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26 janvier 2010 2 26 /01 /janvier /2010 14:43
Prodi minimizza sul caso Delbono, attacca la destra, ma sembra che sia stato lui a convincere il sindaco a dimettersi

Prodi_repubblica


Come il conte-zio dei "Promessi sposi", Romano Prodi ha fatto ricorso al più antico vezzo politico di tutti i tempi e di tutte le latitudini italiane. Ridimensionare i fatti, ed attaccare l'attaccante. Appunto,  "sopire, troncare […] troncare, sopire", come si legge nel romanzo manzoniano.

Se la destra critica l'ex sindaco di Bologna, Prodi risponde a Massimo Giannini su "Repubblica" di oggi, che "per altri amministratori locali di centrodestra che ne hanno combinate di tutti i colori, nessuno ha gridato allo scandalo, e si è mai sognato di chiedere le dimissioni".
Caro prof. Prodi, troppo comodo rispondere così. Viene a mente lo scontro tra i due che si affrontano per strada urlando il primo al secondo: "Cornuto!", ed il secondo al primo: "Ubriaco!!". Ricevendone in risposta l'aurea massima: "Sì, ma a me domani la sbornia passa".

Fatti come quelli del sindaco bolognese dimessosi non per fatti giudiziari accertati, ma per opportunità politica, lasciano il segno.
Ha sputtanato l'immagine del suo partito, della sua giunta e della sua città, e scusate se è poco per una Bologna che del libertinaggio non ha mai fatto né un vizio né una colpa.
Semplicemente, questa volta, a Roma con Marrazzo ed a Bologna con il pupillo di Prodi, ci sono stati comportamenti di uomini privi di dignità personale, oltre che di accortezza nei fatti e nel rispetto delle persone da essi coinvolte.

Non è questione di moralismo ottocentesco. Ma non basta, illustre prof. Prodi, concedere che "Certo, doveva essere più accorto", quel sindaco lì. E non serve a nulla recriminare paternalisticamente: "... in questi giorni nessuno si è limitato a dire questo: gli hanno dato del delinquente, invece". Lei sa com'è e che cos'è la politica. In Italia, da destra, abbiamo avuto la moglie del premier che ha accusato il marito di essere un malato che frequenta minorenni. Il caso Delbono è nulla, in confronto.

Una volta accadeva di peggio. Fanfani colpisce Piccioni con il caso Montesi. Per non parlare della Dama Bianca di Coppi accusata di essere una concubina e finita in galera come tale. Era il 1954. Alla "ragazza" del sindaco è andata bene perché chi non era ipocrita poi ha fatto cambiare mentalità e codice penale.

Ha scritto Laura Laurenzi, su "Repubblica" (1.12.2008): "Lontani i tempi in cui l'adulterio era un reato: ma solo per la donna, la più odiosa delle discriminazioni. Solo la donna rischiava il carcere, se il marito la querelava. Fino a un anno di reclusione, secondo quanto stabiliva il codice penale. Poi, quarant'anni fa proprio di questi tempi, il 19 dicembre del fatidico 1968, la Corte Costituzionale dichiarò illegittimi il primo e il secondo comma dell'articolo 559 ritenendoli discriminatori, lesivi della Costituzione che prescrive invece "l'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi". E tutto - o meglio, molto - cambiò".

Ecco se quest'Italia è cambiata nel corso di mezzo secolo, è perché c'è stata gente che non ha ragionato come il conte-zio Romano.

Gianfranco Pasquino, rivale del Pd nelle elezioni comunali vinte da Delbono, si cava qualche sassolino con "il Giornale": "A Bologna tutti conoscevano gli affari di Delbono con le donne". Ovvero tutti hanno chiuso un occhio, fedeli appunto a quella tradizione di "tette e torri" in una città che, come abbiamo detto, del libertinaggio non ha mai fatto né un vizio né una colpa. Ma che poi questo poco accorto sindaco sia definito candidato cattolico ed ex Margherita, è qualcosa che non fa ridere ma fa chiedere a Prodi: suvvia, ci dica qualcosa di più.

Impossibile avere una risposta, immaginiamo. Resta il fatto che sabato Delbono aveva detto di non volersi dimettere "neanche se rinviato a giudizio", e che ieri ha cambiato idea. Forse il troncare e sopire pubblico di Prodi, con il sindaco è stato soltanto un troncare: ovvero togliersi dai piedi. Non è da scartare l'ipotesi che il prof. Romano gli abbia detto di togliersi da qualcos'altro: tutto rientra nel personaggio.

Foto da "Repubblica".

[26.01.2010, anno V, post n. 33 (1124), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari
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