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2 juillet 2011 6 02 /07 /juillet /2011 18:23

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Se l'errore lo fanno gli studenti, prima li bocciano. Poi boriosi commentatori li deridono sui giornali. Infine li compiangono i più giovani cronisti televisivi in totale sintonia da stress. Invece se l'errore è dei professori ministeriali, nessuno ne dovrebbe parlare per rispetto delle Istituzioni con l'iniziale maiuscola.
Il fatto. I ragazzi agli esami di licenza media sono stati sottoposti ai test dell'Invalsi che dovrebbero misurare le loro capacità. Agli insegnanti sono state fornite le maschere per la correzione, che erano sbagliate. Infine, a conferma dell'italico costume dell'obbedir tacendo e tramando mentir, la ministra Gelmini ha definito ridicola la polemica nata nel frattempo, su un fatto da lei definito del tutto marginale.
Con il che ci siamo sentiti tranquilli pure noi. Almeno sino al giorno dopo degli esami scritti di Italiano per la Maturità. Scusate il dissenso, dovuto all'età. La questione se noi siamo quello che mangiamo, mezzo secolo fa, ci avrebbe costretto a riandare al testo di Storia della Filosofia. Per ritrovare la stessa identica frase che il tedesco Ludovico Feuerbach (1804-1872) aveva provocatoriamente lanciato per esaltare al massimo il suo materialismo. Per lui un popolo migliora in morale e politica soltanto se mangia cose buone.
Lo ascoltò Carlo Marx che povero in canna andava a tavola con l'amico Federico Engels il quale pagava il conto. Gli effetti si videro magnificamente espressi nel sogno della rivoluzione che ha afflitto l'Europa in ogni suo angolo. Da Mosca a Berlino, in rigoroso ordine cronologico. E non soltanto per colpa di Marx.
Così dal buon cibo tedesco forse può essere nata qualche brillante idea che ha portato a creare macelli terribili di genti. Con l'aggiunta delle camere a gas. E poi qualcuno ha avuto il coraggio di definire il Novecento un secolo breve, come se fosse passato senza lasciar memoria di sé.
Ma la cosa veramente tragica è che (mi scusino i dissenzienti di professione, a responsabilità limitata), proprio agli esami di cui stiamo dicendo, la definizione del Novecento come secolo breve è stata proposta ai nostri studenti. La cultura è piena di gente che usa formule strane, come quella della fine della Storia.
Immagino un tema intelligente ricavato da parole degli stessi giovani studiati nel "Rapporto Migrantes". Quattro su dieci, ha scritto Francesca Paci nella Stampa del 22 giugno, sognano di andarsene all'estero. Il titolo del suo pezzo era: "Che sfortuna essere nati in Italia". [Anno XXX, n. 1046]

"il Ponte", Rimini, settimanale, 3.7.2011

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Published by antonio montanari - dans il Ponte Rimini
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