Présentation

Dal 1999

il-rimino-copie-1.jpg
Mercredi 2 juillet 2008

Berlusconi_veltroni01g

Se la cultura costituzionale della nostra classe politica fosse ben salda, non si starebbe tanto a discutere della necessità di «dialogo» fra maggioranza ed opposizione.

L’art. 67 della nostra Carta recita: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Il candidato eletto nelle liste di un partito, nel momento in cui entra a far parte delle Camere non vi appartiene più, ma assume la funzione di tutore degli interessi collettivi o comuni. In questo contesto, il dialogo sta nella pratica dell’ ordinario confronto parlamentare.

Per muovere le acque o gettare fumo negli occhi, si inventa la necessità di «dialogo» su certe riforme, come quelle cosiddette istituzionali. Si compie un’operazione inutile nella sostanza, ma vantaggiosa partiticamente (e non politicamente). Il dialogo è nella natura della vita parlamentare, secondo la Costituzione.

Quindi quando il presidente del Consiglio urla, come ha fatto di recente, che non può esservi dialogo con “questa” opposizione, recita un copione che non rispetta il dettato costituzionale, violandone spirito e forma.

Ma di ciò nessuno parla tra i politici non governativi, tranne uno solo, perché si ritiene che l’etichetta del dialogo, anche se strappata platealmente dal premier, possa tornare utile in futuro alla minoranza silenziosa. Che oggi inghiotte il boccone amaro sperando di poter sputare il rospo in futuro.

Per la Costituzione, sui problemi da affrontare e risolvere, c’è soltanto quanto imposto dall’art. 67. Non questo rituale deprimente e non rispettoso della legalità repubblicana. Deputati e senatori non hanno «vincolo di mandato», cioè non rappresentano più gli interessi di chi li ha eletti.

Purtroppo l’involuzione giuridica della politica italiana, porta a constatare come la maggioranza oggi sia costretta ad agire in Parlamento non tanto per vincolo degli elettori, ma per vincolo di chi ha proposto i candidati eletti. Fuori dai giri di parole: le liste bloccate grazie alla legge elettorale (definita una «porcata» da chi l’ha generata), hanno permesso a Berlusconi di scegliersi uomini e donne di fiducia che ora agiscono ovviamente per difendere gli interessi del loro stesso patron.

Noi così assistiamo al pericoloso tentativo di trasformare un’assemblea legittimamente eletta in uno strumento di azione illegittima contro la Costituzione.

[Questo testo è pubblicato oggi da "Corriere Romagna".]

[Anno III, post n. 204 (581), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
ajouter un commentaire commentaires (0)    recommander
Mardi 1 juillet 2008

Veltroniblog290608

Autorevole tirata d'orecchie al "professorino" Walter Veltroni da parte di Emanuele Macaluso.
Il giorno 29 giugno avevo commentato una lettera del segretario del Pd pubblicata sulla "Stampa". Mi ero permesso di dubitare della bontà della posizione di Veltroni circa la "laicità del futuro", ovvero del suo partito, assunta partendo dal rapporto fede-ragione trattato dall'allora cardinale Ratzinger e da Habermas.

Oggi Macaluso osserva sulla "Stampa" che non si possono fare "discorsi generici" spiegando il pensiero di Habermas: "Occorrono fatti e atti che danno senso a una politica".
Macaluso ricorda quanto è successo sui temi "eticamente sensibili", ovvero quei valori detti "indiscutibili" da parte della Chiesa. Prodi si era definito "cattolico adulto" circa il referendum sulla procreazione assistita, ed "ha pagato quel gesto".

La conclusione di Macaluso è drastica: le scelte debbono essere "nette e concrete". Ma ciò facendo non si potrà raggiungere mai l'unanimità sbandierata ad Orvieto dal Pd. Però quelle scelte sono necessarie a capire "cos’è e cosa vuole" il nuovo partito.

In tema di rapporto fra Stato e Chiesa, va registrata con soddisfazione la presa di posizione di "Famiglia Cristiana" contro le impronte digitali per i bambini rom: "...uno Stato di polizia mostra il volto più feroce (...). Perché non c'è la stessa ostinazione nel combattere la criminalità vera in vaste aree del Paese? Rende meno, forse, politicamente? (...) La schedatura di un bambino rom, che non ha commesso reato, viola la dignità umana".

Sul tema, vedi il mio post "Indifferenti" del 27 giugno.


[Anno III, post n. 203 (580), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
ajouter un commentaire commentaires (0)    recommander
Mardi 1 juillet 2008
SicA maggio ho avuto 12.391 visitatori. A giugno 4.819.
A maggio i nuovi visitatori sono stati 11.179 (90,22%). A giugno 3,937 (81,7%).
Le pagine viste a maggio, 16.974; a giugno 6.913.
Il calo è stato spaventoso:  10.061 in meno, quasi il 60%.
Eppure: sono rimasto al sesto posto nella graduatoria della Stampa, e sono salito dal 669° al 543° in quella generale dei blog.
Qui c'è qualcosa che non va... me lo spiegheranno gli esperti?

