Vendredi 28 novembre 2008
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Ma insomma il boom turistico di Rimini è stato soltanto una botta di fortuna? Me lo chiede un amico.
Non credo. Sono un po' addentro alla storia del turismo per motivi personali. Mio padre venne a Rimini all'Azienda di
Soggiorno nel 1930... Ed anche per curiosità di cronista, una volta sulla breccia ed ora forzatamente alla finestra.
Giorni fa leggevo una guida di Rimini uscita nel 1933. Pubblico a parte alcune considerazioni relative a quegli anni.
Qui, per rispondere compiutamente all'amico, aggiungo soltanto pochi elementi.
Anni Trenta. Per dare un'idea della questione, riproduco quanto mio padre Valfredo Montanari (capo ufficio dell’Azienda di Soggiorno) scriveva sul «Corriere del Mare» del Ferragosto 1930: «... abbiamo vissuto
momenti di aspirazioni infinite. [...] La valorizzazione industriale della Riviera Riminese non è impresa di facile compimento».
Il decennio s'avvia alla conclusione sabato 2 settembre 1939, quando «il Popolo d’Italia» annuncia: «L’Italia con le armi
al piede».
Dopoguerra. Furono anni duri. La ripresa avvenne in mezzo ad enormi difficoltà, in un contesto internazionale dominato
dalla "guerra fredda", con tanti problemi legati alla "ricostruzione" della città.
Fu il periodo delle "farfalle", ovvero delle cambiali, del mondo agricolo che travasava sul litorale esperienze ataviche
ed idee innovative. Assieme al progetto della gestione di un turismo a misura d'uomo. Ovvero dell'albergatore che diventava amico dell'ospite, non soltanto un gelido fornitore di
servizi.
Niente cadde dal cielo. Anche se il discorso "politico" registrava incomprensioni, gelosie, e cose del genere che non
facilitarono i processi di crescita. Ne parlai in un volumetto in ricordo di mio padre, "Marina Centro". Può interessare, in
particolare, il capitolo intitolato "Sdrai e poltrone" (che faceva il verso ad un libro celebre ,"Navi e poltrone" di
Antonio Trizzino, 1953).
Par antonio montanari
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Publié dans : Rimini
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