Vendredi 30 novembre 2007
Il papa è partito da lontano nella sua enciclica "Spe salvi" (Salvati dalla speranza), pubblicata stamani. È partito da
Francesco Bacone (1561-1626). Ed è arrivato a cancellare in un sol colpo tutta la storia del pensiero moderno: «Francesco Bacone e gli aderenti alla corrente di pensiero dell'età moderna a lui
ispirata, nel ritenere che l'uomo sarebbe stato redento mediante la scienza, sbagliavano. Con una tale attesa si chiede troppo alla scienza; questa specie di speranza è fallace. La scienza può
contribuire molto all'umanizzazione del mondo e dell'umanità. Essa però può anche distruggere l'uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa. (...) Non è la
scienza che redime l'uomo. L'uomo viene redento mediante l'amore».
Giustissima la conclusione, la storia della bomba atomica è lì a raccontare che cosa può fare l'uomo con un prodotto della scienza. Ma non è la scienza in sé ad essere negativa, è l'uomo che la
rende tale. E proprio per questa conclusione, non possiamo non ricordarci dei roghi dell'inquisizione. Il tema è vasto e noioso, soltanto due battute. È esistita anche una corrente cristiana
dell'illuminisno. E senza l'illuminista Montesquieu non ci sarebbe l'idea moderna di Stato, saremmo ancora nel medioevo.
Era profondamente umana la distinzione giovannea fra errore ed errante. La storia delle popolazioni affamate e sottoposte a violenze ed umiliazioni per cui alla fine sognavano il riscatto dalla
sofferenza subìta e dalla povertà patita, è cosa ben diversa dal «dio che ha fallito», del comunismo, del marxismo, delle rivoluzioni. Tutto questo sembra essersi perduto nel panorama prospettato
dal papa.
La parola povertà c'è una sola volta nell'enciclica: nell'espressione «povertà di Dio». C'è la frase sulla «fossa della dimenticanza dell'altro» che rimanda alla carità. C'è poi un passaggio da
meditare anche sul piano politico: «...se, in definitiva, il mio benessere, la mia incolumità è più importante della verità e della giustizia, allora vige il dominio del più forte; allora regnano
la violenza e la menzogna. La verità e la giustizia devono stare al di sopra della mia comodità ed incolumità fisica, altrimenti la mia stessa vita diventa menzogna».
Questo post nasce da una ricerca veloce su alcuni punti del testo pontificio, quindi è estremamente superficiale. Ciò non toglie che la sua condanna del pensiero moderno non faccia immediatamente
impressione. E spaventi anche un po', pure sotto il profilo squisitamente politico sul quale può avere ricadute molto gravi.
par antonio montanari
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Mercredi 28 novembre 2007
Rubo il titolo di questo post al commento inviato da Marcello Forcini (che ringrazio assieme a Gian Contardo Colombari per un altro suo interessante intervento inserito nel
mio blog).
Ieri sera era andato a letto contento, dopo un'ora di ascolto di «Ballarò». Ministri ed industriali ci avevano spiegato che le raccomandazioni in Italia non esistono.
Soltanto quel guastafeste di Diliberto, aveva messo il coltello in una piaga purulenta, il secondo comma dell'art. 3 della nostra Costituzione che esattamente recita: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica,
economica e sociale del Paese».
Stamattina il risveglio ha cancellato le illusioni di ministri ed industriali, con l'articolo di Michele Ainis sulla «Stampa» che comincia così: «In
Italia farsi largo sulla base del talento è diventata un’impresa da alpinisti. Sulla competenza trionfa per lo più l’appartenenza, la tessera di partito, la spintarella di cricche e
camarille».
Bastano queste parole per chiudere non il discorso (ovviamente), ma la porta alla speranza. Dappertutto possiamo incontrare quel personaggio
che Ainis riprende da uno scritto di Francesco Merlo: «Nel comune di Catania c’era un ragazzo timido e silente, che stava lì per esclusivi meriti parentali. Chi era? Il "muto
agevolato"».
