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5 juin 2009 5 05 /06 /juin /2009 17:45
Blog_2.6.Corsera
Alessandro Marini, autore della lettera pubblicata  stamani nella pagina del colloquio con il direttore della "Stampa", è un mio conterraneo, di Lugo di Romagna.
Condivido e sottoscrivo le opinioni che esprime argutamente sul "Corriere di Romagna", foglio che regala ai lettori "La Stampa" ogni mattina.
E sono d'accordo anche con lo sdegno che esprime verso il comportamento del capo del governo nella lettera che lei ha ospitato oggi.

Ma ha ragione anche il direttore della "Stampa" nello spiegare che manca in Italia (e nei giornali) "un dibattito sulle ricette per uscire dalla crisi, per rilanciare i consumi e frenare la disoccupazione". Appena rientrato in Italia dagli Usa, per sedersi nell'ufficio di Torino, lui ha trovato "l’annuncio della moglie del presidente del Consiglio di voler divorziare dal marito. Era una notizia e ha scatenato un putiferio", osserva stamani.

Forse negli Usa, vorrei chiedere a Calabresi, il putiferio sarebbe stato minore? E poi: se certe cose i lettori non le discutono, non è forse colpa dei giornali che certe notizie non le forniscono loro?

E' un vecchio problema, ricordo che proprio 40 anni fa in un periodico locale di cui ero redattore a tempo perso, feci una pagina sul giornalismo, la scarsa diffusione dei quotidiani, la tendenza a privilegiare certi temi leggeri piuttosto che quelli seri e pesanti. La intitolai "Il cane si morde la coda", perché spiegavo che si dà la colpa al lettore di scarsa informazione, ma è proprio la stampa che deve fornire quella informazione che permetta poi di discutere dei temi "scottanti".

Caro direttore, lei ricorderà l'editoriale impeccabile di Barbara Spinelli (17 maggio scorso, non un secolo fa), in cui leggevamo: "Il cittadino è molto male informato, e la mala informazione è una delle principali sciagure italiane".
E poi: "La menzogna viene (...) dai governanti, e in genere dalla classe dirigente: che non è fatta solo di politici ma di chiunque influenzi la popolazione, giornalisti in prima linea". Per aggiungere: "I fatti sono reali, ma se vengono sistematicamente manipolati (omessi, nascosti, distorti) la realtà ne risente, ed è così che se ne crea una parallela".

Ecco perché dico che il lettore Marini ha ragione. La verità detta o manipolata da un capo di governo, è un problema serio, non un passatempo per fancazzisti di provincia seduti in un bar.

Ecco perché ha ragione anche lei, direttore, quando dice che bisogna discutere delle cose serie: ma fornitecene il materiale voi, perbacco! Ricordo gli articolo del retroscenista Minzolini. Mi dicevo, questo corre per dirigere il Tg1. Ho azzeccato la previsione. Ma non sono l'unico a pensarla così.

Cito dal blog di un giornalista della "Stampa" questo apologo:
"*Papà, papà: che differenza c’è fra un giornalista e un medico ?
Un medico è un professionista che cura la salute delle persone.
Un giornalista è un professionista che racconta e analizza quello che succede nel mondo vicino e lontano
*Papà, papà: e se un giornalista e un medico sono degli incompenetenti o dei disonesti ?
Se capita a un medico, il suo paziente invece che guarire si riammala e al peggio muore.
Se capita a un giornalista si perde la verità dei fatti e muore la libertà e la civiltà degli uomini.
*Papà, papà, ma allora perchè se un medico fa cose male viene radiato dall’ordine e a volte messo in prigione e se un giornalista fa cose male non riceve grosse pene e a volte diventa anche direttore di certi giornali o tg televisivi ?
*Papà, papà, papà: perchè non rispondi ?"

Lei, caro direttore, ci invita a discutere: "questo dibattito sul pettegolezzo è diventato un alibi per coprire le mancanze di idee".
Mi permetta di dissentire, almeno come blogger "sporco e cattivo" le idee ce le ho, non lo debbo dimostrare, i miei post sono leggibili sul suo giornale on line. Ma quelle idee non piacciono alla sua redazione, per cui il blog a maggio è stato segnalato in home soltanto una volta.

Vista la sua cortesia ed onestà dimostrata anche stamani nella risposta al mio conterraneo, naturalmente focoso come tutti i romagnoli onesti (lo sapeva che noi siamo così ruvidi rompicoglioni?), egregio direttore, la invito a rispondere alla lettera che lo inviato alla sua rubrica web, e che riproduco qui:
Calabresi_mail  
"Caro direttore il 12 maggio le ho inviato una mail che ricopio qui. Sono lieto di fare la sua conoscenza. Non so con quale simpatia o meno lei consideri il lavoro dei blogger. Io sono vecchio (nato nel 1942) anche come lettore della Stampa (l'acquisto dal 1964), credo nello strumento di Internet, ho avuto soddisfazione per le cose scritte qui, anche se prevalentemente mi occupo di altre cose più noiose. Se avrà la cortesia di ascoltarmi, in altra occasione le motiverò la mia insoddisfazione per come sta andando il settore blogger della "Stampa". Il più sincero augurio da chi la stimava anche su "Repubblica" (che leggo regolarmente come il "Corrierone": il mal della carta non perdona...)."

Saluto6
Un'ultima cosa. Ha ragione anche l'ex prefetto di Torino nel proporre di diradare la festa del due giugno.
Per risparmiare la abolirei. Ci saremmo così evitate certe immagini del (lo dico?) presidente del Consiglio che salutava ridendo come ad una parata di bouy scout.

Blog_2_saluto Il due giugno 1946, ricordiamolo con la mestizia di chi è consapevole di un 'piccolo' fatto: è una data che è costata lutti e miserie, la data cioè che chiude un passato tragico, quello della guerra e delle colpe di una monarchia serva del fascismo prima e poi traditrice con Mussolini, prima innalzato (1922) e poi deposto
(1943) con altrettanti colpi di Stato del re.

A quel prefetto rivolgerei anche una domanda: come vengono scelti gli oscuri personaggi che ogni anno sono decorati al merito repubblicano? Certe nomine fanno sorridere, altre ridere, altre indignare: secondo gli anni, è come per le annate della raccolta dell'uva... Ma una Repubblica non è una vendemmia.

Foto dal "Corriere della Sera" on line.

[05.06.2009, anno IV, post n. 167 (887), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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