Dietro Travaglio c’è di più.
C’è di più di una semplice apparizione televisiva giudicata eccessiva da molti (ma non da tanti, a quanto pare).
C’è di più di una voce fuori dal coro come lui (una voce che però non è stonata di per sé).
C’è di più di personaggio antipatico dal carattere “spigoloso” come è apparso lecitamente a molti.
Dietro Travaglio c’è di più. E ce lo spiega lucidamente l’editoriale di Barbara Spinelli sulla “Stampa” di oggi. A cui si deve
l’aggettivo “spigoloso”, usato in un contesto che va citato compiutamente: il carattere di Travaglio “non è più spigoloso di altri astri giornalistici”.
Il caso Travaglio, secondo Barbara Spinelli, è sintomo della malattia (cronica) che affligge l’informazione italiana, e che consiste nel farsi “dettare l’agenda” dalla politica.
Un’informazione, mi permetto di aggiungere, che appare muta ma è sostanzialmente ventriloqua.
Ovvero, non parla collegandosi alla propria testa, ma muove la bocca secondo le parole pronunciate da altri.
Questo conformismo, aggiunge Barbara Spinelli, nasce dal fascino del potere, da quell’infantilismo di cui parla Eugenio Scalfari, per cui non soltanto i buoni vincono ma chi vince e buono.
Senza mancare di rispetto all’autorevolezza di Scalfari, proporrei di sostituire alla parola “infantilismo” della cultura politica, quella di “servilismo”.
La Storia è dovunque e sempre piena di storie di ladri puttane e spie che hanno preteso di reggere le pubbliche sorti di uno Stato.
Ma soltanto in Italia essi hanno avuto pure la pretesa di salire persino sulla gloria degli altari. (E’ l’antico problema del fatto storicamente provato che abbiamo avuto la Controriforma ma non
la Riforma? Piccola deviazione, ci sono dei begli spiriti italici che di recente hanno imbrogliato le carte, sostenendo che la Controriforma va chiamata Riforma…)
Maledizione divina o marasma senile che sia, il presente stato della politica italiana, fa sorridere la nuova uscita di Adriano Celentano. Il quale ci conferma nell’opinione già antica, che di
lui (personalmente) consideravamo ottime soltanto le esibizioni musicali, non quelle politiche.
Il
vecchio ragazzo della via Gluck scrive al direttore del “Corriere della
Sera” per dire che “Silvio è cambiato”, e lui ci crede. Con l’aggiunta che il merito è anche di Veltroni…
Anche Eugenio Scalfari parla, nella sua “omelia” domenicale su “Repubblica”,
della “ultima maschera del nuovo statista”. Molto importante è il passo dove avverte Veltroni: se Berlusconi non condivide, traducendoli in atti legislativi, i valori legalitari (brutta
definizione che uso io per riassumere) del Pd, allora “il dialogo non potrebbe e non dovrebbe evidentemente aver luogo”.
A proposito del carattere “spigoloso” di Travaglio (fatto già oggetto sui giornali di soffiate mirate a minarne la credibilità morale), oggi proprio
sulla “Stampa” si parla di un altro carattere “spigoloso” (drammatiche coincidenze della Storia, o pura casualità?). In un doloroso articolo di Paolo Martini su Enzo Tortora a vent’anni dalla morte.
Spigoloso e solitario, il giornalista inventò sul finire degli anni Cinquanta la radio in diretta sui fatti del giorno (al secondo programma tra le 12.30 e le 13.30). Ma resta famoso per il suo
“Portobello”, antologia premonitrice di tutta la televisione di oggi.
Paolo Martini rivela tre particolari inediti sulla vicenda che (dal 17 giugno 1983) drammaticamente segnò l’esistenza di questo giornalista e presentatore televisivo sino alla morte. Andate a
leggere il suo articolo che, in pagina sulla “Stampa”, ha un occhiello che fa venire i brividi: “Quegli intrighi targati Dc”.
[Anno III, post n. 144 (521), © by Antonio Montanari 2008]
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