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26 juillet 2008 6 26 /07 /juillet /2008 18:33
3361fassino Dicono che i giovani studenti tedeschi non conoscono la Storia, se attribuiscono agli alleati americani la costruzione del muro di Berlino.
Ma forse anche Gianni Baget Bozzo non ricorda bene il passato dell'Europa nel secolo XIX, se sogna di dare tutto il potere ai Silvio, come una volta in Russia vollero dare tutto il potere ai soviet.

Baget Bozzo cerca di superare partiti ed equilibri costituzionali dello Stato di Diritto, per consegnare l'Italia al governo personale di Berlusconi, proponendo la revisione dell'art. 138 della nostra legge fondamentale.
Baget Bozzo giustifica la sua proposta mascherandola sotto l'insegna del motto "tutto il potere al popolo". Che non soltanto appunto rassomiglia tanto al ricordato proposito rivoluzionario di "tutto il potere ai soviet" d'infausta memoria, ma è un trucco logico che parte da una premessa di tipo teologico: "Berlusconi è diventato il volto della politica italiana".

Questo lo "crede" (appunto fideisticamente) don Baget Bozzo. Ma non risponde alla verità effettuale. L'uomo solo al comando non significa un uomo solo nell'agone politico. Vada per Fini, eclissato nella presidenza della Camera. Ma Bossi e la Lega dove li mettiamo?

Il cavaliere per ora sta facendo il gioco delle tre carte, ipnotizzando l'opposizione non perché sia un mago, ma perché il povero Fassino cade nel tranello dell'applauso unanime contro i giornali che rivelano certe notizie. Per cui Berlusconi può presentarsi come quegli attori di varietà che ballano il tango con metà corpo vestito da uomo e metà da donna. E così dire, come ha fatto ieri, di essere il capo della destra che fa una vera politica di sinistra.

Ha ragione Giuseppe D'Avanzo a scrivere su "Repubblica" di oggi che "l'applauso corale che ha accolto Fassino alla Camera è degno di attenzione. Annuncia una brutta stagione per l'informazione imputata di essere, quando fa il suo lavoro, soltanto 'disinformazione'".
Giustamente D'Avanzo richiama il precedente di "Telekom Serbija" (2006) e la "maligna macchinazione" contro Prodi e lo stesso Fassino. D'Avanzo scrive pure che in questa storia (Tavaroli-Telecom) "sono proprio i fatti che si preferisce omettere".

Ma la "scomparsa dei fatti" è una specie di marchio di fabbrica di Marco Travaglio, il quale di recente a D'Avanzo non è risultato troppo simpatico. Adesso D'Avanzo sembra arrivare come conclusione alle "premesse" di Travaglio che gli erano rimaste indigeste, a proposito del "caso Schifani".
Comunque è positivo che già due firme di peso dicano la stessa drammatica cosa, il potere italiano si basa su trame oscure e sulla "disinformazione" da troppi anni. Altro che Berlusconi volto nuovo della nostra realtà politica.


[Anno III, post n. 233 (610), © by Antonio Montanari 2008]

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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari
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