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26 septembre 2009 6 26 /09 /septembre /2009 17:00
Parole in libertà. Scajola contro Santoro, Maroni contro i magistrati



Claudio Scajola, ora ministro dello Sviluppo economico, un posto di disonore nella Storia italiana se lo è già conquistato, quando definì "rompicoglioni" il prof. Marco Biagi, ucciso dalle bierre.
Qualsiasi cosa faccia in più, da sette anni è del tutto inutile. Ora rallegra colleghi e compagni di partito, promuovendo un'istruttoria contro "Annozero" e Michele Santoro. Ma non acquista gloria alla sua poltrona.
Marco Biagi e Prodi
Scajola non è solo. Altro giro, altro ministro. Roberto Maroni, dagli Interni, ha attaccato i magistrati: "La legge sulla clandestinità è chiara, la capisce anche un bambino di sei anni. Non possiamo accettare che i magistrati la interpretino in un modo o in un altro". Evidentemente Maroni non conosce i meccanismi che possono portare un magistrato a dubitare sulla costituzionalità di una legge.

Peggio di Scajola e di Maroni messi assieme, ha fatto il presidente emerito Francesco Cossiga quando, a proposito di Marco Biagi, ha detto a Claudio Sabelli Fioretti che le telefonate minatorie che riceveva se le faceva fare da conoscenti e amici.
Testuale: "Biagi era un rompicoglioni. Nessuno, né la polizia né i carabinieri hanno mai creduto, sbagliando, che l' avrebbero ammazzato. Anche loro lo consideravano un rompicoglioni. E ancora di meno ci credette il questore di Bologna quando scoprì che le lettere e le telefonate anonime che dicevano che lui era in pericolo erano opera dei suoi assistenti e dei suoi amici. Per questo non gli diedero la scorta".

Dopo Giorgio La Malfa pure Marcello Pera si dichiara deluso da Berlusconi, in una lettera al "CorSera" di oggi.
Parla di un "effetto di spaesamento" provato dai tanti che "si sono raffreddati, ritirati, o semplicemente messi in silenzio e in attesa".
Già il 30 dicembre 2008 aveva parlato, sulla "Stampa", di un sistema politico italiano ormai non più democratico.

Conclude oggi Pera che ci avviciniamo al compimento del "ventennio berlusconiano", e che è fuori luogo ogni facile ironia: "È meglio per tutti discutere piuttosto che ironizzare, perché chi vuole ridere oggi rischia di piangere domani".

Se La Malfa è stato sempre nascosto dietro la foglia dell'Edera, glorioso simbolo di un partito decaduto con lui, Pera ha svolto ruoli ben più importanti. Dopo tre lustri soltanto si accorge che è tutto sbagliato, è tutto da rifare. Deve avere dei riflessi piuttosto lenti. Od una vista un poco offuscata.

Si è svegliato di recente (febbraio 2009) dal torpore berlusconiano anche Paolo Guzzanti, l'antico imitatore telefonico di Sandro Pertini. È partito dalla critica degli amorosi sensi fra Putin e Berlusconi, per concludere che in Italia la democrazia parlamentare sta vivendo una "condizione pre-agonica".

Tutti questi signori, mai che facciano un mea culpa.
Guzzanti ha detto a "Repubblica" che per certe dichiarazioni recenti sulla "mignottocrazia" (suo neologismo), non ha paura di essere denunciato dal cavaliere (e si dichiara pronto a rivelare le sue fonti). E poi ha accennato ad uno splendido autoritratto: "Mi lascio attraversare dai cambiamenti della politica".

Per ogni apertura naturale c'è il suo rimedio specifico. Una vecchia signora si lamentò col farmacista dell'amaro che le lasciava in bocca quella medicina che le aveva dato. "Ma sono supposte...", rispose il farmacista.
Ecco, Guzzanti esimio, quale terapia adotta per il suo attraversamento da parte della politica? Da quale apertura naturale principia. Perché la sapienza popolare non dice, di uno fregato da un amico, che l'ha preso in bocca. Sono sempre gli antipodi che ci rovinano.

[26.09.2009, anno IV, post n. 275 (995), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari
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