si meritano per aver creduto nell'Uomo della Provvidenza.

Espressione questa che nessuno, al di qua ed al di là del Tevere, ha avuto il cattivo gusto di ripescare nel dimenticatoio della Storia Patria. Anche se la gioia pontificia espressa qualche giorno fa non ci è poi andata tanto lontana.

Ho letto che Prodi si è lamentato: i vescovi della Cei hanno remato contro di lui.
L'altro ieri il cardinal Martini ha detto cose terribili sul suo ambiente: la Chiesa è afflitta a suo dire da vanità invidie e calunnie.
I due temi si tengono, le parole o i pensieri di Prodi e la denuncia del cardinal Martini. Per questa sera, basta accennarvi, sigillando il tutto con una frase dell'arcivescovo emerito di Milano: «Siamo richiamati a essere trasparenti, a dire la verità».

Per questa trasparenza e verità nella testimonianza, il papa equipari la croce ricevuta in dono dagli italiani alle "decimae quae sunt pauperum Dei". E la destini appunto a loro, nel più puro spirito evangelico.
Altrimenti si corre il rischio che, della splendida udienza di ieri, resti come sintesi la battuta che il pontefice ha rivolto al portavoce governativo Bonaiuti: "La vedo tutti santi giorni in televisione". Censurata l'aggiunta soffiata in un orecchio a Berlusconi: "Ghe balle".

A proposito di "poveri di Dio": se non ascoltiamo il Vangelo  e le parole di Gesù Cristo sul tema, veramente restiamo "poveri di Dio", ovvero dei "senza Dio" anche (anzi soprattutto) se doniamo ad un signore benestante una croce pettorale tempestata di topazi e di diamanti. Oltretutto appositamente creta per lui, come esulta un'agenzia di stampa cattolica.
Croce che non serve a nulla. Cristo nacque povero in una stalla e morì nudo su di una Croce. La Croce del Golgota non è quella rappresentata nell'oggetto con topazi e diamanti, sia ben chiaro. Neppure il capo del governo e dell'opposizione possono mettersi d'accordo su questo principio incontrovertibile alla faccia delle verità non di fede (i teologi possono sempre pasticciare) ma della Storia.

[Anno III, post n. 171 (548), © by Antonio Montanari 2008]

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Vendredi 6 juin 2008

Guerra1915Cencino era nato nelle valli del Po, di pura razza selezionata dalla miseria, dalla fame e dalla malattie, sul finire del 1800, giusto in tempo per essere chiamato militare alla guerra del 1915-18. Quando finì a Padova come attendente del generale comandante il reggimento di cavalleria.

Corse il rischio di essere fucilato come disertore perché era andato senza permesso al funerale del fratello.

La leggenda che lo circondava in famiglia riguardava l'intervento dello stesso generale per evitargli l'ultima, prematura grana della sua vita. E coinvolgeva pure l'affetto materno che la pia moglie del generale aveva verso quel ragazzo non bello, non alto, ma geniale come i contadini che si sono letti il libro della vita, imparando bene la lezione senz'altra maestra che la vita stessa e la natura.
La signora gli offriva settimanalmente una piccola mancia perché il giovanotto si recasse devoto alla basilica del Santo ad ascoltare  la santa messa.
Il disobbediente in armi invece andava a bersi comodamente qualcosa al caffè Pedrocchi, con quella modesta ma gradita cifra.

Non si era mai saputo perché poi, in mezzo a tanta stima per la sua abilità nel governare i cavalli, fosse stato poi privato del posto di attendente del generale.
Non lo avevano saputo i suoi congiunti, ma glielo chiesi io (parente acquisito), e così si ruppe il segreto. La signora lo aveva scoperto a letto con la propria cameriera.
Rimase famosa in casa nostra, la frase finale del racconto di Cencino: le mogli degli ufficiali andavano a letto con chicchessia, insomma era tutto "un puttanesimo". Ma l'unico scandalo per quell'ambiente perbene, era stato dato dal semplice militar soldato che se la spassava con la cameriera.

La storia di Cencino mi è venuta in mente stasera, leggendo le cronache romane sull'incontro tra il nostro capo del governo e il capo della Chiesa di Roma. Al secondo, il primo ha promesso di difendere la sacralità della famiglia.
Il Santo Padre dovrebbe essere informato che molti dei disinteressati difensori della sacralità della famiglia sono così attenti ai legami affettivi legalizzati, che ne hanno  più di uno.

I poveri disgraziati che speravano nei Dico, per cose di poco conto, sono abbandonati alle loro semplici storie di persone che non sono nessuno, come Cencino.
Il quale se si fosse portato a letto qualche signora perbene e moglie di ufficiale, avrebbe avuto una carriera assicurata sotto le armi e non nell'agricoltura povera di quegli anni poveri.
Per la sua pregiudiziale politica di scegliere una pari grado, lui contadino lei cameriera, si mise in uno di quei casini che soltanto i testardi come lui creano.

[Anno III, post n. 170 (547), © by Antonio Montanari 2008]

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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