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25 juillet 2008 5 25 /07 /juillet /2008 18:00
Napolitano Sul primo Colle d'Italia, che è il Quirinale di Napolitano non il Pordoi di Coppi, si corre una gara che mira non a distruggere ma a consolidare la Costituzione.
Il traguardo è avvolto da qualche nebbia. Non tutti sono d'accordo sulla firma posta da Napolitano alla legge conosciuta come "lodo Alfano".
Con il quale quattro cittadini oggi sono più uguali degli altri rispetto alla stessa Costituzione ed alle comuni norme di Diritto.
Se uno dei presidenti delle prime quattro cariche dello Stato scaricasse proiettili di piombo nel corpo di una moglie o di un'amante, nessuno potrebbe trarlo in arresto.
Non soltanto per la fede si deve dire che si crede "quia absurdum". L'assurdo rientra tra le ipotesi normative delle cose.

Napolitano è una persona perbene. La sua prudenza politica lo ha portato a scegliere la firma del "lodo Alfano", quando avrebbe potuto percorrere altre due strade.
Richiedere che quella legge fosse approvata con l'iter previsto dalla Costituzione all'art. 138. Oppure inviare un messaggio alle Camere (art. 87).
Il rifiuto della firma avrebbe dovuto essere accompagnato da un messaggio "motivato" (art. 74), che è diverso da quello dell'art. 87. Quest'ultimo tipo di messaggio doveva partire dal Colle prima dell'approvazione parlamentare del "lodo Alfano".

Ciò non è avvenuto, come spiega con ineccepibile dottrina, il prof. Carlo Lodovico Grosso sulla "Stampa" di stamani, perché è stata scelta la strada del "male minore".
L'articolo di Grosso è emblematicamente intitolato "Di male minore in male minore", per avvertirci che così facendo si è intrapresa una strada pericolosa: "Di mediazione in mediazione, il quadro delle riforme compiute o in gestazione (...) è comunque desolante. Si è trasformato il presidente del Consiglio in una sorta di Principe liberato, sia pure a termine, dalle normali, doverose, responsabilità giudiziarie...".

Passando alla "ventilata riforma d'ottobre della giustizia italiana, Grosso osserva che "vi sono motivi di grande preoccupazione".
Queste cose il prof. Grosso le scrive in un "articolo di fondo" della "Stampa". E' la prima volta che il quotidiano torinese affronta la questione berlusconiana con un editoriale a tinte così fosche. Che non sono esagerate, ma il perfetto ritratto di una situazione grave. Come la ritrae l'autore del pezzo.

A proposito di giornali. "L'Unità" ha parlato di un "forte disagio" per il "lodo Alfano", con un invito a Napolitano a dire qualcosa al proposito.
Immediatamente si è voluta creare una contrapposizione fra il vecchio quotidiano comunista ribelle a Napolitano ed un ossequiente pensiero di Walter Veltroni.
Ma anche Veltroni è d'accordo sul fatto che sarebbe stato meglio "una legge costituzionale" (vedi art. 138).
Così si è espresso pure il "parisiano" Franco Monaco. L'unica nota stonata è quella venuta da Franca Chiaramonte, figlia di Gerardo ex direttore del foglio quand'era organo del Pci. Criticando Antonio Padellaro che guida la testata fondata da Gramsci, la signora Franca mostra come sia difficile percorrere strade nuove senza rimpiangere quelle vecchie.

E' questo il dramma interno al Pd. Grazie al quale oggi Berlusconi ha potuto rivendicare una patina di sinistra al proprio governo. E definire la sinistra suddita delle procure.
A questo punto il dramma del Pd rischia di diventare il dramma dell'Italia, passando "di male minore in male minore".


[Anno III, post n. 232 (609), © by Antonio Montanari 2008]

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Published by antonio montanari - dans Informazione
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