Per ogni «muto agevolato», ci sono tanti «evitati speciali» come li chiamo io.
Perché la raccomandazione, quale teoria e prassi dell'assunzione, viaggia sempre su due binari. In uno ci sono quelli da mandare avanti a
forza di calci nel culo per fargli fare carriera. E sull'altro quelli da stoppare con altri calci ma nelle più dolorose parti anteriori del corpo, dal viso ai ginocchi, sulle quali viaggiava il
mitico «oselin de la comare» di Cochi e Renato, però con diversi intendimenti.
In quest'Italia «in cerca d'autore» (di un autore che sappia scrivere un copione decente alla luce del sole), dove (come è stato spiegato
nella prima ora di «Ballarò») nessuno raccomanda nessuno nei ministeri, nelle regioni, nelle province, nei comuni, in quest'Italia avvengono tuttavia i fatti "miracolosi" di cui parla
Ainis: «l’appartenenza, la tessera di partito, la spintarella di cricche e camarille».
Quella ragazza che ha parlato della sua lettera inviata al presidente della Repubblica, chiedendo una raccomandazione dopo tre anni di
infruttuosa ricerca di un posto, è apparsa nella semplice prospettiva degli «esclusi». Di chi non appartiene a nessun clan, partito o famiglia. Mi si dimostri il contrario, si smentisca Ainis,
signori dei ministeri e dell'industria.
Le storie opposte a quella della ragazza che ha scritto a Napolitano, ovvero le storie di carriere garantite, fulminanti e protette, sono
note, ma non si possono raccontare. Dare del raccomandato ad uno, temo possa esser considerato una grave offesa che potrebbe costare cara in sede giudiziaria. Come si dice, mazziati e
cornuti.
Fonte
par antonio montanari
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A proposito del «modello Sarkozy» (vedi post del 25 scorso) sugggerito per l’Italia da Mario Monti in un editoriale del «Corriere della Sera» (25.11), ieri c'è
stata una diretta risposta su «Repubblica» in un fondo di Bernardo Valli.
La riassumo con una citazione che chiude il discorso laddove gli altri non lo aprono: «Il decisionismo» di Sarkozy sarebbe impossibile nella Repubblica italiana perché Sarkozy «è un prodotto
della Quinta Repubblica, vale a dire della monarchia repubblicana creata da de Gaulle mezzo secolo fa, e ritoccata dallo stesso generale quattro anni dopo, nel 1962, con l'aggiunta dell'elezione
a suffragio universale del presidente».
Noi italiani siamo così fantasiosi che abbiamo etichettato una fase storica come «seconda repubblica», senza che quella stessa fase ne avesse le caratteristiche e le premesse
necessarie.
Nessuna modifica costituzionale ha infatti sancito il passaggio dalla prima alla seconda.
Non paghi di tanti eccessi di retorica nel parlare politico, adesso stiamo addirittura coniando la definizione di «terza repubblica» forse per onorare Veltroni, non certo Prodi. Che dal sindaco
di Roma e compagnia cantando (anche tra l'opposizione), verrebbe lasciato sotto le macerie da rimuovere in fretta della seconda repubblica...
Per spiegare un po' di storia italiana passata e recente, richiamo due articoli apparsi
sulle pagine bolognesi di «Repubblica». Filippo Andreatta, una delle teste pensanti del gruppo prodiano, dichiara in un'intervista a Luciano Nigro, partendo dalla situazione locale (in
Emilia-Romagna): «... il Pd sta fallendo: si sta rivelando la somma di due forze e dei loro difetti».
E poi: «Gli ex della Margherita si sentiranno lacerati tra lo strapotere dei Ds e le tentazioni centriste».
Apro una parentesi prima di passare alla seconda citazione. Sull'importanza politica nazionale del «caso Bologna» (critiche a Cofferati e nostalgia di Guazzaloca), ha parlato sulla «Stampa» del
24.11 Francesco Ramella, nel pezzo intitolato
«Antipolitica nelle terre rosse».