A maggio ho avuto cinque segnalazioni in home della Stampa. A giugno soltanto tre, l'ultima il giorno 13 giugno.
Poi la mia proposta (12 giugno) del blog collettivo è stata realizzata il giorno 15 da Gobettiano. Quindi casualmente, di certo, non sono stato più segnalato.

Dovevo, stando così le cose, retrocedere: invece no, sempre al sesto posto nei blog della Stampa, ed anzi migliorato nei top blogs.
Fatemi capire. Intanto divertiamoci con la statistica, i numeri sono fatti: le graduatorie elettroniche un mistero.

Statluglio2008

I post correlati: "Il silenzio premia".
Il blog collettivo.
Noi frazionisti.
Segnalazioni 2008.
Segnalazioni 2006-2007.

[Anno III, post n. 202 (579), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
ajouter un commentaire commentaires (0)    recommander
Dimanche 29 juin 2008

Veltroniblog290608

Un segretario di partito come Veltroni non può assumere a giustificazione di una così grave sconfitta elettorale, le frasi di un commentatore politico, per quanto questi sia autorevole. Ad ognuno il suo mestiere.
Il concetto di "esito elettorale raggiunto", da tenere come punto di partenza e non di arrivo, è un alibi, un placebo, un mascheramento.

Alibi, perché queste cose vanno dette prima. E Veltroni era sicuro di vincere.
Placebo, perché non risolve le questioni. Ma è utilizzato per anestetizzare le critiche.
Mascheramento, infine, perché un segretario di partito non può indossare i panni "terzi" delle commentatore.
I ruoli vanno sempre rispettati e tenuti distinti.

Soltanto i professori di filosofia di un tempo parlavano per citazioni, premettendo ad ogni loro discorso quel noioso "come diceva il tale" (Croce, Marx o Gramsci, secondo gli orizzonti e le latitudini del loro pensiero).

I politici pensano (bene o male) con la loro testa (buona o cattiva). Veltroni non faccia il professorino, come nell'intervista a "Repubblica" che abbiamo sinora citato.
Ha già perso troppo per coltivare certi lussi della retorica politica. Non può concludere oggi che, l'esito delle urne, come punto di partenza per il futuro è "tutto sommato un buon risultato".
A quanto "l'importante è partecipare, non vincere"?

Invece, Veltroni fa il professorino non soltanto in quell'intervista a "Repubblica" ma pure in una lettera alla "Stampa". Dove risponde ad Edmondo Berselli, direttore de "il Mulino", stanando addirittura un passo di Habermas sulla "vita comune delle comunità religiose".
Arrivare a trattare della "laicità del futuro", la laicità del Pd (e della politica italiana), partendo dal rapporto fede-ragione trattato in un dialogo fra l'allora cardinale Ratzinger ed appunto Habermas, secondo Veltroni è uno di quei modelli di democrazia partecipata che può convincere cautamente la gente a votare per il Pd.

"Avete fame, pochi soldi, molti problemi, ed il futuro della vostra famiglia vi preoccupa? Allora Habermas propone quello che fa per voi...",  deve aver pensato.

Quando assume la "laicità delle istituzioni" come condizione perché la religiosità diffusa, "una delle grandi risorse del nostro Paese", "possa tradursi in energia civile e democratica", Veltroni prende come punto di partenza ciò che invece è soltanto un risultato non sempre (e faticosamente) conseguito.

Le nostre istituzioni dovrebbero essere laiche, anche per rispetto della Religione. Mentre la "religiosità diffusa" oggi contiene anche quei modelli di famiglia allargata proposti dai nostri leader di governo. Inginocchiati davanti alle autorità vaticane.

La "cultura unificante" richiesta da Berselli, è tradotta da Veltroni nel binomio ragione-Religione. Il più controverso ed inutile binomio sul piano della politica. La quale deve tener distinti i due termini rispettandoli entrambi, ma non unificandoli in un'operazione impossibile.
Soprattutto oggi, dove è moneta corrente l'accusa ratzingeriana verso il "secolo", di essere relativista ed edonista.
Nessuna adesione vaticana verrà mai alla politica di Veltroni sui temi legati a valori detti "indiscutibili".

Il professorino ha fatto la sua bella lezioncina ma non troverà interlocutori sull'altra sponda del Tevere.
Pacs e dico dimostrano che, se lo Stato vuole legiferare su certi argomenti, non può trattare perché incontra un rifiuto a priori. Ed allora, a che serve tutto il discorso veltroniano di oggi?

Filippo Andreatta sul "Corriere della Sera" tira le orecchie a Veltroni. Il quale nega "che vi sia stata una vera sconfitta", e vuole "rimanere in sella a tutti i costi per tutta la legislatura". Mentre "potrebbe mantenere la leadership abbandonando però la pretesa di essere per forza il prossimo candidato alle elezioni".

Se accettasse questa linea suggerita da Andreatta, Veltroni imprimerebbe quella svolta al Pd che, come aggiunge lo stesso Andreatta, è richiesta dai fatti.
Nel Pd ci sono Ds e Margherita, mancano però i "democratici" che non avevano casa ed i nuovi arrivati fiduciosi in un partito "nuovo". Non come sommatoria dei due confluiti in esso. Con i difetti che reciprocamente associati hanno proliferato qualcosa che appare indecifrabile a molti, tra cui il vituperato Parisi. A cui Veltroni oggi tira duramente le orecchie nell'intervista che abbiamo citato.

[Anno III, post n. 201 (578), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
ajouter un commentaire commentaires (0)    recommander
Samedi 28 juin 2008
Inquisitori280608 Un funzionario Rai le chiese di mostrargli le tette. Lei di rimando gli ordinò: "Fammi vedere il tuo culo". Oggi, aggiunge Ida di Benedetto, la situazione è cambiata: "Sono le ragazze che vanno a cercare gli uomini potenti".
Per gli impotenti c'è la mutua, immaginiamo.
Ida di Benedetto è convinta che l'Italia sia un Paese corrotto ed ipocrita: "Lo scopriamo adesso come vanno le cose?".

Clementina Forleo è stata assolta dal Csm, non ha commesso alcun "illecito disciplinare". Aveva definito Massimo D'Alema complice "di un disegno criminoso", al tempo di Clemente Mastella ministro di Grazia e Giustizia.

D'Alema ha parlato ieri a Roma. E' una "via obbligata" l'alleanza dei riformisti con la sinistra. A patto che la stessa sinistra sia "capace di fare autocritica sul suo passato".
Come la signora di Benedetto, D'Alema potrebbe dichiarare: "Scopriamo soltanto adesso come vanno le cose?".
Con una differenza molto piccola, non è la sinistra che vuole cadere tra le sue braccia, ma è lui che le chiede di fargli vedere qualcosa. In questo caso, l'autocritica. Che è sempre un mettersi a nudo. Ma con pudicizia e circospezione.

Autocritica è parola classica non dei riformisti tra i quali D'Alema oggi si colloca. Ma di quella sinistra da cui si aspetta tanto, soprattutto "un dialogo" più indispensabile a lui che a lei.

Non sappiamo se oggi il cadere tra le braccia altrui, come le ragazze "che vanno a cercare gli uomini potenti", possa essere definito "dialogo" in linguaggio politicamente corretto.
E' soltanto una ben curiosa pretesa quella di chiedere l'autocritica ad una diversa forza politica. C'è più arroganza intellettuale di quella degli antichi comitati centrali del pci contro frazionisti ed aspiranti scissionisti di un tempo. C'è il segno da aristocratico inquisitore del sacro romano partito.

Forse per D'Alema l'autocritica della sinistra è pensata come un ritorno all'ovile con le mani alzate in segno di resa per aver sbagliato tutto.
Strana convinzione, se stessero così le cose, in un personaggio che richiede il dialogo ai vecchi compagni di strada. Abbandonàti, vilipesi, ma poi ridiventati utili per contenere la sconfitta elettorale di Veltroni. Secondo Filippo Andreatta "almeno un milione di voti dalla sinistra radicale" sarebbe andato al Pd.

L'inquisitore D'Alema rassomiglia un poco al romano pontefice che oggi ha individuato le cause delle guerre nel trionfo dell'edonismo e del relativismo. Per carità. Più tranquillamente il papa ha parlato di crescente bisogno di pace che noi arbitrariamente traduciamo in presenza di conflitti armati.
A noi, pii uomini di Chiesa avevano insegnato che a provocarli, sono sempre stati gli interessi degli Stati e degli sfruttatori interni ed internazionali di quelle povere popolazioni decimate da bombe e carestie. Dovremmo chiedere a quelle popolazioni che cosa hanno fatto di male, da edoniste e relativiste, per meritarsi così grave castigo divino.

[Anno III, post n. 200 (577), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
ajouter un commentaire commentaires (0)    recommander

Calendrier

Juillet 2008
L M M J V S D
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      
<< < > >>

Derniers Commentaires

Recherche

Créer un blog sur over-blog.com - Contact - C.G.U. - Rémunération en droits d'auteur avec TF1 Network - Signaler un abus