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10 septembre 2009 4 10 /09 /septembre /2009 16:16
Dietro il "fuoco amico" di Feltri contro Boffo, ci sono fiamme ecclesiastiche pericolose per la laicità dello Stato italiano



Repubblica_preti

L'estate è solitamente segnata dagli incendi dolosi che distruggono patrimoni naturali preziosi. L'estate del 2009 va in archivio anche per fiamme metaforiche non meno gravi.
Sono quelle provocate dal "fuoco amico" riversato su Dino Boffo già direttore del foglio cattolico "Avvenire".
Un fuoco nato assieme ad un altro fatto altrettanto serio, l'autocombustione del mondo curiale.

Le carte avvelenate contro Boffo provengono da armadi ecclesiatici.
Ormai è certo, non si tratta soltanto di un'ipotesi come avevamo formulato all'inizio della vicenda, parlando appunto di "fuoco amico" .

Il "colpo di pistola" sparato attraverso l'organo ufficiale della Chiesa di Arcore in cui officia Vittorio Feltri come nunzio (poco) apostolico del cavalier Berlusconi, è finito sopra un terreno pieno di liquidi infiammabili.

L'incendio è politico, non si tratta soltanto di questioni religiose.
Esso cova nascostamente, non lo si vede perché la valle in cui si trama e traffica con le latte di benzina, è nascosta alla vista del popolo.

Ma le fiamme prima o poi si alzeranno, le loro lingue saranno verso l'alto, al contrario delle fiammelle che sono fatte scendere dal Cielo a rappresentare metaforicamente lo Spirito che converte.
Sono fiamme avvelenate, altamente inquinanti.

La Chiesa sta andando a fuoco per questa autocombustione in cui, come in certe zone del Bel Paese, le guardie addette allo spegnimento sono proprio loro che appiccano le fiamme per aver salvo il posto di lavoro.

Contro Boffo è stato utilizzato il vecchio sistema della diffamazione tramite terze persone cointeressate per altri motivi.
Feltri non è un teologo né aspira a guidare il giornale della CEI.
Diceva fra Paolo Sarpi: "Agnosco stilum Sanctae Romanae Ecclesiae". Lo "stilum" non è soltanto il modo espressivo scritto di una burocrazia e dei suoi atti di governo, ma  è pure il pugnale da infilare nelle spalle della vittima da eliminare.

Incendi di queste proporzioni sono pericolosi non tanto per l'ambito ecclesiastico in cui si preparano (con due belle parole, poi si mette tutto a tacere), quanto per lo Stato contro il quale vengono irresponsabilmente lanciate le fiamme.
Uno Stato che se non ha il coraggio di azionare gli idranti, può perdere il senso della sua dignità ed autonomia.

Come quando un premier garantisce che tutto filerà liscio tra le due sponde del Tevere perché il governo garantirà quanto chiede il papa dall'alto della sua infallibilità per certe questioni  cosiddette etiche che tutti ben conosciamo.

Ieri su "Repubblica" Stefano Rodotà ha scritto un fondo, "Se l'lluminismo diventa 'bieco'", in cui elenca i guasti prodotti alla democrazia italiana dalla gestione di Berlusconi: concentrazione personale del potere, affossamento della separazione dei poteri, distruzione dei controlli, infeudamento della comunicazione, disunione del Paese. Per poi domandarsi: "come è potuto accadere?". Eh già, "come è potuto accadere?".

Fermiamoci all'ambito ecclesiastico con un'altra notizia fornita nel forum de "l'Unità" da Paolo Macoratti": 41 preti sono inquisiti dall'ex Sant'Uffizio per la loro posizione manifestata relativamente al caso di Eluana Englaro.

Blog_berl_avvenire


Post scriptum. Nel blog di Vittorio Pasteris è tradotto dall'inglese il "manifesto del giornalismo on line".

[10.09.2009, anno IV, post n. 256 (976), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari
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