I fatti, i fatti, i fatti. Il famoso grido, usato da Marco Travaglio nelle sue battaglie di giornalista che va a scovare l'indicibile, è stato fatto
proprio dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ieri Napolitano ha detto che i rifiuti tossici del Nord "in gran parte" sono stati scaricati al Sud, provocando la commossa e risentita reazione della Lega colpita al cuore nel principale teorema
della sua linea politica: quello che proclama la correttezza di tutti gli uomini che abitano, vivono e producono al di sopra della Linea Gotica (di nefasta memoria).
Oggi il presidente Napolitano replica: "Sull'argomento basta leggere la relazione della commissione parlamentare sui rifiuti". Appunto come dice Travaglio: i fatti, i fatti, i fatti.
Con il rispetto che la Lega ha sempre avuto per le istituzioni nazionali (come la sua delicata assenza alla sfilata del 2 giugno, per non contrapporre bandiere verdi 'lombarde' al tricolore
nazionale), oggi essa risponde al presidente Napolitano che lui non ha letto bene quegli atti che cita.
La Lega è talmente convinta di quello che sostiene, che è pronta a dichiarare in Parlamento che neppure a Napoli esiste il problema dell'immondizia, ma è tutta un'invenzione dell'opposizione
perfida, ingrata e menzognera.
[Anno III, post n. 169 (546), © by Antonio
Montanari 2008]
par antonio montanari
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In viaggio molto lontano dal natìo borgo, sono ospite di vecchi amici, alle cui notizie debbo cedere un poco di spazio bloggeriano in cambio dell'ospitalità che
ricevo e dell'uso del loro computer. (Chiamatelo ricatto.)
Dunque il loro Comune, prima del taglio dell'Ici, aveva aumentato l'organico del personale, introducendo tra l'altro una figura atipica per il settore Cultura-turismo, non un esperto di grido, ma
soltanto un giornalista di rango (c'è l'obbligo dell'iscrizione all'Ordine professionale).
Ed addirittura dicono, questi amici, di aver saputo chi sarà il vincitore, come ovviamente è nella prassi politica e nel costume italiano.
Si tratta di un addetto all'ufficio-stampa dello stesso Comune che non avrebbe altro che un contratto temporaneo (si dice così?). E che così sarebbe sistemato per omnia saecula
saeculorum, in virtù del fatto che appartiene ad un "gruppo" che localmente è in opposizione ma in passato ha fatto convergere i suoi voti al sindaco risultato così vincitore, mentre a Roma
(ed altrove) quel "gruppo" ora governa.
Due piccioni con una fava. Si accontenta il circolo locale facendo quadrare quello nazionale.
Allegria: e chi pagherà gli stipendi, dopo il taglio dell'Ici?
Certo, dicono questi amici pettegoli, che per combinare questi "matrimoni" politici ci vuole una bella faccia di bronzo... Una faccia da bronzetto, li correggo citando un modo di dire degli
archeologi, e trattandosi nello specifico di un futuro addetto al settore cultura.
[Anno III, post n. 168 (545), © by Antonio
Montanari 2008]
par antonio montanari
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Triste è il destino dei ministri della Pubblica (d)istruzione in Italia.
Non per colpa loro. Gli dei non li assistono.
Ancor meno la buona volontà dei politici che li circondano e li sovrastano.
Se c'è un campo in cui non si acquistano meriti ma soltanto colpe eterne presso la memoria dei posteri, questo è il settore della Scuola e dell'Università.
Non ne conosciamo le cause, ma il fenomeno esiste. Da decenni assistiamo ad un progressivo, inesorabile logoramento della cultura scolastica ad ogni livello, per cui soltanto lamenti circolano
tra gli specialisti ingenui ed onesti. Mentre quelli furbi e politicamente impegnati tacciono od al massimo sorridono: non per non compromettersi, ma perché spesso, troppo spesso si considerano
depositari della ricetta miracolosa.
Una volta questa ricetta miracolosa si chiamava spirito del '68, del sei politico, della contestazione globale, della cultura che non doveva essere serva del potere, ma liberare gli uomini e le
donne di tutto il mondo dai bisogni primari e dalle schiavitù politiche.
Molti di quei profeti portavano i baffi alla Mao, chissà poi perché si diceva così, ma non rifiutarono mai gli agi delle comode carriere garantite dal potente di turno.
Più di recente, la "privatizzazione" doveva salvare capra e cavoli, ma i suoi benintenzionati sostenitori hanno prodotto un risultato all'incontrario: hanno privato la Cultura e la Scuola della
loro essenza. Ed in assenza di essa, alle fanciulle si offre il sogno mediatico delle "veline" sculettanti, come racconta seriamente la scenetta comica che appare sullo Zelig in onda in questi
mesi.
Dove un padre ed una madre si disperano perché la loro figlia, anziché seguire la pratica pedagogia di chi vede nella presenza sul teleschermo un viatico per consistenti fortune, s'intestardisce
a voler studiare all'università, sgobbando giorno e notte sui libri.
C'è poco da ridere. Signora Ministro della P. I., lei che vuole ripristinare gli esami di riparazione, aspetti e speri. Le daranno di morso a parole, e forse le tireranno anche qualche
cancellino. Le faranno terribili caricature con i baffi sulle lavagne. Ma non se la prenda.
Sia che riesca sia che non riesca ad attuare i suoi progetti, non si illuda: non potrà ulteriormente aggravare lo stato di salute di "cuesta squola".
Forse soltanto non producendo nulla, avrà qualche debole speranza di non far peggiorare le cose.
Tanto, i buoni cervelli debbono fuggire all'estero, gli studenti meritevoli se vogliono trovare un posto debbono farsi raccomandare, come sfacciatamente prefigura anche uno show "leggero" della
Rai, per non dire dei tanti asini che siedono nelle cattedre a tutti i livelli: di essi si fa garante la burocrazia dei partiti politici e delle organizzazioni extrascolastiche che hanno tante
etichette ma un solo scopo. Sistemare i loro pupilli.
E con tutto quello che ci succede attorno nella Cultura, nella Scuola e nell'Università, lei signora Ministro avrebbe anche il coraggio di far pagare i debiti ai debitori?
"Rimetti a noi i nostri debiti..." è una preghiera che molti in Italia non indirizzano al Padreterno, ma al potente di turno. Chissà perché hanno sempre trovato ascolto, sia che il potente fosse
di destra sia che fosse di sinistra.
[Anno III, post n. 167 (544), © by Antonio
Montanari 2008]
par antonio montanari
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