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29 mars 2009 7 29 /03 /mars /2009 17:00
Tremonti_blog.29.03.09 Non un comizio, ma una terribile noiosa lezione ha impartito Giulio Tremonti lasciando indifferenti gli uditori del PdL, mentre il suo collega Brunetta piangendo sul palco degli oratori ha provocato una facile standing ovation per aver parlato male della "burocrazia parassita".

L'aggettivo per la verità è vagamente stalinista, e si pone onestamente sul solco del leader Silvio Berlusconi, immagine speculare del "Migliore" d'antan, quel Palmiro Togliatti che il cavaliere venera senza saperlo. Anzi disprezzandolo per un complesso freudiano.

Tremonti ha ripetuto una frase non sua ma di Domenico Siniscalco, questa crisi è "la fine non del mondo ma di un mondo". Ha ripreso dal conservatori americani sconfitti da Obama la teoria del capitalismo compassionevole. Ha spiegato che la parte più avveduta del centrodestra ha visto la crisi prima del centrosinistra. Con ciò escludendo Berlusconi dalla parte più avveduta perché il premier a lungo ha negato la recessione.

Ciononostante, all'arrivo sul palco, il ministro ha potuto essere solleticato da un cortese elogio della speaker che lo ha modestamente presentato come "l'uomo la cui genialità l'Europa ci invidia".

La ciliegina sulla torta del prof. Tremonti è stata la citazione di sant'Agostino, come se lui fosse stato un abate chiamato a predicare dal pulpito di una chiesa medievale: "Nella necessità l'unità, nel dubbio la libertà, e verso tutti la carità".

Ciò che fa sentire la lontananza dell'ultima parte della citazione dal tempo presente, è che quella parola "carità" urta contro la parola "giustizia". Forse ritenuta troppo azzardata da parte di Tremonti.

Ma proprio per questo, nessuno lo autorizza a credere di essere "dal lato giusto della Storia". Quest'ultimo pensiero, dovrebbe sapere il prof. Tremonti, non ha mai portato bene a chi lo ha preso come modello di comportamento politico.

Ed all'abate Tremonti ci permettiamo di suggerire come la libertà sia garantita dalla presenza del dubbio. I dogmatismi tipo credersi "dal lato giusto della Storia" non favoriscono né il dubbio né la libertà.

Per credersi "dal lato giusto della Storia", almeno la Storia bisogna conoscerla. Non basta fare come ha fatto il ministro, dire che non si va incontro alla "mezzanotte della Storia", ma ad una svolta "che batte la sua ora nelle nostre vite".

Che brutto ricordo evoca quella frase: "Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria". Era il 10 giugno 1940. Per evitare queste fastidiose "assonanze", la Storia bisogna conoscerla. Non basta predicare una massima di sant'Agostino.

[29.03.2009, anno IV, post n. 93 (813), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]


[Tutti i post di questo blog sono "DOG" = "Documentazione di originalità garantita" dal "Consorzio invenzione produzione e consumo informazioni originalmente prodotte", in sigla: Cip&Ciop.]


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