Romano Prodi boccia senza mezzi termini il progetto veltroniano di costituire un Pd del Nord: "Il Pd e' nato come partito su base federale regionale. Allora non si puo' cambiare le basi ogni due
mesi, seguiamo le regole del Pd e andiamo avanti". La notizia è di qualche ora fa. Ormai chiamatosi fuori dal gioco di partito, il professore farà il nonno, ma non racconterà favole ai nipotini
quando parlerà in pubblico. E ben gli starà a Veltroni and C. per il modo con cui Prodi è stato trattato prima e dopo il voto.
«Rimpianto dei Prodi» s'intitola la nota settimanale di Giorgio
Bocca su "L'espresso", da cui prendo due citazioni, invitando a leggere il testo completo: "Romano Prodi e la sua famiglia appartengono a quella media borghesia che ogni società civile
considera il suo sostegno: professori, scienziati, amministratori, economisti, storici, di buoni studi, uomini per bene con mogli e figli per bene, pronti come Prodi a pagare le ambizioni
politiche con le fatiche e i sacrifici propri del 'servitore dello Stato'".
L'altro passo di Bocca ricorda ciò che Prodi non è, né un miliardario né un seduttore, ma (soprattutto, aggiungo io) "non ha rubato" pur essendo
stato "nella concentrazione più alta della finanza e del potere pubblico".
Ricorderei al proposito che, oltre a non aver rubato, è stato al centro di particolari attenzioni dei suoi avversari che hanno inventato varie
favole contro di lui. A dimostrazione che spesso chi ha certe colpe, per mettersi a posto la coscienza cerca di attribuirle anche al 'nemico' che governa.
Ne ho parlato qui tra l'altro il 28/10/2006: "Abbiamo dei giornali che hanno inventato ripetutamente finti scandali per colpire
Romano Prodi ed il suo circolo bolognese, e guarda caso la storiella dell'ultima vicenda è partita proprio sotto le due torri con un giornalista diventato "portavoce" informale della Curia
bolognese e di quelle romagnole per via dei legami televisivi che egli ha con loro grazie alla emittente bolognese che dirige. Sono ambienti che sanno bene come muoversi, cautamente ma non
castamente, perché alla fine il segno dei loro misfatti lo lasciano".
Prodi non tace, come dimostrano le poche ma sentite parole di oggi. Gliene dobbiamo essere grati, non perché sia più simpatico di altri, ma per il
fatto contrario: personalmente mi provoca meno agitazione degli altri.
In questo momento si cerca una formula per descrivere il nuovo che avanza. Nel senso del nuovo che resta dal vecchio, non del nuovo che viene
avanti (Bossi e Berlusconi non sono di primo pelo). Io questa formula ce l'avrei bella e pronta, ed a poco prezzo: "Supercazzola" come dicevano in "Amici miei". Nessuno tranne loro sapeva che
cosa significasse. Lo stesso può dirsi dell'attuale momento politico, in cui molti corrono dietro alle farfalle, cercando di catturarle per saperle descrivere.
Circa la "gaffe ufficiosa" di ieri di
Berlusconi contro la giornalista russa, la FNSI ha precisato in una nota che negli ultimi dieci anni in Russia sono morti "più di 200 giornalisti". Questo per delineare i contorni dello scherzo,
e del pianto di Natalia Melikova. I tg hanno mostrato il filmato della scena. Mentre il cavaliere gesticolava con le mani, Putin, lo sguardo gelido, annuiva senza scherzare.
[Anno III, post n. 123 (500), © by Antonio Montanari 2008]
par antonio montanari
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