Mercredi 10 janvier 2007
In un articolo pubblicato oggi 10 gennaio 2006 da Repubblica, Mauro Canali ricorda «I preti spie del Regime».
Una delle vittime di questi preti-spia fu il futuro vescovo di Rimini monsignor Luigi Santa durante la sua permanenza in Africa quale missionario in Etiopia.
Scrive Canali che monsignor Luigi Fogar, vescovo prima di Trieste e Capodistria e poi di Patrasso dal 1936, nonché collaboratore della polizia politica fascista dal 1939 al 1943, inviò a quest'ultima «informazioni riguardanti i sentimenti filo-inglesi e antifascisti di monsignor Santa».
L'articolo prosegue qui.
par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Mercredi 10 janvier 2007
Come riporto anche in libero.it/ilrimino, ci sono documenti e testi interessanti da leggere.
Cominciamo da www.lettera22.it:
«Proprio un bel pasticcio. Il nuovo anno non inizia sotto i miglio auspici per il Vaticano, agitato dalla ambigua vicenda del vescovo Stanislaw Wielgus, dimessosi all'ultimo minuto, prima di insediarsi alla sede arcivescovile di Varsavia, dove il papa lo aveva nominato. Wielgus era un prete corrotto, che negli anni della guerra fredda è stato informatore e complice dei servizi segreti comunisti polacchi. Il suo curriculum era macchiato da uno dei delitti peggiori, specialmente pensando alla statura di Karol Wojtyla che, come ha ricordato ieri il suo ex portavoce Navarro-Valls, prima di diventare papa aveva resistito alle lusinghe alle minacce del regime. Il giorno dopo la chiusura (almeno momentanea) della spinosa vicenda, in Vaticano l'aria è piuttosto pesante e l'atteggiamento verso la chiesa polacca - fino a ieri indicata come modello, nuovo polmone cristiano in grado di ossigenare l'intera Europa - è di un crescente scetticismo. Si fanno strada dubbi sull'affidabilità di preti e vescovi polacchi, mentre la strategia già avviata da Ratzinger, di bloccare l'ascesa di prelati polacchi all'interno della curia romana (a favore del personale tedesco) trova conferme sempre più nette.»
Altre citazioni utili a comprendere megli il discorso:
Da www.ilgiornale.it:
«Era perciò noto da due anni che Wielgus, all'inizio del 2005 già vescovo di Plock dopo essere stato a lungo stimato rettore dell’Università cattolica di Lublino, aveva avuto a che fare, nel bene o nel male, con i servizi segreti. Era stato spiato o era divenuto suo malgrado, più o meno consapevolmente, una spia. Un particolare che di per sé avrebbe dovuto consigliare qualche approfondimento, nel momento in cui Wielgus, da pastore di una piccola diocesi della periferia polacca, veniva candidato alla guida della diocesi della capitale, quale successore del cardinale Glemp.
Se la nunziatura di Varsavia o la Conferenza episcopale polacca avessero promosso un’indagine, che cosa sarebbe emerso? La risposta non è facile. Infatti, tutti i dossier cartacei riguardanti Wielgus e pure i microfilm che li riproducevano, sono andati distrutti dopo il 1989 e la caduta del regime. Come e perché, allora, sono emerse le pagine relative all’arcivescovo eletto di Varsavia? Chi le ha tirate fuori? La disgrazia di Wielgus è dovuta a un refuso, a un errore dell’archivista, come ha confermato ieri lo storico Ian Zaryn, che studia i dossier dell’Istituto per la memoria nazionale: catalogando il microfilm, infatti, il nome di Wielgus era stato storpiato in «Welgus». Mancava una «i», che invece c’era, regolarmente, in tutti i documenti attribuiti al sacerdote e futuro vescovo.»
Da qn.quotidiano.net:
«Un dossier di 80 pagine tradotto in tutta fretta dal polacco in tedesco e recapitato via e-mail alla Santa Sede ma, soprattutto, la mossa disperata con cui monsignor Wielgus ha tirato in ballo lo stesso Benedetto XVI («Ho raccontato tutto al Papa», come dire: lui sapeva tutto), hanno convinto il Vaticano a chiudere l’ombrello con cui aveva deciso di proteggere il neoarcivescovo di Varsavia.
[...]
Il 6 dicembre Wielgus viene nominato vescovo; il 20 dicembre un giornale lo accusa di collaborazione con i servizi segreti; il giorno dopo la Santa Sede emana un nota in cui si sostiene che i fatti relativi a «tutte le circostanze della sua vita» sono stati presi in considerazione e il neonominato ha la fiducia del Papa. In effetti non era chiaro il livello del coinvolgimento e, soprattutto, ci si fidava dei fatti raccontati dall’interessato e riportati nelle schede arrivate dall’episcopato polacco. Wielgus intanto si difende maldestramente e tenta di negare. Il 4 gennaio nuova pubblicazione di elementi d’accusa; il 5 la presa di possesso canonica con la confessione pubblica; il 6 le dimissioni, accettate.»
par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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