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23 mai 2010 7 23 /05 /mai /2010 16:12
Era un ardito simbolo di Rimini


oggi.virgilio

Sul ponte di Tiberio tempo fa c'era un simpatico pavone. Si esibiva con grazia in una scena felliniana. Ad un forestiere che mi chiedeva il perché fosse presente proprio alla porta antica della città, risposi che era un ardito simbolo di Rimini, che ama appunto pavoneggiarsi soprattutto quando non ne ha il più pallido motivo.

A riprova della mia opinione, posso portare esempi ricavati da un itinerario che (partendo proprio dal ponte di Tiberio) risale sino alla rocca malatestiana. Sulla vecchia circonvallazione incontriamo l'edificio della Mutua, come la chiamano i riminesi (il nome burocratico è Dipartimento cure primarie), che dovrebbe essere abbattuto per far posto al mercato. Il quale mercato dovrebbe essere trasferito dalla porzione di piazza Malatesta destinata ad essere trasformata nel fossato della rocca, in origine profondo otto metri.
Ma chi deve pagare il fossato, già da tempo dichiara che esso non è una priorità. Mentre chi vuol vendere il palazzo della Mutua ha spiegato ai cittadini (2007) che esso è frequentato da pochissime persone. Ovviamente la competente autorità amministrativa non era ben informata. Perché la cifra di 50 prelievi al giorno dichiarata allora alla stampa, non corrisponde alla verità dei fatti che sono sotto gli occhi di tutti: chi entra in quell'edificio (prima del 2007 sottoposto a lunghi e costosi lavori di manutenzione), non lo fa per errore.

Guidati dal dolce ricordo del pavone del ponte di Tiberio, volgiamo le spalle alla rocca ed al suo futuro fossato olimpico di otto metri (che immaginiamo con annessa scuola navale per vogatori), e diamo un'occhiata al cosiddetto teatro Galli. Il nostro pensiero si rabbuia. Tanti soldi sono stati spesi nella telenovela dei progetti, non si sa da dove verranno quelli necessari per ricostruirlo (con le macerie del Novelli?), e soprattutto nessuno ha la più pallida idea né in città né in regione di quanto verrà a costare la gestione di un vero e proprio teatro che funzioni non soltanto come sede del consiglio comunale (a Rimini siamo capaci di tutto).

Il mio pessimismo parte dall'amara constatazione che nulla è successo negli ultimi anni per il tanto celebrato palazzo Lettimi, lasciato al Comune da quella famiglia per la scuola di musica, e dal Comune trasferito all'Università per la sua sede di rappresentanza. Rudere era, resta, e per tanto tempo ancora resterà. Lo stesso dicasi per la biblioteca di San Francesco, al Mercato coperto. [996]

Dossier. Una lettera di Lina Azzalli al Corriere di Rimini, 2007

Faccio riferimento all'interessante pagina apparsa sul «Corriere» del 25 ottobre 2007, e relativa all'edificio dell'Azienda Sanitaria di Rimini, posto in via Circonvallazione Occidentale e sede del presidio Cup, Punto prelievi-visite, eccetera.
Mi permetto di suggerire una correzione circa la cifra iniziale dei cinquanta prelievi giornalieri. Per lunga esperienza personale, so che le cifre sono molto più consistenti. Ve le può fornire la stessa Azienda sanitaria per permettere ai cittadini di aver un dato incontrovertibile circa l'attività della stessa sede. Che adesso il Comune vorrebbe demolire.
Sempre in base alla mia esperienza personale, posso informarvi che di recente la sede di cui stiamo parlando, è stata sottoposta a lunghi e costosi lavori di manutenzione.
Se l'edificio dovesse essere abbattuto, questa cifra andrebbe perduta. Con questa mia lettera sono a pregarvi di pubblicare l'ammontare esatto delle spese effettuate per quei lavori. Spesa il cui totale ovviamente io non conosco, e che l'Azienda sanitaria è tenuta ad indicare, dopo questa mia richiesta, essendo i cittadini la fonte economica delle spese pubbliche. So di dire un'ovvietà, ma spesso sono proprio le cose scontate ad essere dimenticate.
Infine desidero segnalare che la sede di via Circonvallazione è molto importante ed utile per il centro della città di Rimini e per la sua zona Nord. Già alcune delle vostre interviste hanno sottolineato la serietà dei problemi di una fetta sempre più consistente della popolazione anziana, che sarebbe svantaggiata da uno spostamento della struttura.
Sono consapevole che amministrare una città è difficile. Ma non capisco le lamentele del vice-sindaco Melucci che in un recente convegno ha segnalato alcuni problemi tutti riminesi (detto in pillole, nessuno è mai contento di niente e ci vogliono decenni per realizzare certi progetti).
Rimini ha costruito palazzi, incrementato villaggi, ma non ha pensato alle strade. Adesso che, per realizzare un fossato (per quanto malatestiano) e per spostare il mercato, si debba distruggere un presidio sanitario (con indispensabile parcheggio annesso), è veramente un primato che andrebbe segnalato a «Striscia la notizia». Alla quale vedo far riferimento (senza la citazione della trasmissione) in un intervento apparso lo stesso 25 ottobre, dove si parla dell'Italia in generale e di carceri, ospedali e di altre infrastrutture pubbliche avviate e non completate.
La demolizione della sede sanitaria sarebbe un fatto scandaloso, al pari di quelli denunciati dal Gabibbo.
Lina Azzalli

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Published by antonio montanari - dans il Ponte Rimini
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Forestiere 23/05/2010 18:47



E' una storia vecchia negli affari pubblici della comunità. A leggere nei libri e nei documenti (manoscritti), ci vuole poco a capire che da sempre nelle antiche cose cittadine  si aggirava
il pavone. C'è da dire che non si percepisce facilmente ma c'è. Si percepisce se si ha uno sguardo disincantato da forestiere o si ha il coraggio schietto di guardare in se stessi, ma in questi
tempi da "homo psicologicus" pochi si percepiscono realmente per quello che sono. E' così che si viaggia, è più facile guardarsi allo specchio e pavoneggiare che vedersi realmente per quello che
siamo. Così il pavone aleggia, stende le ali su una identità sociale ben lontana dalla "coscienza del SE". Nella sostanza il pavone è al di fuori del "senso di realtà". La collettività si
sopravvive solo percependosi pavone anche quando agli occhi disincantati di chi misura la realtà per quello che realmente è si vedono in giro solo capponi. E si fa presto a scendere dalle piume
variopinte alle penne del pollame. Ma il pavone c'è e non appare cappone. Si è un'abberrazione ma il cappone è dentro il pavone, è li che si trova e si compiace di essere. Lui il pavone si vede
così ma niente impedisce a noi di guardarlo e di trovarlo in SE cappone.


Forestiere