Mercredi 28 mai 2008

Brunetta03g Grande è la confusione che regna sotto il cielo d'Italia. Afasico, il capo del governo. In ritirata il governo, per la questione di Rete4. Per la quale sembrava che l'opposizione fosse costituita da visionari impuniti. E per la quale la maggioranza credeva che il "patto tra gentiluomini" (molto inglesi nel gesto e molto trasformisti nella sostanza), stipulato dal cavaliere e da Veltroni, potesse portare ad un silenzio assoluto su quel piccolo particolare del salvataggio di Rete4.

In molti si sono evidentemente sbagliati. Berlusconi nel tentare il colpo gobbo. I suoi fidati uomini di partito nel dire che certi oppositori che si opponevano sic et simpliciter come vorrebbe naturaliter il loro ruolo, erano in preda a vaneggiamenti inconcludenti. Infine qualcuno nel Pd, non sappiamo chi, ma certamente molto in alto.
E questo qualcuno, quando ha visto che la palla la teneva soltanto Antonio Di Pietro correndo velocemente verso un gol irresistibile, allora è sceso in campo pure lui con le scarpette chiodate, ed alla fine tutto è finito bene.

"Il governo toglierà le parti più scandalose del provvedimento" rassicura il deputato del Pd Paolo Gentiloni. Il sottosegretario Paolo Romani ovviamente non può che accusare Romano Prodi. Il quale ha lasciato in eredità il problema affrontato parzialmente e quindi non risolto, della gestione delle frequenze tv.

Signori del governo, è inutile che ve la prendiate sempre con Romano Prodi, ci pensano già i suoi allievi e figlioli spirituali, la vostra è fatica sprecata. E poi non tutti gli italiani sono di corta memoria e di ridotte capacità mentali.

Noi che ci consideriamo moderatamente capaci di intendere e di volere, però sappiamo apprezzare chi è più dotato di noi. Per questo motivo esprimiamo lode, consenso, apprezzamento e giubilo davanti alla frase pronunciata dal ministro Renato Brunetta: "Io sono un bravo professore".

Temporibus illis ci avevano insegnato che debbono essere gli altri a giudicarci. Ma fa egualmente bene il prof. Brunetta a considerarsi un ottimo docente: ricorrendo a quel vecchio principio politico che si chiamava autodeterminazione. Che una gentile signora mia concittadina, avvezza a scrivere versi, traduceva in questa affermazione: "Sono un'ottima poetessa, non me lo dice nessuno, e me lo dico da sola".
Mia nonna Lucia avrebbe aggiunto: "Ch si loda s'imbroda". Renato Bunetta non per merito suo fa anche tenerezza con quel suo dolce sorriso che non tutte le persone di non eccessiva statura hanno dipinto sul viso. Pensate un po' al ghignetto fanfaniano.

Grande è la confusione che regna sotto il cielo d'Italia, dicevamo all'inizio. Ma fortunatamente abbiamo un "grande" ministro che simpaticamente autocertifica la sua sapienza. Quale altro Paese europeo potrebbe vantare questo primato?

Assieme a quello della nuova inchiesta giudiziaria delle "mani sporche", nel senso che si parla di immondizie. Chi va al mulino s'infarina... e proseguite voi. Perché sembra che le "balle" non fossero soltanto quelle piene di rifiuti buoni o cattivi, ma pure quelle che certuni raccontavano agli altri per non rifiutare i rifiuti, anzi per considerarli benvenuti.

[Anno III, post n. 157 (534), © by Antonio Montanari 2008]

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Mardi 27 mai 2008

A Roma si pensa alla intitolazione di strade a Craxi, Almirante e Berlinguer, dopo il primo tentativo di proporre soltanto quella del segretario dell'Msi.

Per contrapposizione mi torna in mente la notizia che mi ha dato tempo fa uno studioso di Riccione. Dove è stata cancellata la "via Jan Palach", il martire politico del 1969, uccisosi per protestare contro i sovietici.

In cambio a Riccione non si dimenticano di un suo illustre villeggiante del passato, il cavaliere Benito Mussolini che nella Perla Verde si fece costruire una villa, alla quale è adesso dedicato un libro, "Una finestra su Riccione".

Di questo volume non posso parlare spassionatamente perché sono molto amico di una delle autrici, Nives Concolino; del presentatore ufficiale alla manifestazione organizzata dal Comune, il prof. Giorgio Tonelli; dell'assessore alla Cultura ed alla Pace del Comune di Riccione Francesco Cavalli; e dell'editore del testo, Mario Guaraldi (che in passato ha pubblicato anche un mio piccolo libro, "Anni Cinquanta").

Tonelli è docente di "Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo" all'università del Molise, e giornalista Rai della sede di Bologna, da dove di solito intervistava Romano Prodi.
L'ho conosciuto nel 1982 presso la redazione del settimanale diocesano riminese "il Ponte", del quale suo fratello don Giovanni Tonelli era redattore capo, prima di diventare direttore, carica che conserva tuttora. Nives Concolino è redattrice dello stesso settimanale.
Alla curia riminese fa capo anche un'emittente radiofonica e televisiva, che era 'governata' dall'assessore Francesco Cavalli, e che fino a poco tempo fa è stata diretta da una gentile signora figlia di miei 'vecchi' colleghi, fresca deputata nel Parlamento italiano.
L'editore del volume "Una finestra su Riccione", Mario Guaraldi, è un personaggio famoso nel mondo della cultura italiana, soprattutto per i suoi antichi trascorsi imprenditoriali nel settore dei libri a partire dal 1971. Ora anche lui è docente universitario ad Urbino. Oltre che componente del consiglio di amministrazione del settimanale della Curia di Rimini, "il Ponte". E fans di Rosy Bindi.
Come si vede sono tutte persone importanti e note. Per cui merita la segnalazione della loro iniziativa editoriale.


Forse Francesco Cavalli potrebbe spiegarmi le motivazioni che hanno spinto il Comune di Riccione a cancellare Jan Palach dalla toponomastica locale.
Se ne ha voglia (e se glielo fanno sapere) può scriverne anche in un commento al mio post.

L'ultima volta che ci siamo incontrati, l'anno scorso in centro a Rimini, era una giornata talmente buia che mi faceva apparire più invecchiato di quanto non lo sia nelle giornate di sole, per cui non mi ha riconosciuto, né io ho voluto disturbarlo essendo lui in compagnia della signora.
Così è successo anche con la neo-deputata, però in giornate di sole, ma lei correva in bici verso il Comune dove allora era assessore.
Con gli altri che ho nominato, i fratelli Giovanni e Giorgio Tonelli, l'editore Mario Guaraldi e la scrittrice Nives Concolino, le cose sono andate meglio ed abbiamo avuto sempre cordiali incontri. A tutti complimenti ed auguri.

[Anno III, post n. 156 (533), © by Antonio Montanari 2008]

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Lundi 26 mai 2008

05042008stampaNotizia freschissima: la mia città Rimini è al primo posto in Italia per l'integrazione (dato ricavato da: percentuale matrimoni misti; livello di educazione stranieri; scolarizzazione bambini stranieri).

Ma è al 22° per la "diversità", ed al 12° per il suo atteggiamento verso i gay.
L'indice di tolleranza che si ricava sommando questi tre dati, la pone al quinto posto fra i 103 capoluoghi di provincia.
Però se facciamo la somma di classe creativa, capitale umano e talento scientifico, si arriva soltanto al 21° posto. Per la "tecnologia" siamo dodicesimi. Non so se questi due ultimi dati abbiano relazione con quello della "integrazione.

Dunque, siamo una città «antica e aperta» come la definì un illustre studioso, il compianto prof. Giancarlo Susini, docente di Storia all’Università di Bologna. 
Adesso accantoniamo un attimo le indagini sociologiche come quella che ho citato (e che è prodotta dalla rivista ‘Arel’ diretta da Enrico Letta, espressione dell’agenzia di ricerche e legislazione fondata da Beniamino Andreatta).

Limitiamoci a dati di cronaca riproposti recentemente: e che riguardano la malavita nel settore della prostituzione.
In breve, si racconta ancora la leggenda metropolitana che tra 1998 e 2004 la prostituzione era praticamente scomparsa dal lungomare di Rimini (per merito del sindaco di allora e del compianto don Oreste Benzi), per poi ritornarvi improvvisamente nel 2005.

