Vendredi 27 juin 2008
Improntebambini01g Le brutte cose della storia cominciano sempre in silenzio, nell'indifferenza, con l'ottimismo che non ne venga nessun grave danno, con la pia illusione che le cose andranno indubbiamente meglio, ed allora vivremo di certo tutti più felici e contenti.

Sono d'accordo con quanto ha scritto Francesco Merlo su "Repubblica" di oggi: "La Chiesa, che punisce e scomunica in materia di sesso e di scienza, perché tollera e accetta la volgarità dei leghisti contro i marginali e contro la gente da marciapiedi, contro i disperati dei semafori e dei campi, contro i loro bambini?".

È troppo ardito allargare il discorso all'aspetto razzista del problema?
È fuori luogo ripensare alle tragedie che colpirono i "nostri fratelli" maggiori, gli Ebrei?
Anche oggi molti fanno fatica a parlarne onestamente.
Anni fa un navigato intellettuale che guidava un'istituzione culturale cattolica, mi chiese una storia della presenza ebraica nella nostra città per una o due conferenze.
La composi, ma non potei fare quelle conferenze che mi aveva offerto.
La pubblicai sul settimanale diocesano, sollecitato dallo stesso direttore che avevo informato della faccenda.

Il campo cattolico è diviso non soltanto sulla politica tra veltroniani o berlusconiani. Lo è anche sulla carità. Ci sono preti di frontiera disposti all'accoglienza, altri (forse in maggioranza nei palazzi apostolici) diffidenti. I primi prendono il Vangelo a bussola, gli altri non so che cosa.

Che colpe hanno quei bambini mandati a rubare od a chiedere la carità? Lo Stato dovrebbe aiutare loro e le loro famiglie per una vita degna, decente e rispettosa di tutto e di tutti.
Lo Stato siamo noi, noi che siamo razzisti senza saperlo, e senza sapere nulla possiamo commettere qualsiasi infamia. Dal bruciare donne innocenti considerate streghe dalla voce popolare, al condannare allo sterminio chi non era di razza ariana.

C'entra o non c'entra, inserisco comunque questa citazione, da una pagina (di Tullio Gregory) appena letta: parla della "sorte di una monaca, buona, ma chiacchierona e di lingua procace, il cui cadavere seppellito in chiesa, fu estratto dalla sepoltura, squartato e per metà bruciato".


[Anno III, post n. 199 (576), © by Antonio Montanari 2008]

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par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
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