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21 février 2009 6 21 /02 /février /2009 16:19
Corsera Non l'avevo mai sentito dire che le foibe "titine" fossero anche un fatto "fascista". Un mio concittadino, uomo di legge (avvocato di professione), classe 1945, sostiene che i soldati italiani abbandonati a loro stessi l'8 settembre 1943, ed in fuga dalle terre occupate, dovevano essere processati.

Queste le parole esatte che leggo sul settimanale riminese "il Ponte" (22.2.2009, p. 17): "Tutti i militari fascisti che dopo l'armistizio fuggirono da Istria andarono in Italia per riprendere il loro lavoro senza che si sapesse della loro condizione di fuggitivi. Nessuno fu mai processato".
L'avvocato sta parlando delle "responsabilità" nelle vicende istriane (leggasi: foibe). Quei militari in fuga dopo l'armistizio non erano più "fascisti", essendo stato rimosso Mussolini il 25 luglio. Erano in fuga come il loro capo, il re d'Italia. Erano stati abbandonati al loro destino. E lungo il loro cammino si trovarono la Repubblichina, l'arruolamento forzato, la minaccia di essere passati per le armi in caso di renitenza.

L'avvocato dimentica la Storia. E sostiene opinioni "strane" e "mal fondate", per ispirarci alle parole di Manzoni sul cardinal Borromeo. Non si sa a quale scopo. Chi parla deve documentarsi. Non può raccontare storie che non stanno né in cielo né in terra. Processati quei fuggitivi? Da chi, perché, come? Un uomo di legge dovrebbe porsi queste domande prima di inoltrarsi sul terreno del Diritto. E ricordare non favole ma storie vere, che tutti possono documentari.

Ha scritto Mario Fazio sulla "Stampa" del 14 settembre 2003: «Migliaia di ventenni scelsero come me di rifiutare Salò. Pur non essendo ancora informati dei campi di sterminio e di altri orrori e barbarie sentivamo l’impossibilità di aderire alla parte fascista, alleata o sottoposta ai “camerati nazisti”. Un’alleanza che prometteva altri lutti e dolori, che sbarrava il cammino verso la fine della tragedia e la conquista della libertà, mai vissuta nella nostra giovinezza.»

Racconta mio suocero, classe 1923: «Bisognava gettare la divisa. I civili di Fiume ci offrivano vestiti borghesi che a noi servivano per non essere riconosciuti dai tedeschi, e per non essere catturati. I civili avevano bisogno delle nostre armi. Le passavano anche ai partigiani.»

Tutta la vicenda personale di mio suocero, Alfredo Azzalli, è narrata in un mio breve testo: "Stellette addio. L’8 Settembre 1943 del soldato Alfredo Azzalli", leggibile su Internet e nel blog.

[21.02.2009, anno IV, post n. 59 (779), © by Antonio Montanari 2009. Mail]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Published by antonio montanari - dans Informazione
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