Ecco: quando in indagini serie si riportano ancora oggi (ho sotto gli occhi i quotidiani del 22 maggio 2008), queste "leggende" che corrono il rischio di essere ribattezzate balle, si ignorano sfacciatamente i dati più drammatici delle varie commissioni antimafia, dei vari magistrati che a livello nazionale studiano e perseguono i reati legati al mondo della prostituzione e dello spaccio, si fa finta di ignorare un fenomeno tutto locale, cioè il profitto edilizio se così si può chiamare: alti costi per affitti e vendite, dato che c'è chi ricicla qui il denaro. Tutti lo sanno, lo mormorano, ma solo l'antimafia lo dice apertamente, un giorno all'anno o al biennio, e poi tutti fanno finta di niente.
Non interessa nulla la salvaguardia del perbenismo con il lungomare libero quando di fanciulle a pagamento erano pieni certi locali da visite della "buon costume".

Se "I temi di riflessione non mancano", come sostiene oggi lo storico Massimo L. Salvadori in  conclusione di un pezzo ("La sinistra e le crisi politiche") pubblicato da "Repubblica", allora uno dei temi del Pd che governa Rimini potrebbe essere proprio questo, al di là dei dati statistici apparsi oggi: quale legame c'è fra l'integrazione e la diversità in una città che non è soltanto una dei capoluoghi delle province italiane, ma ha tutta una sua dinamica, tipica ed oscura (lavoro nero, evasione fiscale, riciclaggio, ecc.)?

Come ho già osservato qui sopra, l'unico dibattito pubblico della campagna elettorale del Pd riminese, è stato sulle "parole da salvare" dal nostro dialetto, per tramandarle dai nonni ai nipoti.

Quindi da un canto ci sono le leggende o balle sui fenomeni gravi che scompaiono magicamente, e dall'altro le vanità un po' crepuscolari sul "dialetto da salvare". Nel mezzo restano i "fatti" che nessuno sembra abbia voglia di prendere in considerazione.
Si sta perdendo tempo prezioso, non tanto a favore dell'opposizione, ma per uno sviluppo ordinato della città. L'opposizione romana non fa paura. Il modello Rimini è forte. Alle ultime comunali (2006) il centro-sinistra ed An hanno sottratto a Forza Italia il 52,13% dei voti.

Ripeto quanto ho già scritto qui: dietro a tutto ciò sta un compromesso politico per nulla segreto, con due assessori all'edilizia defenestrati perché contrari al troppo cemento, e poi un bel risultato elettorale. Se una fetta del Polo vota per il Centro-sinistra, è segno che con la sua precedente amministrazione il Centro-destra (od almeno una sua parte) non se l'era poi passata così male. Poi, nel luglio 2006, l’ex candidato sindaco del Polo decide di non votare contro la giunta ma di astenersi sulle linee programmatiche del governo cittadino.

L'ho chiamato "modello Rimini". Osservando proprio un anno fa che forse esso non dispiaceva ai Ds nazionali.
Purtroppo i fatti mi stanno dando ragione. Veltroni ha condotto tutta la sua campagna elettorale confidando che si ripetesse il miracolo di quel modello. Adesso il miracolo sta nel fatto che Veltroni fa l'occhio dolce a Berlusconi. Modello rovesciato, inciucio assicurato?


[Anno III, post n. 155 (532), © by Antonio Montanari 2008]

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Dimanche 25 mai 2008

Primariepd06 L'attenzione delle cronache politiche verso il Pd in fase pre-elettorale è stato centrata sul folclore del personaggio unico, l'uomo solo al comando. Adesso Walter Veltroni confessa: mi sono fidato troppo delle piazze piene.
A Rimini avevano scelto una piazza piccola ma storica, quella nata attorno all'arco d'Augusto (per volontà di Mussolini). Veltroni ne ha riempita solo metà, il lato monte, causa posizionamento strategico  (leggasi furbesco) del palco. C'erano non più di duemila persone. Non le ho contate una per una, ma ho visto lo scenario. Ai giornali è stato passato il conto di ottomila.

Prima delle elezioni non si è discusso né in sede locale né in sede nazionale della scelta dei candidati 'grigi', non le celebrità di bandiera da portare ad esempio urbi et orbi.

Adesso le cronache giornalistiche della periferia dell'impero romano debbono per forza di cose occuparsi dei tormenti del Pd, come nel caso di Bologna. Dove l'edizione locale di "Repubblica" oggi ha un pezzo del prof. Gianfranco Pasquino intitolato "Fragile Pd si avvicina il punto di rottura".

