Un giovane ed intelligente assessore della mia città (Rimini), Stefano
Vitali, con delega alla Protezione Sociale e alle Politiche per la Famiglia, ha oggi commentato gli aumenti del costo della vita, segnalando che essi hanno "la famiglia come vittima
principale". Non la famiglia "povera", aggiunge, quella "normale" che non riesce "più a mantenere il proprio stile di vita”.
"In questa situazione", aggiunge, "anche una famiglia con due redditi normali e figli a carico, vede restringersi notevolmente la propria gamma di consumi".
La difficoltà di arrivare a fine mese, spiega, "si sta insinuando nel cuore della civiltà occidentale, dell’Europa, del Paese, delle città, tra adulti che lavorano e giovani che studiano".
Vitali, che proviene dalla scuola del compianto don Oreste Benzi, precisa: "Sono sempre più infatti le persone che fanno ricorso ad acquisti a rate per poter 'restare a passo con i tempi', e
mantenere uno stile di vita che, fino a qualche anno fa, potevano permettersi senza tanti problemi e, anzi, risparmiando anche qualche cosa per il futuro dei figli. Anche se dal benessere diffuso
non sembra, sono tante le persone che, nell’illusione di un miglioramento futuro, si indebitano per comprarsi a rate il televisore nuovo, cambiare auto o l’ennesimo modello di telefono cellulare.
Ci sono anche quelli che, per permettersi questi acquisti, risparmiano addirittura sui beni primari, come il cibo, e non mancano quelli che si rivolgono alle mense. Anche la povertà allora
cambia, da quella tradizionale legata alle difficoltà primarie di casa e cibo, a quella odierna legata agli 'status symbol'".
Insomma, i nuovi poveri lo sono perché vogliono fare i ricchi.
"Oggi, anche se sembra il contrario, è molto più facile essere tagliati fuori dalla normalità. È questa nuovo tipo di società che mi preoccupa. Perché le famiglie povere hanno in sé una grande
capacità adattiva che, con aiuti mirati, gli permettono di riuscire a cavarsela con sacrificio e flessibilità. Le famiglie oggi in difficoltà, sono invece impreparate a gestire il cambiamento, ed
esposte a rischi che, da economici, rischiano spesso di sfociare in crisi relazionali, educative, sociali".
Vitali conclude con queste parole: "Quella in atto è una vera e propria rivoluzione che dobbiamo imparare al più presto a gestire con servizi nuovi, idee, e una diversa lettura delle dinamiche
sociali e familiari, sempre più diverse e incompatibili con quelle a cui storicamente abbiamo sempre fatto riferimento. Non dobbiamo soprattutto compiere l’errore di continuare a gestire queste
dinamiche come emergenza, ma rimboccarci le maniche per affrontare quella che, sempre più, si sta affermando come una ‘crisi della normalità’".
Mi sembra da sottolineare quest'ultimo passaggio dell'assessore Vitali. Abbiamo una 'crisi della normalità', una "rivoluzione" sociale davanti alla quale i politici debbono fare uno sforzo per
una "diversa lettura" dei fenomeni che accadono.
Quei cittadini che diventano poveri per apparire ricchi, sono il riflesso di una filosofia dei consumi instillata da certi politici come il Cavaliere che considera oggi l'Italia in miseria per
colpa delle tasse di Romano Prodi, e che ai suoi tempi esaltava il benessere (immaginario) di un Paese in cui c'era il più alto numero di telefonini per persona (parole sue), non so se a livello
europeo o mondiale (magari inserendoci nella classifica anche di quegli Stati poveri dell'Africa dove la gente continua a morire di fame e di sete).
Sul tema segnalo l'inchiesta oggi apparsa su "Repubblica", dal titolo "I nuovi poveri d'America", dove si racconta che 28 milioni di cittadini Usa vivono con il sussidio di Stato.
[Anno III, post n. 98 (475)]
Fonte foto, Comune di Rimini
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