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11 novembre 2006 6 11 /11 /novembre /2006 17:53
Questa mia nota è stata pubblicata oggi sul Corriere Romagna.





Bush, ombre cinesi sull'Italia

Ci sono lunghe ombre cinesi che dagli Usa di Bush si proiettano sull'Italia. La vittoria dei democratici non significa ipso facto una rivalutazione di Prodi e della sua linea politica interna ed internazionale, ma le dimissioni di Ramsfeld dicono che là chi governa fa in fretta a prendere certe decisioni anche più dolorose. Da noi, sul caso Pollari stiamo perdendo del tempo prezioso, pure se ormai maggioranza ed opposizione sembrano concordare sul fatto che bisogna cambiare il vertice del Sismi.
L'opposizione italiana non sa darsi pace della sconfitta di Bush. E spara a zero contro la maggioranza di governo. Il prof. Pera (che ben conosce i problemi economici come ex bancario, e quelli teleologici come teologo nonché filosofo ora vicino al Vaticano) ha dichiarato stamani alla «Stampa» che Prodi dovrebbe usare «parole più misurate» verso il presidente degli Usa. Prodi ha detto soltanto che l'illustre collega d'oltre Oceano ha perso per colpa della guerra in Iraq. Pera scambia per imprudente arroganza il calmo giudizio politico di gran parte degli osservatori internazionali e la convinzione personale dello stesso Bush. Il quale ha ammesso di avere capito come «molti americani» con il loro voto abbiano voluto «far comprendere il loro disappunto» per la situazione irachena di stallo.
In Italia ogni volta che qualcuno esterna, la controparte scambia queste posizioni per arroganza. Tutto ciò risulta comprensibile se partiamo dall'idea che in politica da noi vige la regola dei campi di calcio, sfottere od offendere. Ma che in tale clima fanatico faccia i suoi bagni di pensiero anche il prof. Pera, dispiace a causa dell'etichetta che solitamente si accompagna alla sua persona, di «studioso di Filosofia».
Pera sostiene che non è stato l'Iraq bensì è stata la corruzione a far perdere Bush. Gli «elettori di Dio» lo hanno abbandonato, concorda Alexander Stille su «Repubblica», appunto per scandali e corruzione. Se scandali e corruzione per gente che dice di governare in nome di Dio siano fatti meno gravi della guerra, lo può sostenere soltanto chi vuol fare bilanci filosofici con il criterio di quelli amministrativi come il prof. Pera.
Il problema di domani, per l'Italia, non è la situazione irachena, nella quale da soli non possiamo mettere becco (c'è l'Europa, ce l'Onu), ma appunto il rapporto tra governo ed opposizione. Bush dichiara di aver detto al leader del suo partito che è ora di mettere da parte le divergenze elettorali e lavorare assieme con i democratici e gli indipendenti «sulle questioni alle quali il Paese deve far fronte». Bush ha preso su di sé la responsabilità della sconfitta. «Hanno vinto loro», ha spiegato. Alla democratica Nancy Pelosi, nuova presidente della Camera, ha dichiarato di essere «pronto a lavorare assieme».
Lui può dire queste cose. Che da noi né Berlusconi né Prodi possono accettare. Negli Usa non ci non sono né i Casini né i Follini né i Mastella.
Da noi un governo istituzionale da più parti invocato, in questo momento, non è possibile per un fatto semplice. Lo dovrebbe guidare il presidente della Camera, terza carica istituzionale. E v'immaginate l'opposizione che accetta di far reggere l'esecutivo da Bertinotti? Per forza di cose bisognerebbe ritornare alle urne, anche nel tentativo di evitarle appunto con il governo istituzionale, se le vecchie parole e le antiche regole hanno ancora un significato.
Antonio Montanari

Questo testo è ricavato dal post presente su questo blog.
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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari