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15 mai 2009 5 15 /05 /mai /2009 18:00
Noi no. Non siamo inglesi, purtroppo: non abbiamo una concezione seria della vita pubblica, siamo sempre pronti a giustificare tutto ed a fingere che nulla sia successo.
Non amo l'autodenigrazione perché anche le società prese a modello hanno le loro colpe.
Ma in certi aspetti della vita pubblica noi italiani siamo un popolo che mescola furbizia e truffa con la stessa eleganza con cui i ballerini eseguono una complessa piroetta. Per cui cerchiamo sempre di sfuggire all'esame serio delle responsabilità nostre ed altrui.

Bill Emmont, direttore dell'Economist dal 1993 al 2006, ha dichiarato oggi a "Repubblica" che un capo di governo è indifendibile se mente. Uno straniero come lui fatica a comprendere "il modo in cui Berlusconi può dire quello che vuole e nessuno si scandalizza".

Una falsa notizia fornita dal capo del governo (e poi smentita ufficialmente dal suo gabinetto), riguardava il padre della fanciulla in fiore napoletana, definito autista di Craxi. Altrove "basterebbe questo a suscitare una riprovazione generale. Da voi no. Non lo capisco".

Da noi no, perché siamo la patria del diritto e del rovescio, siamo da secoli abituati non a considerarci cittadini, ma dei sudditi che si vantano di poter ottenere per via traverse anche ciò che spetta di diritto, come una visita medica in ospedale. Non parliamo poi delle cose "speciali" che la gente ottiene perché intrallazzata, favorita o spinta avanti a calci nel sedere.

La nostra società è quella che oggi assiste ad un programma televisivo simbolicamente intitolato "Raccomandati". Quella che ride, ride, ride alle battute sfiatate di un premier che se non parla di veline parla di miglioramenti economici, mentre il Pil su base annua segna un -5,9%.

Ma anche Berlusconi ha cambiato linea se oggi è costretto ad ammettere: "La crisi esiste". Per aggiungere subito che esistono segnali di ripresa. Ma intanto "la crisi esiste". Quanti mesi ha impiegato per arrivare a questa affermazione?

Ma lui non è solo al comando nella corsa alle parole in libertà. Claudio Magris era stato accreditato quale candidato dell'IdV. Oggi con una lettera a "Repubblica" smentisce: non ha alcun rapporto con il partito di Di Pietro.

A questa italica vocazione a giostrare con le parole, non si sottraggono neppure le questioni più serie. Lo testimonia un'intervista al "Corriere della Sera" di Giampiero Mughini.
Ad Aldo Cazzullo ha parlato del suo ultimo libro dedicato all'omicidio del commissario Calabresi.
Non è colpa di Mughini se oggi può accusare altri di sapere tutto sulla vicenda, o se gli altri in precedenza hanno mescolato i ricordi con ipotesi che servivano per uscire da quella vicenda senza colpe.
Restano soltanto certi drammatici momenti, come la "scena terribile" della vedova del commissario "che esce dall'obitorio dove ha riconosciuto il cadavere del marito, e viene accolta da estremisti di sinistra che la scherniscono". Era il 1972. Come e quanto è cambiato il nostro Paese?

Nel 1997, il giorno di Pasqua, Berlusconi piangeva a Brindisi gli "albanesi morti sulla nave speronata da una corvetta della Marina italia­na", scrive oggi G. A. Stella sul "Corriere della Sera".
Aggiungendo la dichiarazione che lo stesso Berlusconi rilasciò all'Ansa: «Credo che l’Italia non possa ac­cettare di dare al mondo l’im­magine di chi butta a mare qualcuno che fugge da un Pae­se vicino, temendo per la sua vita, cercando salvezza e scam­po in un paese che ritiene ami­co. Il nostro dovere è quello di dare temporaneo accoglimen­to a chi si trova in queste condi­zioni».

Dodici anni dopo, Berlusconi dice tutto l'opposto. Sui barconi  viaggiano non disperati da salvare come nel 1997, ma "gente reclutata dalla criminalità" da cacciare. Per non essere infettati noi.

[15.05.2009, anno IV, post n. 140 (860), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari
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