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26 mars 2009 4 26 /03 /mars /2009 16:00
Cicchitto_blo_26.03.09 Rassicuro chi, commentando in un altro blog il mio post "Bagnasco furente", mi ha definito "radical-chic". Non sono mai stato né radical né radicale, né tanto meno "chic". Basta frequentarmi per pochi minuti per accorgersi che sono a sufficienza ruvido nei modi e nei pensieri per non meritare tale gratuita etichetta.

Non mi appartiene l'eleganza dei politici o la dialettica dei venditori televisivi di tappeti. Apprezzo le idee semplici non soltanto per deficienza personale nel raggiungere alti traguardi, ma soprattutto perché cerco di fare mia, nella pratica quotidiana, l'aurea massima di Cartesio: "le cose che noi concepiamo in modo chiarissimo e distintissimo sono tutte vere".

Idee "tutte vere" ha creduto di esporre ieri in una lunga intervista al "Corrierone" Fabrizio Cicchitto raccontando ad Aldo Cazzullo non soltanto la nascita del partito personale del cavaliere, ma ben quarant'anni di storia patria.

C'è del genio nelle "verità" di Cicchitto, come in tutte le storie costruite "ad usum delphini". Non ho motivo per contestargli alcunché di quello che sostiene circa Berlusconi, né sull'antico rapporto con i ciellini, né sulla visione "laica" (le virgolette sono di Cicchitto) del fascismo che ebbero pure "De Felice e in fondo" la stessa borghesia italiana.

Si potrebbe obiettare soltanto che i matrimoni d'interesse sono sempre esistiti, ma di solito sono etichettati in maniera diversa da quelli d'amore. Niente impedisce all'interesse di trasformarsi in passione, ma niente garantisce che l'augusto ed anziano marito non sia beatamente cornificato dalla fanciulla in fiore portata al suo talamo con ricca dote e pure solerte ricerca del piacere al di fuori del noioso ed insipido talamo coniugale.

Berlusconi, sull'onda di tangentopoli, eroicamente cavalcata dal suo re di cuori dell'informazione televisiva, Emilio Fede (di nome e di fatto), ideava nel settembre 1993 un partito "senza nome". Lo racconta oggi sullo stesso "Corrierone" Marcello Dell'Utri in un'altra istruttiva intervista, a Paola Di Caro. Una specie di amarcord con perle come il giudizio su un ex presidente del Senato, Carlo Scognamiglio, che Dell'Utri definisce "il nulla assoluto". La piazza non passava di meglio, oppure fu una questione di fiuto non allenato in chi lo destinò all'alta funzione?

A quel partito (creato da un imprenditore che Bettino Craxi aveva favorito con il decreto sulle televisioni, 20 ottobre 1984), approda pure Cicchitto. Che ora rilegge tutta la storia sua, dell'Italia e del mondo come se veramente nessuno dall'esterno avesse aiutato la sinistra italiana in quella che lui stesso oggi chiama "l'egemonia culturale". Tramontata grazie a Berlusconi.
E che forse sarebbe più corretto definire egemonia economica sotto la specie della sinistra di tanti personaggi che miravano soltanto a fare i soldi, come in quella scenetta da avanspetaccolo, "Vai avanti tu, perché a me vien da ridere".

Molti a sinistra hanno onestamente lavorato credendo che il mondo potesse essere migliorato mettendo in pratica massime assolute come l'uguaglianza fra tutti gli uomini. Moltissimi a sinistra hanno badato solamente a fare affari.
Nella mia città fra fondi governativi (650 milioni di lire alla fine degli anni 50 ad una grossa industria ora in grave crisi dopo tante, recenti celebrazioni ufficiali dei suoi meriti gestionali), fra evasione fiscale e lavoro nero, molta gente di sinistra conservava a sinistra soltanto il portafoglio.

Una città abituata a "compromettersi" nascondendo le varianti edilizie sotto le più eleganti formule. Una città in cui soltanto grazie ai voti del centro-destra cattolico è stata eletta l'attuale giunta comunale di centro-sinistra.
Di queste realtà simili a Rimini, quante ce ne sono in Italia? Lo chiedo a Cicchitto che taglia con l'accetta ciò che invece il bisturi chirurgico fatica ad eseguire. Perché questa è la politica. Un voto oggi a me, una assunzione domani a te. Fatti che non possono essere negati, sono sotto gli occhi di tutti. Di tutti quelli che vogliono vedere.

