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22 janvier 2009 4 22 /01 /janvier /2009 17:00
Ringrazio Demata del commento che ha inserito al mio post "Soliti noti".
Rispondo. Non volevo suggerire alcun discorso politico. Osservavo soltanto che "anche le cose più dolorose della storia presente, noi in Italia le trasformiamo nel carosello dei soliti noti".

Scriveva Italo Calvino a proposito della narrativa sulla ritirata di Russia: "... le memorie degli alpini nascono dal contrasto di un'Italia umile e sensata con le follie e il massacro della guerra totale".

Davanti alle follie ed ai massacri contemporanei, dobbiamo educare il nostro "occhio" a leggere i fatti stando dalla parte delle vittime, umili e sensate come quei soldati. Questo penso. Non ho progetti politici, che non contano nulla, neanche se li presentano illustri giornalisti.

Né la signora Annunziata né Santoro hanno, nel momento del loro battibecco, assunto il punto di vista delle vittime delle follie e dei massacri. Hanno addotto le loro ragioni personali. Grevemente Santoro, con (spensierata) rinunzia la signora Annunziata. Su quelle ragioni personali si è esercitata la cronaca del giorno dopo. Tutto qui. Il fatto in sé non può essere negato.

Diceva Senofonte ai suoi: "I nemici hanno buone ragioni per insidiarci...".
Di queste buone, reciproche ragioni si dovrebbe occupare il giornalismo, e non dello spettacolo in sé dove due personaggi noti e stranoti battibeccano fra loro.

Commentava Calvino il passo di Senofonte: "L'esercito degli Elleni [...] non distinguendo più fra dove è vittima e fin dove  è oppressore, circondato anche nella freddezza dei massacri dalla suprema ostilità dell'indifferenza e del caso, ispira un'angoscia simbolica che forse possiamo intendere soltanto noi".

Angoscia. Non la cancellano i battibecchi né i proclami dei politici.
"Sunt lacrimae rerum"... Il verso virgiliano era reso da Giovanni Pascoli (1897) con "son cose che fanno piangere". Oggi si legge e traduce diversamente per via di una virgola (accontentiamo pure i filologi): "sunt lacrimae, rerum...", la gloria ha lagrime...

Nelle "cose" della guerra ci sono soltanto lagrime, come vediamo sui volti di israeliani e palestinesi coinvolti nella conta dei morti. Come sempre, la poesia dice sempre più della politica.


[22.01.2009, anno IV, post n. 27 (747), © by Antonio Montanari 2009]

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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari
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