Dimanche 10 mai 2009
7
10
/05
/Mai
/2009
15:01
Un perfetto ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesti ci è offerto da Bernd Roeck e Andreas
Tonnesman in "Federico da Montefeltro. Arte, stato e mestiere delle armi" (Einaudi, aprile 2009), traduzione a cura di Sylvie Accornero di un testo apparso a Berlino nel 2005.
In un breve resoconto come il nostro, si può soltanto segnalare la rivalutazione del personaggio
riminese, in passato ampiamente diffamato da Jacob Burchardt sulla scia di Pio II.
Burchardt aveva definito Sigismondo Pandolfo Malatesti come "delinquente" ed "audace pagano" (p.
112).
In questo nuovo testo (p. 114) invece giustamente si scrive che "le accuse che bollarono Sigismondo come
eretico e pagano blasfemo erano del tutto campate in aria".
Sul Tempio riminese, leggiamo che alla sua origine c'è "un cristianesimo impregnato di erudizione
antiquaria e di idee neoplatoniche. che si potrebbe definire di avanguardia". Infatti tale forma di cristianesimo anticipa un genere iconografico poi entrato a far parte della cultura religiosa
della Chiesa romana (p. 114).
Circa l'origine di Sigismondo, lo si definisce figlio di "un'amante ignota".
Se la traduzione vuol significare che sua madre era un personaggio sconosciuto rispetto alle altre famose
donne malatestiane del Quattrocento, il discorso fila.
Se invece sottintende che non se ne conosce il nome, va precisato che si tratta di Antonia da
Barignano.
Antonia dette a Pandolfo III Malatesti anche un secondo figlio, Domenico (il quale si farà chiamare
Malatesta Novello), nato sedici mesi dopo Sigismondo.
Nel 1421 Pandolfo III perde la signoria di Brescia, e decide di affidare Sigismondo e Domenico al proprio
fratello Carlo Malatesti di Rimini, marito di Elisabetta Gonzaga.
Pandolfo III fa base a Fano e diventa capitano generale della Chiesa (1422) e di Firenze (1423), prima di
morire a 57 anni il 4 ottobre 1427, durante un pellegrinaggio a piedi da Rimini a Loreto.
Sigismondo e il fratello sono educati personalmente da Elisabetta Malatesti.
Defunto Carlo (14.9.1429), il ruolo di Elisabetta nella vita di Sigismondo e Novello diventa ancor più
fondamentale.
Carlo nel 1428 li ha fatti legittimare da Martino V, assieme al loro fratellastro Galeotto Roberto
(1411-1432, nato da Allegra dei Mori). Nello stesso 1428 Galeotto ha sposato Margherita d’Este, figlia di Nicolò III signore di Ferrara.
Di Antonia da Barignano possiamo ipotizzare una silenziosa presenza accanto ai figli sino alla scomparsa
di Elisabetta Gonzaga (1432). Se tollerata ed accettata, oppure soltanto ignorata, le cronache tacciono. Forse Elisabetta non volle privare Sigismondo e Novello della vicinanza della madre, che
non considerava in contrasto con il proprio ruolo. Ad Antonia la cura degli affetti più intimi, a lei quella degli affari pubblici. Non un compromesso, ma un equilibrato progetto
politico.
Alle due dame non dovettero far velo né gelosie né egoismi. Lo scopo era eguale per entrambe, far grandi
i due fanciulli sbalestrati da Brescia a Rimini in quella corte che si offriva quale «magistra vitae», con le disavventure presenti ed i successi passati. In essa i due giovani eredi maturano
tramite le conversazioni con i dotti di passaggio, ed i libri letti e commentati assieme ai famigliari. Con una naturalezza nata dal desiderio di affinare gli intelletti alle prove
future.
Nel testo di cui stiamo riferendo, a proposito della biblioteca di Federico da Montefeltro si scrive che
costui "fu tra i primi" ad aprirne una al pubblico: "si trattava di una strategia nuova che si rivelò vincente a lungo termine, perché rompeva risolutamente con l'idea superata di monopolio della
conoscenza detenuto dai monaci e instaurava un'alleanza tra cultura, vita pubblica e potere. Da un lato faceva l'interesse degli umanisti, dall'altro corrispondeva al bisogno di legittimazione
del sovrano moderno" (pp. 154-156).
Al proposito si cita la biblioteca malatestiana di Cesena ma non quella di Rimini, (*) dimenticata non
dagli studiosi stranieri ma proprio da quelli locali che non l'hanno mai valorizzata.
Antonio Montanari
© RIPRODUZIONE RISERVATA
(*) Chi è interessato a ricevere il nostro testo "Novello Malatesti, scolaro a corte. Educazione
umanistica e suo progetto della Biblioteca Malatestiana di Cesena", può scriverci all'indirizzo indicato nel blog. E' disponibile la versione aggiornata con un’appendice sulla BIBLIOTECA MALATESTIANA DI SAN FRANCESCO A RIMINI, la prima biblioteca pubblica d’Italia, che servì da modello ideale a Novello Malatesti per la gloriosa istituzione cesenate.
Par antonio montanari
-
Publié dans : Rimini
0
Derniers Commentaires