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25 novembre 2008 2 25 /11 /novembre /2008 12:03
L'hanno fatto per "divertirsi". Tentato omicidio di un barbone con le fiamme...
Discutete pure della crisi dei valori, del vuoto di questa società, e di tanti bei temi da intellettuali come li chiamano nella mia città (Rimini, il luogo dove tutto ciò è accaduto). Ma io non ci credo. Non credo che a quel "vuoto" declamato non corrisponda un'idea, un'immagine. Un progetto. Per cui si disprezza un altro uomo e si cerca di ucciderlo soltanto perché è un clochard.
L'uomo è un animale politico. Che a vent'anni si dichiari che ci si voleva soltanto divertire, forse è semplicemente il comodo paravento per nascondere le scelte dell'animale politico.
Avallare quelle dichiarazioni significa prendere una scorciatoia per negare le evidenze.
A vent'anni i giovani normali si "divertono" altrimenti. Tirare petardi ad un poveraccio e poi dargli fuoco, è qualcosa che il mondo adulto dovrebbero leggere con un occhio meno rassegnato al verbale di polizia.

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Published by antonio montanari - dans Rimini
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Alberto Cristofano 03/12/2008 10:06

Idee che brucianoHanno ragione i ragazzi del "Laboratorio Paz". Non si tratta di una bravata, magari spiegabile con la "noia". L'azione incendiaria contro il barbone della Colonnella è stata qualcosa di più serio. Che nasconde una crisi non soltanto cittadina ma dell'intero Paese.Ha ragione il direttore del settimanale cattolico "il Ponte" che, nel suo ultimo editoriale, evidenzia la cultura xenofoba dei giovani studenti.A questo punto non limitiamoci alle denunce. Occorrono iniziative concrete. I giovani del Paz avevano occupato la ex centrale del latte per parlare anche di queste cose, e sappiamo com'è andata a finire. Forse neppure loro, come nessuno di noi, possiede la ricetta miracolosa per risolvere i problemi. Ma il modo migliore per cominciare ad affrontarli, non è chiudere la bocca a chi chiede la parola.Ha scandalizzato di più i benpensati la loro occupazione di un locale privato, che l'attentato al clochard della panchina. Non è un paradosso. E' la conclusione che si può trarre dalle discussioni lette. Buttarla sulla divagazione ("l'hanno fatto per divertirsi"), significa allontanarsi dall'esame della realtà.Vorrei mettere a confronto l'azione "delinquenziale" del Paz con la denuncia del procuratore della Repubblica Battaglino, alla vigilia dei suo pensionamento: Rimini è una città con una corruzione diffusa "ancora da colpire".Con tutto il rispetto dovuto ad un autorevole rappresentante dello Stato e del suo potere giudiziario (uno dei cardini della concezione costituzionale moderna), non possiamo tacere l'impressione di una visione della città come qualcosa che sfugge proprio a chi dovrebbe meglio conoscerla per agire su di essa. Se dopo 18 anni di presenza a Rimini, Battaglino può dire che c'è questa "corruzione diffusa ancora da colpire", ci chiediamo retoricamente che cosa non sia stato fatto per eliminare il fatto così deprecato.Sapere che esiste la "corruzione diffusa" non dovrebbe significare, per il potere giudiziario, la necessità di mettere in atto gli strumenti che esso possiede per eliminarla od almeno ridurla?Alberto CristofanoRiminiLettera pubblicata sul "Corriere Romagna" di oggi 3 dicembre 2008