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Dal 1999

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Vendredi 31 août 2007

322lav Ci risiamo. Quando in Italia si deve affrontare un problema che interessa la vita collettiva, si cavilla argutamente, e si sposta il discorso. Una volta si diceva che occorreva risalire a monte del problema stesso. Oggi si suggerisce che c'è ben altro di cui preoccuparsi.
È puntualmente successo con la faccenda dei lavavetri. Premetto: ho già scritto qui il 14 agosto che ci vuole «Umanità anche per i clandestini». Quindi nessun pregiudizio da parte mia, soltanto un sano realismo (spero).
Prodi sposta il centro della discussione, come dice il titolo che campeggia in prima pagina de La Stampa di oggi: «I lavavetri? Un errore». Lui sarebbe partito dai writer (quei ragazzi che sporcano i muri con scritte e disegni) e dai posteggiatori abusivi.
Posteggiatori abusivi e lavavetri fanno sistema, sono sottoposti ad un racket che soltanto chi non vuol vedere non vede. Non comprendo la pericolosità sociale dei writer. Sporcano e danneggiano, ma sempre meglio loro dei loro coetanei che scippano le vecchiette e le mandano all'ospedale.
Lo scippo è un reato, presidente Prodi? Allora mettiamolo al primo posto delle emergenze sociali da colpire duramente con l'azione di polizia.
Ci sono zone nelle città che è vietato frequentare ad ogni ora del giorno, pena appunto subire uno scippo. Ma in quelle zone nessuno interviene, nessuno si attiva.
Forse è più facile colpire i lavavetri, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Poi non sempre il lavavetri è un artigiano onesto, ci sono quelli che adocchiano i sedili posteriori o quello anteriore libero con magari posata una borsa sopra, se ci sono i finestrini aperti. Possiamo avere le nostre paure senza dar fastidio a nessuno?
Da anni si discute di rendere vivibili le città. Nella mia, d'inverno arrivano ragazzi neri del racket di Ravenna e Ferrara, me lo hanno confidato loro, accettando di parlare civilmente, ed ammettendo alla fine che noi cittadini italiani non possiamo dare qualcosa a tutti gli stranieri questuanti, perché in una mattinata se ne incontrato parecchi.
Nella mia città sino a pochi mesi fa girava la favoletta che era stata combattuta e cancellata la prostituzione. Adesso si dice che le strade sono piene di ragazze provenienti dall'Est.
Per mettere a tacere le nostre inquietudini, le autorità dicono che quelle ragazze sostengono di agire liberamente, cioè di non essere schiave di nessuno. Così tutti dovremmo stare tranquilli.
Ci vuole «umanità anche per i clandestini». Cerchiamo di inserirli nel vivere civile con un lavoro, facciamo magari una legge su di un modo speciale di attività utile socialmente anche come prevenzione dei reati.
Ma per favore, smettiamo le discussioni che hanno l'effetto di riproporre la solita casistica della teologia medievale e del pensiero vetero-marxista. Diamo la caccia agli scippatori (che viaggiano in due sulle motorette) ed educhiamo i ragazzini alla legalità partendo da un fatto molto piccolo, sequestrando i motorini truccati che sono altamente pericolosi soprattutto per l'incolumità fisica di chi li guida. Questo come inizio del discorso. Poi per il resto, si cominci a ragionare seriamente attorno ad un piano che salvaguardi la dignità di chi cerca pane e il bisogno di serenità di chi cammina per le strade.

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Jeudi 30 août 2007

Ho depositato nella biblioteca Gambalunga di Rimini copia del mio saggio intitolato "Marineria e società riminese tra 1700 e 1800".

Il testo è catalogato con la seguente segnatura: "M 0700 01042".

Esso si può anche leggere a questo indirizzo internet.

Oppure si può scaricare in formato ".doc" da questo link.

Il saggio è nato nell'ambito nel convegno dedicato nel 2003 a Giuseppe Giulietti.

Dato che i promessi atti del convegno non sono stati sinora pubblicati, metto a disposizione di tutti il mio testo. Che contiene una serie di notizie inedite le quali non interesseranno nessuno in sede locale, dove gli studiosi sanno tutto (anche quello che non sanno), ma forse potranno essere utili a chi abitando fuori Rimini vuole avere a disposizione materiale necessario ad aggiornare gli studi sulla nostra città.

Fatta più di vipere che di vip, come dice una malalingua forestiera.

Antonio Montanari

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Jeudi 30 août 2007
Il secondo tomo del volume dedicato a Sigismondo Pandolfo Malatesti, uscito nel dicembre 2006, sarà presentato nel castello riminese da lui fatto costruire a metà del XV secolo, sabato 8 settembre, a partire dalle ore 16.

Il libro fa parte della «Storia delle Signorie dei Malatesti» avviata dall'editore Bruno Ghigi di Rimini, benemerito promotore di iniziative culturali che hanno permesso a moltissimi appassionati e studiosi di avvicinarsi a temi storici che altrimenti sarebbero stati di difficile accesso o addirittura sarebbero rimasti nel dimenticatoio.

Al libro ho collaborato anch'io con due saggi, il primo è dedicato a «Sigismondo, filosofo umanista», il secondo a «Il mito di Sigismondo ed Isotta nel 1700. Rivisitazioni letterarie e polemiche sui sepolcri 'violati'».

