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14 décembre 2011 3 14 /12 /décembre /2011 16:17

Anche all'Europa formuliamo i nostri pubblici auguri. La settimana scorsa ci siamo rivolti all'Italia, considerando l'Unione del continente una tappa fondamentale nelle vicende del nostro Paese in 150 anni di Storia. Cara Europa, in te crediamo perché le più grandi disgrazie nostre e dei popoli circonvicini sono derivate dal fatto che confini politici e pretese economiche più o meno mascherate da nobili ideali, ci hanno travagliato e guastato per secoli. Ancora adesso discutiamo e litighiamo, ma grazie al Cielo ci siamo convinti di mettere in cantina i cannoni.
La cronaca registra la riunione di Bruxelles del 9 dicembre, dove i capi di governo si sono accordati per un'unione fiscale tra 26 Paesi su 27. Resta fuori l'Inghilterra, a cui i nemici dell'euro hanno sempre guardato come ad un'isola felice per non averlo voluto tra i piedi. Quella riunione non conferma l'analisi dei nemici dell'euro, ma testimonia soltanto che i signori affaristi della City londinese hanno voluto aver ragione ad ogni costo. Ci hanno snobbato per restare fedeli alla loro immagine chic che conosciamo.
Se nella Storia non vince chi ha ragione, ma ha ragione chi vince, dobbiamo chiederci se Londra ha vinto. Il ricatto inglese (per un diritto di veto sulla regolamentazione dei mercati finanziari), non ha funzionato. Il vertice di gennaio sarà con 26 Paesi soltanto. Un'Europa senza il governo di Sua Maestà Britannica, potrebbe apparire un "nano politico". Ma è quel "nano politico", come ha osservato Andrea Bonanni, che in pochi mesi ha "licenziato" ben tre capi di governo (in Portogallo, Grecia, Italia).
Ecco ancora una conferma che il gioco interno di uno Stato è oggi regolato dal contesto comunitario. Per cui l'Europa conta, eccome. Il 6 dicembre il nostro presidente della Repubblica ha commentato "con franchezza" la situazione economica, dicendosi ben consapevole che la manovra economica del governo Monti provoca preoccupazione nella gente: "Dobbiamo fare sacrifici", che "stanno arrivando giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della nostra situazione".
Il giorno dopo da Osawatomie, uno sperduto villaggio degli Usa, è arrivato un messaggio elettorale di Obama che vale anche per noi: "Le disuguaglianze uccidono la democrazia" per cui non deve prevalere un sistema politico "basato su un egoismo mozzafiato". Alla base della crisi economica americana, ha aggiunto, c'è una iniqua distribuzione della ricchezza. [Anno XXX, n. 1061]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

"il Ponte", settimanale, Rimini, 18.12.2011

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Published by antonio montanari - dans il Ponte Rimini
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