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6 avril 2009 1 06 /04 /avril /2009 17:06
Blog_terremoto Lo sappiamo tutti che il pericolo-sisma è una costante della storia italiana. Non sappiamo se un terremoto sia scientificamente prevedibile. La statistica ci orienta verso il sì, però la statistica non è "la" previsione, è una indicazione di tendenza.

Ma la statistica suggerisce pure di adottare particolari strumenti nell'edificare le case, eccetera. Purtroppo le antiche abitazioni non sono "rinforzate" per poter resistere ad un terremoto. Per cui, come previsto, succede sempre che ci sono morti e distruzioni.
Non "scientificamente prevedibili" come suggerisce il capo del governo. Per rispondere a chi giorni fa aveva sostenuto il contrario, come il fisico Giampaolo Giuliani, che per le sue affermazioni era stato persino denunciato per procurato allarme.

Nella mia terra, la Romagna, era famoso Raffaele Bendandi, "l' uomo che anticipava i terremoti", "nato il 17 ottobre del 1893, figlio di contadini poveri e perciò studente fino alla sesta elementare, e però dodicenne tanto geniale da costruirsi un suo telescopio", come scrisse sul "Corriere della Sera" Gelminello Alvi il 5 novembre 2004: "il percome delle sue previsioni lui non lo spiegava mai. Eppure gli pareva elementare: la cagione dei terremoti non sia da cercarsi sotto ma sopra la terra: nelle forze di attrazione dei pianeti e del sole".

Giuliani usa altri sistemi, su cui non siamo in grado di pronunciarci. Fatto sta che i terremoti spaventosi per l'Italia non sono imprevedibili. Per cui, come abbiamo già scritto sopra, "come previsto" registriamo altri morti e altre distruzioni. Sta alla politica provvedere al bene comune, non basta mettere a tacere uno studioso senza averne l'autorità scientifica, bisogna adesso provvedere a ricostruire e ad aiutare molte, molte famiglie.

Come? Dove trovare i soldi per quell'aiuto nel Paese dell'evasione fiscale? Bisogna andare al concreto immediatamente. Non fingere di non vedere. Buttando fumo negli occhi a chi cerca di guardare con attenzione alle cose. Per la nostra classe politica, tutta non soltanto quella di governo, si apre una nuova pagina, drammatica soprattutto perché non è nuova la situazione da affrontare. Riaffiorano vecchi ricordi e vecchie storie di gente lasciata nelle baracche a tanti anni di distanza dai sismi di cui fu testimone.

Altro che sogni di gloria con il ponte sullo stretto di Messina. "Sprechi e ritardi: l'Italia amara del dopo-terremoti" è un titolo del "Corriere della Sera" del 2 novembre 2002. In quell'articolo di Marco Galluzzo si legge all'inizio, a proposito del Belice: "«Lo sa che nei giorni scorsi, quando aspettavamo le baracche, è venuto uno con tanti fogli in mano. Speravamo che fosse finalmente il nostro turno per le baracche. Quello chiamava per nome e noi ci presentavamo. Ci dava un foglio e noi eravamo contenti. Ma poi ci siamo accorti della fregatura: era la cartella delle tasse». Era il 2 agosto del 1968, sei mesi dopo il disastro. Una burocrazia pubblica spietata mostrava un volto che sarebbe divenuto ordinario per migliaia di terremotati".

[06.04.2009, anno IV, post n. 102 (822), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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