Antonio Montanari

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Mercredi 29 août 2007
Veltroni02g Walter Veltroni è ormai un fiume in piena inarrestabile. Straripa, inonda, non si contiene. Se lo fa soltanto per far riempire colonne di giornale e spazi nei tg, grazie tante, ma si moderi.
L'eccesso di notizie (o fatterelli spacciati come tali) infastidisce, dà assuefazione e danneggia la nostra salute psichica.

Se lo fa per dimostrare che stando sulla scena oggi, guiderà la politica da palazzo Chigi entro breve, non si illuda. Sarebbe un tentativo da mago sprovveduto, quello di sbattere fuori Romano Prodi prima del tempo.

Dunque, dia un po' retta al vecchio adagio secondo cui «il troppo stroppia».
Quello che preoccupa è il conto alla rovescia rispetto al 14 ottobre. Se tanto mi dà tanto, ci attende un crescendo che oscurerà i primati del Cavaliere.
Il quale, guarda caso, in questi giorni, se ne sta zitto, un po' perché non vuol parlar male di amici fidati come Umberto Bossi, un po' perché lo avranno consigliato in questo senso, ricordandogli la favoletta della rana e del bove.
In questo momento la rana Veltroni vuole imitare il bove di Arcore.
Sappiamo come va a finire nella favoletta.

Walter fin che sei in tempo, fai un fioretto, un voto, una promessa alla tua famiglia: per cortesia, parla un po' meno, siamo frastornati.
Soprattutto perché nei tuoi discorsi si inanellano ovvietà come quella che occorre far rispettare le leggi, il che equivale a dire che se piove occorre l'ombrello, ma si dà il caso nella vita che si può uscire di casa senza ombrello in una giornata di tempo incerto e poi prendersi l'acquazzone improvviso. In Italia le leggi ci sono, ma le si fanno rispettare poco e male, lo sappiamo tutti. È un discorso che più vecchio e noioso non si può.

L'impressione che Veltroni lascia, è quella di chi ogni cinque minuti vuol presentare il "nuovo", nella vita, nella politica, nell'economia, nella cultura.
Purtroppo questo annunciare il "nuovo" come se si fosse un messia appena arrivato, è un vecchio trucco politico. Passati i comizi, tutto resta come prima. "Passata la festa, gabbato lo santo". Raccomandazioni, favoritismi, agganci e lanci di sassi a chi non sta in corteo o processione.

Il vero "nuovo" sarebbe non fare proclami, ma obbligare quanti confluiranno nel Pd a cambiare rotta sin da ora nell'amministrare il denaro pubblico.
Nella mia città (Rimini) l'assessore al bilancio Antonella Beltrami ci ha pensato: ridurre le spese pubbliche, all'insegna del motto: meno auto blu e più aerei per spegnere gli incendi.

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Dimanche 26 août 2007

Cesana L’Italia è «un Paese nel quale, davanti ai problemi, non ci si mette a risolverli, si grida». A conclusione del Meeting riminese di Comunione e Liberazione,  l’autorevole parere di Giancarlo Cesana illumina la svolta del movimento e del momento.

Berlusconi, addio. Accomunato a Prodi in un disprezzo palese, il Cavaliere ha ricevuto un solenne benservito dai «ragazzi» giunti al loro classico incontro culturale di agosto. Dove come ogni anno si è parlato di tutto, compresa quindi anche la politica che, ha proseguito Cesana, «non è tutta la vita ma una società va avanti con la politica». (Ohibò, ce ne eravamo accorti anche noi.)

La delusione di Cesana per Forza Italia ed il suo leader deve essere molto forte se, alla proposta di Giulio Tremonti di fare l’alzabandiera nelle scuole, ha risposto con un commento che più velenoso non si può: «Ho il sospetto che l’unica bandiera da alzare sia quella bianca».

Faremmo torto all’intelligenza di Cesana, se attribuissimo la sua disillusione amara per la crisi della politica soltanto a quella dell’ultimo anno, cioè al governo di Romano Prodi. La battuta riservata a Tremonti ci conferma che disgusto e disincanto sono a 360 gradi. Con un «ma» che non è di poco conto. Nella visione religioso-filosofica di un movimento ecclesiale quale CL, la politica entra come un accidente della Storia, ovvero come qualcosa che deve aderire e mirare a valori eterni (la Verità di cui si discuteva quest’anno al Meeting).

Orbene, quando il contesto delle vicende umane (leggi i fatti della Politica) non risulta più rispondente alla Verità a cui si guarda, allora si gira pagina.
Detto in parole povere, né Pd né Pdl possono bastare, ed ecco infatti che localmente nascono proposte cielline in vista delle prossime elezioni amministrative sulle quali si pone il santino benedicente del leader lombardo Formigoni.

Queste proposte locali dimostrano che a CL non interessa nulla della discussione in corso sul Pdl di Silvio e Michela Vittoria Brambilla, soprattutto dopo le odierne dichiarazioni di Umberto Bossi: «Per i fucili c'è sempre la prima volta».

Quella bandiera bianca di cui ha parlato Cesana lasciando Rimini, richiama la classica vignetta del naufrago che sventola in cerca di aiuto le mutandone di un tempo. Però dietro il discorso di Cesana non c’è la disperazione del naufrago. Il tema del Meeting 2008 conferma la visione delle certezze: «O protagonisti o nessuno». Bello e difficile, il tema, con il rischio di avvilirci ancor più, ricordando il passo evangelico dei molti chiamati e dei pochi eletti.
Ovviamente non si parlava delle urne per le amministrative o per il parlamento.

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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