Samedi 20 juin 2009
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Presento qui un mio pezzo apparso nel 1990 sul settimanale al quale ho collaborato per 24 anni, "il Ponte" di Rimini, dal
1982 al 2006.
Egregio Antonio Motta. Sei un fotoreporter milanese di 29 anni. Secondo il «Corriere della Sera» (24. 10.), sei il
responsabile di una «bufala» giornalistica, servita in tavola dall'«Europeo». Avresti cioè inventato la storia del Carabiniere infiltrato nelle Brigate rosse al tempo del sequestro di Aldo
Moro, per racimolare (sembra) 50 milioni.
La legge farà il suo corso. A noi, qui, interessa solo fare un'osservazione di costume, non tentiamo di
difenderti.
Sotto l'aspetto giudiziario, non hai attenuanti. Sotto il profilo giornalistico, puoi addurre a tua giustificazione tante
cose. Non sei l'unico ad inventarsi qualcosa. Certi politici da una vita campano di «bufale». E sono ancora applauditi.
I giornalisti sono sempre sospesi tra la verità irraggiungibile e modeste bugie a portata di mano: di mani più o meno
interessate a diffonderle, insinuandosi dolcemente (come quel venticello rossiniano della calunnia), tra le pieghe di un foglio, prima di scatenare qualche burrasca.
La bugia ha una sua dignità storica. Romolo e Remo, disse la loro madre, erano figli del dio Marte. Sì. Forse i documenti
del «padre ignoto» erano stati contraffatti. Se gli antichi avevano i miti, i moderni non possono avere le loro favole?
Un cronista riminese divenne giornalista nazionale, dando del pataca (per strada, 40 anni fa) ad un Capitano Reggente di
San Marino. Adesso lavora in tivù. Tutti lo ascoltano con attenzione. Noi ricordiamo i suoi vecchi racconti, sospesi tra fantasie e citazioni nascoste da «Grand Hotel», oggi diremmo da «Novella
2000»: si sentiva un eroe, e voleva farcelo credere. Cambiando tessera di partito, riuscì poi ad approdare in tivù.
In quella tivù dove lo Sgarbi nazionale impreca ed urla, per fare spettacolo, e tutti lo invitano e lo
applaudono.
In questo ambiente così stranamente finto come è il giornalismo-verità degli anni '90, solo tu dovresti essere incolpato?
Come diceva Totò, «ma mi facciano il piacere». Con tanti cattivi maestri in giro, non condanniamo soltanto gli allievi. Poi, in questo anno centenario di Carlo Collodi, padre cartaceo del ligneo
Pinocchio, inventiamo un premio giornalistico a chi la spara più grossa. Noi proponiamo la tua candidatura. Purtroppo non siamo sicuri della tua vittoria. Altre storie di balle inventate (Ustica
e dintorni, ad esempio), possono impedirti di ottenere questa soddisfazione. I soliti politici vogliono tutto. Anche il naso più lungo.
Par antonio montanari
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Publié dans : Informazione
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