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13 octobre 2009 2 13 /10 /octobre /2009 17:00
Chi impedisce dialogo e pluralismo? Non certo l'opposizione

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Aumentano ogni giorno di più gli illustri smemorati che predicano utilmente, ma che ancora più utilmente farebbero bene a ricordare "tutte" le cose della vita politica dei nostri giorni.

Giuseppe De Rita a ragione osserva sul "Corrierone" che "la vita è correlazione", è "un pluralismo dei punti di vista".

Sono sempre stato convinto, sin dai lontani giorni delle scuola pedagogica bolognese del prof. Giovanni Maria Bertin, che la vita nelle sue varie articolazioni debba basarsi sul dialogo. Ne ho scritto varie volte qui sopra. Scusate se mi ripeto.

Luglio 2007. Nel blog di Anna Masera appare un mio breve intervento, in cui sostengo che "occorre ripristinare le condizioni minime di un dialogo politico fra tutti i cittadini. E quindi fra tutti i politici, seguendo come unica stella la Costituzione repubblicana, come ci indicava" appunto il prof. Bertin.

Ottobre 2009. De Rita ha ragione. Però chi non vuole dialogare con "questa opposizione", è lo stesso capo del governo. Come la mettiamo dunque?

Non ci si venga a dire che domina "la prassi dell'antagonismo". Domina l'arroganza di chi non vuole riconoscere la dialettica politica, e definisce "coglioni" quelli che non votano per lui.

Oltre a scegliersi i fedelissimi, il cavaliere vuole anche costruire con le sue mani l'opposizione in maniera tale che essa non veda, non senta e non parli.
Chi è dunque che impedisce dialogo, pluralismo, correlazione?

Si chiede troppo agli illustri intellettuali come De Rita, sperando che arrivino alle giuste conclusioni che ci illustrano, però partendo dai veri dati di fatto?

A proposito di dati di fatto. Oggi Scalfari replica a Ferruccio De Bortoli il quale si era lamentato di non essere mai stato difeso da "Repubblica".
Scalfari colloca anche FDB nella categoria degli smemorati, quando ricorda che l'8 giugno 2003 trattò delle sue "misteriose dimissioni" dal "Corrierone".

Infine, non perché smemorato, ma appunto perché ha distribuito una meritata patente di smemoratezza a Berlusconi, va ricordato Giorgio Napolitano.
Tirato ripetutamente in ballo con fare sguaiato (rispetto beninteso al dettato costituzionale) dallo stesso cavaliere, Napolitano oggi ha detto che già da ministro volle essere "uomo delle istituzioni, non di parte".

Il problema più grave di questo governo è che vuole far tabula rasa del sistema delle istituzioni, cancellando quello vigente in Italia in base alla Costituzione.
Berlusconi ieri è stato chiaro: "Alla democrazia ghe pensi mi". Una chiarezza che rasenta l'oscenità politica perché vuol mandare in soffitta tutti i poteri costituzionali esistenti, da lui considerati nemici, ed impedimento alla sua azione di governo. Che gli è garantita benissimo dal largo consenso popolare che gli ha dato una maggioranza sicura. Ma che vuole di più?

Alla domanda non si può rispondere. Perché gli illustri commentatori ci accuserebbero di essere pericolosi e violenti antagonisti del potere. Di quel potere di cui gli stessi commentatori non registrano le infrazioni ai galatei costituzionali ed alle regole democratiche come quel ridicolo "ghe pensi mi".

[13.10.2009, anno IV, post n. 294 (1014), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Published by antonio montanari - dans antoniomontanari
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