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31 décembre 2006 7 31 /12 /décembre /2006 12:08
Una volta, nel repertorio giornalistico, c’erano il papa bianco che celebra in San Pietro e quello nero (dal colore della veste pure lui) che presiede all’Ordine di Gesuiti. Adesso c’è anche un papa «azzurro», Giuliano Ferrara, giornalista e consigliere privilegiato del movimento berlusconiano. Proprio dal partito del signore di Arcore a cui egli aderisce con un entusiasmo sovrannaturale, ricaviamo la tinta con cui il buon Ferrara cerca di accreditarsi quale inedita e somma autorità spirituale nel panorama religioso italiano.
L’editoriale che Ferrara ha composto per «Il Foglio» di sabato 30 dicembre 2006, non è uno scritto normale, ma una predica, un’omelia, l’intervento di chi si ritiene un teologo più a tempo pieno che a tempo perso e che, quindi, si sente autorizzato a (come si suol dire) pontificare sopra un tema che non gli dovrebbe appartenere, ma del quale si è appropriato non per faccia tosta (che non gli manca), ma perché si considera investito d’una funzione salvifica nei confronti dell’intera umanità, od almeno di quello spicchio d’umanità che coincide con gli abitanti dell’Italia.
La sua «Sfida ai cattolici senza dottrina» (questo il titolo dell’editoriale) è una solenne tirata d’orecchie degna d’un teologo del Sant’Uffizio a quanti, tra i fedeli di Santa Romana Chiesa, hanno sostenuto che nel caso di Piergiorgio Welby si trattava di por fine all’accanimento terapeutico e non di eutanasia, e che era stato un errore del Vicariato negargli la cerimonia religiosa.
Ferrara, indossate le sacre vesti dell’Inquisitore, chiede (od ordina?) di portare le pezze d’appoggio dottrinali di questo modo di pensare, i cui seguaci sono accusati di aver ridotto il cristianesimo ad una «filastrocca umanitaria», senza alcuna giustificazione teorica (che in questo caso vuol dire teologica, filosofica e persino politica…).
Ridotto in pillole il profondo argomentare di Ferrara, esso significa che non si può essere buoni cristiani senza essere buoni teologi. Ferrara ovviamente sa ma finge di non sapere che il Vangelo è cosa per tutti, più per gli umili, gli «ultimi» destinati a diventare primi, piuttosto che per un apparato organico specializzato nel distillare norme e discipline che secondo il vento che tira nei sacri palazzi possono anche condurre a bruciare qualche cristiano in odore di eresia.
Proprio per il suo spirito innovatore, Gesù Cristo in quei roghi era vicino non ai carnefici ma agli eretici arsi vivi in nome suo.
Ferrara non agisce da solo, ovviamente, in questa battaglia. A fargli buona compagnia (se non concorrenza) c’è un vero sacerdote, don Gianni Baget Bozzo che in un articolo sulla «Stampa» (28 dicembre 2006) intitolato «Berlusconi l’anima della libertà», ha concluso con un’affermazione alquanto temeraria e bugiarda perché antistorica: «La Repubblica è di sinistra, la democrazia è di destra». Basta ricordare soltanto qualche piccolo particolare delle vicende del secolo passato, per accorgersi che don Gianni ha espresso concetti lontanissimi dalla verità dei fatti. Ma a quale scopo falsifichi la storia non si sa, quando gli basterebbe falsificare la politica (reato condonabile con apposita legge ad personam) sostenendo che Berlusconi in quanto anima della libertà è un politico vero della vera sinistra che ormai in Italia non esiste più.
Miriam Mafai su «Repubblica» (29 dicembre 2006), rifiutando l’etichetta di laicismo applicata al pensiero laico, ha ricordato in conclusione una frase di Enzo Bianchi, il priore di Bose: «Non spetta alle figure ecclesiali della gerarchia entrare nella tecnica, nella economia e nella politica per trovarvi specifiche soluzioni».
Giuliano Ferrara vuol fare l’opposto: da militante politico berlusconiano vuol imporre lui che cosa debbano pensare i cattolici dissidenti rispetto alla gerarchia. Alla quale la gente rivolge domande semplici come quelle apparse il 27 dicembre 2006 nella rubrica della posta di Corrado Augias su «Repubblica»: perché non fu negato il funerale alla guarda svizzera omicida e suicida, perché uno della banda della Magliana è sepolto in una basilica romana?
Antonio Montanari
Vai alla seconda versione di questo articolo, pubblicata come lettera sul Corriere Romagna del 2 gennaio 2007-
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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari