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15 mars 2009 7 15 /03 /mars /2009 17:15
15032009blog_stampa Per i poveri cristi contano poco le dotte dispute teologiche di cui son pieni i quotidiani di questi giorni.
Valgono più certe parole come quelle di don Gino Rigoldi alla "Stampa" di oggi: la Chiesa "è troppo lontana dalla gente. Mancano sensibilità e autentico spirito di condivisione".

Don Gino rinvia alle parole di monsignor Fisichella, severo ministro vaticano per la bioetica, il quale ha scritto su "L'Osservatore Romano" di ieri sera un fondo intitolato: "Dalla parte della bambina brasiliana".
In esso c'è un passaggio dal doppio significato: per l'aborto la scomunica "si attua in maniera automatica"; per la bambina brasiliana, "non c'era bisogno di tanta urgenza e pubblicità".

Sui giornali di oggi, si è sottolineata soltanto questa seconda parte del testo, sino a deformarne il significato nei titoli. Il "CorSera" parla di "scomunica sbagliata", "La Stampa" di un "errore", "la Repubblica" sottolinea tra virgolette che quel vescovo brasiliano "ha sbagliato".
Ciò che dovrebbe interessare (e preoccupare), è il fatto che resta immutabile la scomunica anche in questi casi, quando ci si dimentica del detto di Gesù che non è la legge fatta per l'uomo, ma l'uomo per la legge.

Circa la lettera del papa ai vescovi, oggi il "CorSera" offre un commento di Alberto Melloni sulle "tre svolte di Ratzinger".
Prendiamo la seconda. Melloni spiega che il papa abbandona il linguaggio usato nel 2005. E ricorre ad una distinzione che definisce "troppo sottile" per certi pubblicisti. Ed infatti, noi (modestamante parlando) non l'abbiamo compresa.
Però ricordiamo il linguaggio usato ad apertura di conclave dall'allora cardinale Ratzinger. Con quell'atto d'accusa contro l'imperante relativismo: "Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all'altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all'individualismo radicale; dall'ateismo ad un vago misticismo religioso; dall'agnosticismo al sincretismo e così via".

Bello, affascinante, teologicamete perfetto pure il pezzo di mons. Bruno Forte sul "Sole-24 Ore". Che alla fine si trasforma nell'atto d'accusa contro ogni forma di critica, se scrive che "più grande è il compito, più grande l'amore richiesto, più la croce della solitudine sarà presente". Ovvero resta inevitabile la distanza fra la Chiesa come istituzione e l'umile dolorosa tragica condizione umana? (Il Vangelo non è mai così astruso come i suoi commentatori...)

Infine Enzo Bianchi sulla "Stampa", nell'apparente calma del discorso sulla questione lefebvriana, inserisce inquietanti accenni ai retroscena curiali: negli ultimi dieci anni nella Chiesa romana abbiamo assistito a tutto: "calunnie fantasiose, interpretazioni false, denigrazioni, ricostruzioni accomodate di eventi fatte cirolare con l'aiuto di qualche giornalista compiacente per attaccare o screditare ora un cardinale, ora un vescovo, ora uomini di chiesa". E chiamalo se vuoi amor fraterno...

Se  la Chiesa "è troppo lontana dalla gente", la colpa non è di certo della gente, ci sembra di poter concludere passando da don Gino Rigoldi a Enzo Bianchi. Ma anche don Gino lancia una frecciatina non da poco: "Molti vescovi vivono come politici. Assumono un ruolo e perdono il senso della condizione umana. Non sanno più trasmettere il volto misericordioso di Cristo. Hanno i loro riti, carriere, simboli".

[15.03.2009, anno IV, post n. 80 (800), © by Antonio Montanari 2009. Mail]


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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari
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