Invece i burocrati del partito (non siamo a Bologna ma nella stessa regione), se la prendono con i dissenzienti "prodiani": "Chi pensa alla vecchia Unione è un giapponese che vive nella giungla".

Ma che giapponesi, signori dell'apparato: Veltroni è stato scelto da un milione di persone in meno (2007) rispetto a quelle che avevano indicato Prodi candidato (2005), in tutto 4 milioni e 300 mila. Prodi candidato raccolse 19 milioni di suffragi. Due anni dopo Veltroni si è fermato a 12 milioni. Secondo i burocrati del partito, allora avremmo sette milioni di giapponesi nella giungla?

Signori, avete perso le elezioni, ed invece di dire che è necessario ripensare tutto perché per il "Fragile Pd si avvicina il punto di rottura", teorizzate astrattamente accuse di arretratezza mentale per chi non vi ha votato?

Gli stessi burocrati periferici (ex ds) annunciano che non accetteranno ronde e manganelli ma "un presidio democratico e civile del territorio". Aspettiamo la precisazione dell'ala cattolica con l'aggiunta del "porgere l'altra guancia". Ma questi burocrati periferici del Pd, ci sono o ci fanno?

[Anno III, post n. 153 (530), © by Antonio Montanari 2008]

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Samedi 24 mai 2008

Melandripd8 Gentile Giovanna Melandri, leggo una dichiarazione che i giornali le attribuiscono sulla proposta di concedere alla signora Anna Maria Franzoni la grazia prevista dalle leggi dello Stato dopo la condanna a 16 anni di carcere.
Le avrebbe detto: "Mi pare quantomeno prematura" l'iniziativa in proposito avviata da "Liberazione".

Se queste sono state le sue parole e se esse manifestano appieno il suo pensiero, permetta una semplice obiezione.
Una persona che, colpevole per la legge, deve lasciare due bambini "abbandonati" a casa per scontare  la pena isolata in una cella lontana da tutti, onde evitare la rabbia e l'odio delle altre detenute, è una persona che non sconta pure la colpa se l'ha commessa, ma su cui infierisce la misera giustizia umana.

Il titolo del dicastero che l'amministra, affianca alla parola "giustizia" anche la "grazia", come ricordo di un potere sovrano esercitato dal governo in nome del popolo.

Orbene, davanti alla considerazione della vicenda drammatica in sé (che nelle condizioni di detenzione di isolamento carcerario per i motivi ricordati sarebbe in violazione del dettato costituzionale della "rieducazione del reo"), davanti al primato della legge che accanto alla "giustizia" prevede anche la "grazia": ecco in questo quadro rigidamente freddo nella sua dolorosa articolazione, davanti a tutto ciò, lei avrebbe soltanto detto che è "quantomeno prematura" quella proposta di grazia.

Signora Melandri, dica sì o no, usciamo dal giochetto politico di chi è abituato a parlare con un lessico che serve ai colleghi di partito od all'avversario di turno.
Lasci a Veltroni giostrarsi con frasi come quella pronunciata sulla vicenda di Rete4, "non capisco tutta quella fretta".

Franzoni04g Personalmente credo che la signora Franzoni non abbia ucciso il figlio. Che sia stata mal consigliata sin dall'inizio nella gestione 'mediatica' della sua tragica vicenda. Che finisca per essere lei la seconda vittima di quella storia che è stata aggredita e massacrata da esperti e commentatori di ogni tipo e valore.
Ma questo non c'entra con il discorso sulla "grazia" che è una istituzione giuridicamente lecita, anche per altre persone (un solo nome, Bruno Contrada).

Avremo un Paese diverso quando il clamore della politica ed il potere di un premier non produrranno frasi come quella di Berlusconi sulla "oppressione giudiziaria". Pronunciata all'assemblea di Confindustria.

"Contro" chi sa parlare soltanto di "oppressione giudiziaria", lei on. Melandri, dica sinceramente sì o no, per la vicenda della signora Franzoni (e di tante altre persone), non si limiti  a definire "quantomeno prematura" quella proposta di grazia.
E permetta una domanda: "quantomeno prematura" rispetto a che cosa?

[Anno III, post n. 152 (529), © by Antonio Montanari 2008]

La foto è ripresa dal sito di Giovanna Melandri.

par antonio montanari publié dans : Informazione
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