On. Cicchitto s'informi su come nella periferia dell'impero vanno le cose all'insegna dei più plateali e clamorosi favori tra le forze che a Roma sono in opposizione, ma che localmente si danno una mano. Nulla di male, basta saperlo e dirlo. Non cercare di mettere a tacere chi lo scrive.

Cicchitto chiude l'intervista facendo un bilancio in parallelo fra Berlusconi e Craxi. Il primo cerca il consenso, il secondo mirava allo scontro. Il cavaliere non maltratta amici o collaboratori. Bettino invece "aveva un carattere insieme forte e aggressivo".
Cicchitto non aggiunge altro. Una modesta pratica di mondo ci permette di azzardare una postilla alle sue riflessioni da politico "sbettinato". Chi ha molti soldi facilmente ha successo. Chi ha cattivo carattere spesso è fregato dagli altri con la scusa del cattivo carattere medesimo. Per Craxi è andata così. Esule o latitante che sia considerato, fu il primo a fare severamente i conti non con l'egemonia di una fantomatica sinistra (come quella di cui parla Cicchitto), ma con la reale, granitica egemonia comunista. Che risultava tanto utile anche ai democristiani. Per cui alla fin fine Craxi fu vittima sacrificale, mediante fuoco amico, tradimenti fraterni e strategie avversarie.

Ridurre la storia a questioni di carattere, ridimensiona non la persona di cui si parla, ma chi ne tratta in tal modo.
A Cicchitto dobbiamo una rivelazione fornitaci dal "Corrierone". Berlusconi non ha vinto con le televisioni, ma "anzitutto con i libri". Chiediamo scusa, non ce ne eravamo accorti. Leggiamo troppo i libri e guardiamo poco la televisione. Colpa nostra.

L'atteggiamento di Cicchitto non è frutto di una mentalità da "compagnuccio della parrocchietta" alla Alberto Sordi in quel film memorabile che dispiacque tanto ai dc. E' l'effetto perverso di un'educazione moralistica imposta dal cavaliere ai suoi seguaci, come se fosse il guru di una setta religiosa.
Non se ne dovrebbe invece trovare traccia in spiriti laici come quello di Cicchitto. Perché egli tale si dichiara con Cazzullo, aggiungendo di essere vicino ad Obama per le staminali e di essere lontano dal papa per il preservativo 'africano'. (Che non funzionerebbe, ha spiegato in tivù Lucetta Scaraffia, storica, a causa del caldo che fa laggiù...)
Cicchitto stava con le ragioni di Welby... Ed allora, ci scusi che ci fa in casa del cavaliere? Quella casa in cui, come scrive oggi Mario Pirani su "Repubblica", si è pensato di trasformare, per il nostro Paese, in atto meritorio ciò che sino ad ieri era reato.

Dalla parte di Pirani sembra posizionarsi lo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini, quando oggi dichiara: "Il premier non può irridere le regole". Berlusconi aveva detto: "Ci sono troppe procedure, bisogna ammodernare lo Stato, per questo siamo indietro su tutto, anche in Parlamento. Adesso sei lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non si conosce nulla. Quando ho fatto il paradosso del capogruppo che vota per tutti era per dire che gli altri sono veramente lì non per partecipare ma per fare numero".
Replica di Fini: "La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise che devono essere rispettate da tutti, in primis dal capo del governo. Si possono certo cambiare ma non irridere". Che ne pensa Cicchitto, tessera P2 numero 2232?

La tessera P2 numero 625, dottor Silvio Berlusconi, rispose a Craxi nel 1984, dopo il decreto sopra citato: "Caro Bettino grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio". E chiamale se vuoi collusioni...

[26.03.2009, anno IV, post n. 90 (810), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]


[Tutti i post di questo blog sono "DOG" = "Documentazione di originalità garantita" dal "Consorzio invenzione produzione e consumo informazioni originalmente prodotte", in sigla: Cip&Ciop.]


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