Da una vita, nei passaggi cruciali della nostra storia repubblicana, riecheggia una frase, "necessità delle riforme
istituzionali".
Ormai è diventata come un riflesso condizionato, un tic nervoso, un comodo paravento dietro cui opera il fregolismo della nostra classe politica.
Che promette cambiamenti e innovazioni, e spesso si riduce ad obbedire all'andreottiano motto: "Tirare a campare, è meglio che tirare le cuoia".
Si ha l'impressione (ovviamente del tutto infondata ed errata) che la parola riforme sia una specie di carota messa davanti al muso dell'asino, ovvero il popolo, il mitico popolo-bue.
Così con asino e bue si fa un bel presepe, ed al posto del bambinello ti trovi un attempato signore dai capelli tinti, davanti al quale oranti stanno una dolce signora ed un vecchietto, il padre
putativo del neonato.
Nella scena di questi giorni l'interrogativo drammatico è: Veltroni figura meglio come Madonna o come san Giuseppe?
Il leader del Pd promette "convergenza sulle regole del gioco ma nessuna melassa sul piano programmatico".
Staremo a vedere. L'affermazione non aggiunge o toglie nulla ai dubbi. Per ora la carota funziona. Ma attento, on. Veltroni, perché chi sa usare la carota a volta la sostituisce con il
bastone.
Le riforme istituzionali a cui pensa il partito più 'pesante' all'interno del governo, ovvero la Lega, vanno in senso totalmente contrario rispetto al Pd. E Bossi non è un tipo da scendere a
patti. Quindi, chi dovrebbe cedere sarebbe proprio Veltroni.
Al quale suggeriamo (modestamente, come semplici cittadini) di fare attenzione a quanto la Spagna
oggi dice di noi: la vice di Zapatero infatti ha accusato apertamente l'Italia di xenofobia.
L'Europa non pensa né alla melassa né alla convergenza sulle regole del gioco. Guarda ai fatti.
Non è una piccola differenza. L'Europa ha nel complesso una cultura che non apprezza né i cicisbei né i fregoli come invece noi italiani che ci attorcigliamo attorno alle belle parole ed ai
concetti illusoriamente confusi ma promettenti.
Postilla maschilista, ma bipartisan.
Oltre che alle belle parole, la nostra classe politica rinnovata si abbandona ad ammirare le belle fanciulle salite al governo.
Il ministro Maria Rosaria Carfagna dichiara oggi di essere una pentita della tv e di essere stata
salvata dalla politica.
Comunque, la tv serve e forse tra qualche anno avremo un'altra ministra nata dai teleschermi, come Melita Toniolo. Che
sinora non si è pentita di quello che sta facendo nello spettacolo. Ed alla quale qualcuno, visti i precedenti attuali, garantirà un luminoso futuro.
[Anno III, post n. 142 (519), © by Antonio Montanari 2008]
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