Samedi 28 octobre 2006
Spiati i politici (anche i politici...)
A proposito di spioni e di illustri spiati. Non facciamoci prendere dall'euforia. Uno legge che anche Sabrina Ferilli era spiata, ed allora conclude che si tratta soltanto di una ridicola messinscena.

I deficienti sono anche un po' burloni. A volte studiano come piazzare i paraventi davanti all'opinione pubblica per dare la possibilità a qualcuno di giustificare le situazioni reali, e dire che ci troviamo davanti ai soliti casi ridicoli di spionaggio («Non sappiamo far nulla in Italia, neanche il pettegolezzo politico...»).

Non sono d'accordo. Sono finti tonti questi signori che manovrano le spie ed i loro esecutori. Il pettegolezzo politico da decenni è un'arte amministrata con oculata attenzione, dal caso Montesi in poi. Allora si voleva bruciare un uomo politico (Attilio Piccioni, democristiano) e si mandò in galera il figlio musicista.
Poi c'è stata la P2, eccetera.

Qui ed ora abbiamo dei giornali che hanno inventato ripetutamente finti scandali per colpire Romano Prodi ed il suo circolo bolognese, e guarda casa la storiella dell'ultima vicenda è partita proprio sotto le due torri con un giornalista diventato "portavoce" informale della Curia bolognese e di quelle romagnole per via dei legami televisivi che egli ha con loro grazie alla emittente bolognese che dirige.
Sono ambienti che sanno bene come muoversi, cautamente ma non castamente, perché alla fine il segno dei loro misfatti lo lasciano.
Ci sono poi gli episodi collaterali cioè i problemi organizzativi di queste Curie periferiche che hanno il Pastore che guida un gregge in cui le pecorelle non sono bianche come nella grotta di Betlemme, ma di un bel nero politicamente inteso. E sono proprio queste pecorelle nere per nulla smarrite ma molto accorte che guidano la politica culturale e manovrano per quella amministrativa delle città...
Un fatto è certo. Non lasciamoci prendere dall'euforia. (28/10/06)





La jella per legge

È ufficiale, la jella esiste, non è un reato minacciarla (augurando il male ad una persona), ma lo diventa se poi quel male succede. Lo dice una sentenza della Cassazione.
Il problema è semplice (me lo suggerisce argutamente mia moglie): e se al Tizio a cui è stata minacciata la jella, succede poi qualcosa, la colpa è di chi ha pronunciato le parole minacciose?
Dunque, a questo punto, deve intervenire il Legislatore a stabilire eventuali connessioni di fatto e di diritto fra chi fa lo jettatore anche non di professione, e chi potrebbe rimanere vittima di una vicenda non legata agli auspici dello jettatore. Ed indipendente dalla volontà di costui.
Anche lo jettatore deve godere di presunzione d'innocenza, pure se come quel personaggio pirandelliano ambisce alla «patente» di portare jella al prossimo.
Fra codici e pandette si trova qualcosa che ipotizzi avvenimenti negativi per pura coincidenza con la minaccia proferita da qualcuno?

Su «Repubblica» di stamani 26 ottobre, Elsa Vinci ha fatto una bella citazione da Alessandro Dumas. Lo jettatore di solito è magro e pallido, con il naso ricurvo e occhi grandi da rospo.
Da giovane ero bello robusto (oltre il quintale), colorito roseo, naso ricurvo ed occhi piccoli.
Invecchiando e dimagrendo, adesso sono magro e pallido, con il naso ricurvo e occhi grandi da rospo.
Dumas mi suggerisce di tentare un esperimento. (26. 10.2006)
par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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Samedi 28 octobre 2006
Il precedente post dedicato alla Giustizia miope ha ricevuto un commento che merita di essere riproposto qui come articolo a sé stante. Me lo ha inviato un lettore:

«Non entro in dettagli perchè sarebbe troppo lungo. Comunque io mi sono fatto due mesi nelle patrie galere per un reato finanziario ai danni dello Stato. Reato che non avevo commesso. Solo due mesi perché poi il mio avvocato è riuscito a farmi uscire.

Dopodiché ho cercato di farmi pulire la fedina penale. La prima istanza è stata respinta per un qualche cavillo, pur ammettendosi che non avevo commesso alcun reato. Avrei dovuto proseguire sobbarcandomi ulteriori spese e dovendo alla fine forse ricorrere alla Corte europea. Ho lasciato perdere.
Tra loro non si danno mai torto, statene certi. Guardate un po' se quel P. M. che ha fatto condannare Tortora ha avuto problemi: no, continua imperterrito la sua carriera.
Questa si chiama mafia, e questi dovrebbero difenderci dalla mafia.
Per bene che vada ci difendono dai ladri di polli, oppure condannano qualche assassino se e soltanto se è un'assassino qualunque.»

Fin qui il commento ricevuto dal nostro lettore.
La cui testimonianza rientra in quell'ampio quadro di drammatiche e dolorose esperienze sulle quali non bisogna chiudere gli occhi ed allentare l'attenzione.
Al proposito invito quanti frequentano il mio blog ad intervenire ulteriormente se hanno altre argomentazioni da proporre.
Quando sentiamo un racconto di queste vicende, non dobbiamo dire mai che si tratta di un caso individuale... La Storia è fatta di una serie di casi isolati che sommandosi permettono di raccontare le «situazioni» storiche.
In questo modo anche il nostro «mondo blog» può svolgere una funzione sociale.

Questo post su legge anche qui.
par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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