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7 mars 2007 3 07 /03 /mars /2007 11:30
Il mio post sull'Allacci ritrovato ha provocato una prima reazione.
Adesso siamo alla seconda puntata.

Mi ha scritto ieri pomeriggio la prof. Chiara Faraggiana:

Gentilissimo Professore,
La ringrazio della cortese replica. Certo, leggendo l'articolo incriminato a cui Lei fa riferimento, francamente io non vi ho ravvisato il falso.
Se con il verbo "scoprire" si intende, come lecito nella nostra lingua, identificare, o anche individuare le qualità sinora ignorate di qualcuno o di qualcosa, cominciando quindi ad apprezzare ciò che prima non si conosceva, e se con il verbo "ritrovare" si intende riuscire a vedere, scoprire o capire, dopo una ricerca più o meno laboriosa, l'autografo di Allacci è stato davvero ritrovato, è stato davvero scoperto, anzi, io direi dissepolto.
In ogni caso, se ancora vi fossero persone desiderose di chiarimenti sulla questione, le può senz'altro indirizzare a me. Sarà mia premura dissipare dubbi, fraintendimenti, e rispondere a eventuali critiche.
Rinnovo saluti cordiali.
Chiara Faraggiana
Io ho risposto con questa mail, nella speranza che il caso sia chiuso, perché è lampante che la studiosa riminese Donatella Frioli, che aveva citato Allacci tramite Garampi, è stata del tutto dimenticata:

Gentilissima professoressa,
grazie anzitutto della cortese risposta.
Lei (come dicevo ieri) fa un discorso tecnico, alto, lontano dal medio lettore non specialista.
Soltanto mia nonna (che era nata nel 1881) teneva nel comodino della camera da letto un dizionario. Ha mai visto le Iene intervistare i nostri deputati? Non conoscono il senso delle parole più semplici! Dunque non pretenda troppo dal pubblico normale che compera il giornale oggi per metterci domani i resti della cucina.
Ciò che mi ha meravigliato, e lo dico senza alcun timore, è il fatto che non sia stata ricordata la studiosa riminese Donatella Frioli la quale nel volume "I codici del Cardinale Garampi" (1986), pagina 27, aveva elencato un manoscritto sec. XVI aggiungendo: "Il Garampi ha in genere apposto di sua mano i titoli delle singole opere, con rinvio all'edizione dell'Allacci, cui si fa esplicito riferimento...".
Sinceramente, giocare come con raffinata eleganza fa Lei sui significati delle parole, mi sembra un depistaggio (lo dico brutalmente, e non me ne voglia) un depistaggio dal problema centrale. Esiste cioè un libro di Donatella Frioli in cui si dice che il Garampi rinvia all'Allacci. Punto e basta. Nei comunicati ufficiali di questo si parla? Non credo. Nei giornali sarebbe apparsa la citazione.
A prima vista un lettore semplice semplice potrebbe pensare che si tratti di una scoperta dell'acqua calda, altro che il ritrovamento di un testo perduto. Guardi, quel giornale (Avvenire) scriveva papale papale (... è il caso di dire): «Del volume si erano poi perse le tracce fin dal 1792». Suvvia, non allontaniamoci da queste informazioni con il gioco delle interpretazioni delle parole usate.
Cresciuto alla scuola di un italianista come Ezio Raimondi, il sottoscritto ha la sufficiente capacità di comprendere che se si scrive che di un volume si erano perse le tracce dal 1792, allora qualcosa nel sistema comunicativo non ha funzionato. E non per colpa del fruitore della notizia!
A me non "interessa" (nel senso materiale del termine, cioè di volerne ricavare un utile personale) nulla di criticare quell'articolo o il comunicato, e di stare a discuterne qui. A me come riminese e cittadino che si è sempre professionalmente occupato di queste cose, preme che sia chiaro che, prima di Lei e della Sua allieva, di questo 'fatto' si era occupata una degnissima studiosa che tanto ha lavorato a Rimini come la signora Frioli.
Cordialmente, Suo
Antonio Montanari


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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari