Jeudi 1 mars 2007
Sul Corriere Romagna di oggi appare questa mia lettera:

Ho la cattiva abitudine di leggere soltanto le risposte, nelle interviste. Ne ho letta una all'on. Paola Binetti. A causa del mio strano metodo, ho compreso che la signora ha ringraziato il Padreterno perché è caduto il governo Prodi. Che lei ed i suoi colleghi di partito lo hanno aiutato soltanto. Che lui gli ha detto lavorate e loro hanno lavorato. Che non hanno ricevuto nessuna telefonata da lui. Che invece la Binetti si è sentita con lui.
A questo punto ho dovuto leggere anche le domande. Chi ha detto di lavorare non è stato il Padreterno, ma Rutelli. Chi non ha telefonato è stato il cardinal Ruini. Quello con cui si è sentita la Binetti, è stato Mastella.
Va bene, ho fatto confusione io, ma non scherza neppure la signora Binetti che mescola Padreterno e Mastella passando per Rutelli (quello che li ha fatti lavorare) ed addirittura Ruini, l'ingrato che non ha telefonato. Tutto bene, dunque, ma si potrebbe pure anzi soprattutto, se si è la Binetti, rispettare il comandamento: «Non pronunciare il nome di Dio invano» (Dt 5,11). Direbbe Alberto Arbasino all'unisono con le sue proverbiali zie, che «non ci sono più i comandamenti di una volta».
Antonio Montanari
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Jeudi 1 mars 2007


Michelangelo Da molto tempo si attendevano studi innovativi su Michelangelo. Ora finalmente esce il libro della studiosa riminese Giuliana Gardelli “L'eredità di Michelangelo e la 'Pietà' ritrovata di Andrea Bregno” (erreciemme edizioni) che sarà presentato a Roma, in Palazzo Venezia, con introduzione critica di Claudio Strinati, il 4 Aprile prossimo.


Ho chiesto a Giuliana Gardelli quale sia la novità assoluta del suo lavoro.
Ecco come mi ha risposto:


«La straordinaria “Pietà” Vaticana non è comparsa dal nulla, ma ha avuto il modello ispiratore  in una statua in terracotta di Andrea Bregno, scultore celebratissimo nella Roma di fine '400, ma già vecchio all’arrivo del giovine Michelangelo nel 1496. Tra loro si creò un rapporto quasi figliale, tanto che Michelangelo tenne nella sua casa romana la  terracotta per tutta la vita e la lasciò in eredità insieme a molti altri beni (fra cui la Pietà Rondinini e quella Bandini) al suo collaboratore, Antonio Basoja, detto Taruga. Appare un Michelangelo nella sua veste 'domestica', generosissimo con chi gli stava attorno, ma soprattutto possiamo seguire le vicende storiche di molte statue del grande scultore, e, novità assoluta, attraverso la documentazione di una causa legale avvenuta dopo la sua morte, interamente riportata, veniamo a sapere per la prima volta che il grande scultore aveva realizzato in bronzo il suo autoritratto. Potrebbe essere il bronzo che è nel Museo di Rimini?»


Molto importante appare questa ipotesi anche a chi non è specialista. Da Giuliana Gardelli vogliamo anche sapere da quanto tempo stava lavorando a questo libro:

«Conoscevo la terracotta da alcuni anni e ne ho seguito il restauro, ma mi sono interamente dedicata al suo studio per tutto il 2006».


Infine, ed è un aspetto non secondario del discorso culturale, quale importanza ha la città di Rimini oggi a livello nazionale nel campo degli studi? Ecco che cosa sostiene la studiosa:

«Rimini esce a fatica da un aulico provincialismo senza dubbio  accattivante, incentrato sui due grandi temi locali, i Malatesti e la Pittura riminese del ‘300 e non molto disposta ad accettare studiosi che non abbiano origini locali, pur trasferiti in città da molto tempo; tuttavia  qualcosa mutando, specie nella nuova generazione, già frutto di una moderna 'globalizzazione', che, anche partendo dalla storia riminese,  sta portando validi contributi in molti campi, entro gruppi di studi a livello nazionale. Nel libro un intero capitolo è dedicato alla 'Pietà' in Cattedrale (Madonna dell’Acqua) che viene per la prima volta inserita in uno studio che affronta uno dei più grandi temi dell’arte, accanto al grande Michelangelo.»

I
l libro di Giuliana Gardelli, che esce nel quadro delle manifestazioni del “Comitato Nazionale “Andrea Bregno 1506-2006”, sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana- Ministero per i beni e le attivitá culturali”, apre dunque nuovi orizzonti sul periodo giovanile del grande scultore, e sul suo rapporto fino ad ora inedito con il vecchio scalpellino Andrea Bregno e sulla vita culturale nella Roma di fine Quattrocento.
Gli studi della Gardelli compongono un affresco straordinario che inserisce la genesi della “Pietà” giovanile di Michelangelo, ora in Vaticano, in un vasto respiro europeo e nel contempo apre uno squarcio del tutto inedito sulla vita del Buonarroti, basandosi su inoppugnabili documenti d'archivio pressoché sconosciuti.
Appare così un Michelangelo inedito, rispettoso verso il vecchio scultore Andrea Bregno, grande collezionista di importantissime opere antiche, che gli aveva offerto il modello in terracotta della Pietà vaticana, modello che egli custodì per tutta la vita, e che costituisce la grande scoperta di questo studio.
Emerge inoltre un Michelangelo generosissimo verso i suoi fidi collaboratori, fra i quali entra nella storia dell'arte per la prima volta la figura assai interessante di Antonio Basoja, detto Taruga, attraverso le cui vicende si fa luce sul cammino di opere come la Pietà Bandini e quella Rondinini, ora al Castello Sforzesco di Milano.
Il libro si tinge di giallo, là dove, attraverso i documenti di una lunga vertenza giudiziaria, si scopre che Michelangelo aveva fatto in bronzo il suo autoritratto e l'aveva donato proprio al Taruga: ma dove sarà ora? Forse come abbiamo visto è quello di Rimini.
Il libro è corredato di un'ampia appendice documentaria, e di importanti e variegate analisi sulla Pietà di Andrea Bregno, che aprono nuove prospettive di studi sull'arte affascinante e troppo spesso negletta della terracotta.

Antonio Montanari

Per riprodurre citare la fonte:
http://blog.riviera.rimini.it/antonio_montanari/

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