Un passo è da ricordare a futura memoria: «...i segnali di difficoltà del centro-sinistra, in queste zone, non sono certo circoscritti al capoluogo bolognese. Le ultime amministrative di maggio,
ad esempio, pur confermando una netta prevalenza del centro-sinistra, hanno fatto anche affiorare diversi cedimenti elettorali. Sia sul fronte delle astensioni, che su quello dei comportamenti di
voto, dove si è registrato un consistente calo di consensi per le liste dell’Ulivo».
Ramella sottolinea la speranza di «forte rinnovamento» posta nel Pd da molti elettori di centro-sinistra. Quanto sta succedendo a Bologna dimostra l'esistenza di sintomi di malessere, per cui «è
bene che la nuova dirigenza del partito democratico non deluda le aspettative mobilitate con le primarie».
Infine eccoci alla seconda citazione da «Repubblica» di Bologna di stamani.
Si tratta di un articolo che recensisce il libro «Uno bianca e trame nere» di Antonella
Beccaria (ed. Stampa Alternativa).
Lo ha scritto una agente di Polizia, Simona Mammano: «Una (questione irrisolta) per tutte: come è stato possibile che un commando di assassini potesse operare indisturbato per così tanto
tempo?».
Simona Mammano aggiunge: «Questa, dunque, è una storia scandita da errori, valutazioni sbagliate, depistaggi palesi e false testimonianze».
Una storia che riguarda anche la politica della nostra Repubblica. Prima, seconda o terza, non fa differenze.

Il libro «Uno bianca e trame nere» può essere scaricato dal blog di Antonella Beccaria,
dal quale riprendo le due foto riprodotte in alto e qui a sinistra (l'autrice del volume).
par antonio montanari
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Ringrazio Gian Contardo Colombari per l'invito a commentare le dichiarazioni dell'on. Cesa pubblicate sui quotidiani
di stamane.
Il segretario dell'Udc ha detto: «Consiglierei a Berlusconi di fare uno sforzo di umiltà. Ciascuno di noi può aver commesso degli errori, ma le principali responsabilità sono le sue perchè troppo
spesso ha anteposto i propri interessi privati a quelli generali del Paese».
Non posso far altro che ripetere con Gian Contardo: ma lor signori dove erano, dormivano profondamente in Consiglio dei ministri o leggevano i fumetti?
La cosa più curiosa è che dobbiamo disilludere l'on. Cesa, nel caso avesse pensato d'aver raggiunto un risultato di originalità con le parole riportate.
La stessa frase, più o meno uguale, infatti è stata pronunciata all'inizio di ottobre dall'on. Francesco Rutelli in vista delle cosiddette
primarie per il Pd: la nostra classe dirigente «con l’alibi artificiale della voragine democratica ha istituito una vera e propria “casta” che ha anteposto per troppo tempo gli interessi e le
beghe personali, alle reali necessità del Paese».
Se Rutelli aveva avuto la delicatezza di fare di tutta un'erba un fascio (niente allusioni, per carità), chiamando in causa l'intera «classe dirigente» italiana nel suo complesso, il bravo Cesa
ha pronunciato nome e cognome, trovando l'imputato ideale nel cav. Silvio Berlusconi.
Che oggi è messo sotto accusa da tutti. Forse per questo merita di essere difeso anche da chi, come il sottoscritto, non ha mai avuto né vicinanza, né simpatia per la sua parte in commedia. Si
faccia sentire: e per prima cosa, parlando da re a re, si unisca alla pernacchia di Luciana Littizzetto agli eredi di Casa Savoia.
Dopo aver inserito questo post, leggo un invito di Demata, che segnalo linkando il suo testo: riguarda una notizia drammatica che lui ha ripreso dalla BBC e che i giornali
nostrani non hanno dato, «Una donna di 19 anni è stata condannata a 6 mesi di carcere e 200 frustate, dopo essere stata stuprata da un almeno 5
uomini».
par antonio montanari
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antoniomontanari
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