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9 juillet 2008 3 09 /07 /juillet /2008 17:45
Lavoro090708 Lavorano in cantiere edili. Non hanno vinto l'appalto, neanche sono in subappalto, ma semplicemente sono stati arruolati, al terzo grado della scala economica, da chi ha preso in consegna l'attività d'impresa.

Da vari mesi sono senza paga, hanno moglie e figli da sfamare, affitti da pagare. Ieri uno di loro, sotto un sole che spaccava le pietre e con un vento africano da stendere un gorilla, è salito sulla gru del cantiere. Quando sono arrivati i pompieri, non ci ha messo molto a lasciarsi convincere a scendere.
Per lui hanno protestato i colleghi. Lavoriamo ma non riceviamo i soldi a fine mese, hanno detto ai cronisti. Qualcuno, nella parte del datore di lavoro, ha detto agli stessi cronisti di stare attenti a quello che avrebbero scritto perché altrimenti lui avrebbe querelato.

Non è semplicemente un episodio di cronaca nera in una città come Rimini.
Il sistema degli appalti, dei subappalti e del lavoro in dipendenza da questi ultimi, non è nuovo. Anzi. Ma è la prima volta che i giornali sono stati costretti a parlarne.

Chi c'è dietro a tutto questo giro di lavoro e di imprese?
Di recente un settimanale riminese, "il Ponte" ha trattato del tema: "Da dove arrivano questi soldi?". Potremmo chiederci: da dove arrivano queste imprese? Chi c'è dietro di loro?

Lasciamo stare questo discorso. E ritorniamo a quell'altro: "Da dove arrivano questi soldi?" Tutti questi soldi...
Ha spiegato al "Ponte" Enzo Ciconte, scrittore, politico, esperto del settore: "Dobbiamo insospettirci davanti a cambi di gestione delle attività troppo frequenti. Dobbiamo insospettirci davanti a negozi vuoti che continuano a sopravvivere. Queste sono situazioni nelle quali è possibile ipotizzare che si annidino le criminalità organizzate, e che quelle attività in realtà siano delle lavanderie”.

Ribadisce Ennio Grassi, anche lui politico ed ottimo conoscitore delle cose locali e nazionali: "Rimini non è Napoli o Palermo, è impensabile pensare di vedere scene di ordinaria violenza o intimidazioni. La mafia piuttosto si manifesta secondo forme che non sono leggibili dalla collettività. Si infiltra attraverso forti quantità di denaro, creando, in seconda battuta, dei problemi nel normale andamento del mercato, qualunque esso sia".

Un po' di storia, come esempio. 1993. A febbraio l’operazione "Romagna pulita" si conclude con 106 arresti e sequestri di armi e droga: "Alcuni spacciatori, inchiodati dalle prove, hanno cominciato a ‘cantare’, e la lista degli inquisiti si è gonfiata a dismisura". Ventitré imputati sono poi assolti dal Giudice delle indagini preliminari che non crede ai pentiti: i carabinieri poi non avrebbero trovato sufficienti indizi. I principali imputati sono condannati nel 1993 a pene da uno a nove anni di reclusione. Alcune assoluzione sono dovute al cambiamento della legislazione sulla droga provocato dal risultato del recente referendum. Nel 1994, alla conclusione di tutto il processo per "Romagna pulita", saranno state irrogate pene per complessivi 204 anni, e multe miliardarie. In Corte d’Appello ci saranno delle riduzioni.

Un killer mafioso di un clan siciliano viene arrestato a settembre a Porto Verde. Il presidente dell’Antimafia, Luciano Violante, dichiara: "La mafia in Riviera ha vestito i panni puliti della intermediazione finanziaria, ma è ben presente".  Gli usurai hanno "i colletti bianchi": a gennaio sono stati eseguiti nove arresti, e quattro società dal credito ‘facile’ sono finite sotto inchiesta con l’accusa di truffa ed associazione a delinquere.

Per altre notizie, scaricate il mio testo "Rimini 1859-2004".

[Anno III, post n. 216 (593), © by Antonio Montanari 2008]

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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari
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