Ci risiamo. Quando in Italia si deve affrontare un problema che interessa la vita collettiva, si cavilla argutamente, e si sposta il discorso. Una volta si diceva che occorreva risalire a monte del problema stesso. Oggi si suggerisce che c'è ben altro di cui preoccuparsi.
È puntualmente successo con la faccenda dei lavavetri. Premetto: ho già scritto qui il 14 agosto che ci vuole «Umanità anche per i clandestini». Quindi nessun pregiudizio da parte mia, soltanto un sano realismo (spero).
Prodi sposta il centro della discussione, come dice il titolo che campeggia in prima pagina de La Stampa di oggi: «I lavavetri? Un errore». Lui sarebbe partito dai writer (quei ragazzi che sporcano i muri con scritte e disegni) e dai posteggiatori abusivi.
Posteggiatori abusivi e lavavetri fanno sistema, sono sottoposti ad un racket che soltanto chi non vuol vedere non vede. Non comprendo la pericolosità sociale dei writer. Sporcano e danneggiano, ma sempre meglio loro dei loro coetanei che scippano le vecchiette e le mandano all'ospedale.
Lo scippo è un reato, presidente Prodi? Allora mettiamolo al primo posto delle emergenze sociali da colpire duramente con l'azione di polizia.
Ci sono zone nelle città che è vietato frequentare ad ogni ora del giorno, pena appunto subire uno scippo. Ma in quelle zone nessuno interviene, nessuno si attiva.
Forse è più facile colpire i lavavetri, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Poi non sempre il lavavetri è un artigiano onesto, ci sono quelli che adocchiano i sedili posteriori o quello anteriore libero con magari posata una borsa sopra, se ci sono i finestrini aperti. Possiamo avere le nostre paure senza dar fastidio a nessuno?
Da anni si discute di rendere vivibili le città. Nella mia, d'inverno arrivano ragazzi neri del racket di Ravenna e Ferrara, me lo hanno confidato loro, accettando di parlare civilmente, ed ammettendo alla fine che noi cittadini italiani non possiamo dare qualcosa a tutti gli stranieri questuanti, perché in una mattinata se ne incontrato parecchi.
Nella mia città sino a pochi mesi fa girava la favoletta che era stata combattuta e cancellata la prostituzione. Adesso si dice che le strade sono piene di ragazze provenienti dall'Est.
Per mettere a tacere le nostre inquietudini, le autorità dicono che quelle ragazze sostengono di agire liberamente, cioè di non essere schiave di nessuno. Così tutti dovremmo stare tranquilli.
Ci vuole «umanità anche per i clandestini». Cerchiamo di inserirli nel vivere civile con un lavoro, facciamo magari una legge su di un modo speciale di attività utile socialmente anche come prevenzione dei reati.
Ma per favore, smettiamo le discussioni che hanno l'effetto di riproporre la solita casistica della teologia medievale e del pensiero vetero-marxista. Diamo la caccia agli scippatori (che viaggiano in due sulle motorette) ed educhiamo i ragazzini alla legalità partendo da un fatto molto piccolo, sequestrando i motorini truccati che sono altamente pericolosi soprattutto per l'incolumità fisica di chi li guida. Questo come inizio del discorso. Poi per il resto, si cominci a ragionare seriamente attorno ad un piano che salvaguardi la dignità di chi cerca pane e il bisogno di serenità di chi cammina per le strade.
ajouter un commentaire commentaires (0) recommander



Ho depositato nella biblioteca Gambalunga di Rimini copia del mio saggio intitolato "Marineria e società riminese tra 1700 e 1800".
Il secondo tomo del volume dedicato a Sigismondo Pandolfo Malatesti, uscito nel dicembre 2006, sarà presentato nel castello riminese da lui fatto costruire a metà del XV secolo, sabato 8 settembre, a partire dalle ore 16.


Derniers Commentaires