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14 octobre 2009 3 14 /10 /octobre /2009 18:06
"Tanti misteri, trame e scandali" (Lucia Annunziata), "Un bipolarismo dell'odio" (A. Riccardi)


Andgellibord

Istruttivo il duello tra Ferruccio De Bortoli ed Eugenio Scalfari. Il direttore del "Corrierone" ha accusato il fondatore di "Repubblica" di essere andato tanto tempo fa a casa di Berlusconi con Carlo Caracciolo, "per chiedergli di comprare" una quota della loro casa editrice.

Scalfari smentisce il contenuto dell'incontro (del 1984) che mirava ad ottenere la cessazione di azioni di "dumping" delle tariffe, da parte di Berlusconi (Canale 5 ed Italia 1) contro Rete 4 (Mondadori-Espresso).

De Bortoli lamenta che la vecchia 'difesa' da parte di Scalfari  (8 giugno 2003), fosse soltanto nella seconda parte di un editoriale dedicato a tutt'altro argomento ("Gli allegri cantori del lavoro" era il titolo).

Sappiamo che la predica domenicale di Scalfari ha sempre una coda dedicata ad argomenti extravaganti. In cauda venenum, o dulcis in fundo?
Il fatto è che il pezzo dell'8 giugno 2003 trattava del "CorSera" non in un breve cenno, ma nella seconda parte dell'articolo (11.813 battute) che è lunga (5.131) quasi come la prima (6.682). La chiusa di quel fondo, suona ironica: "Che si vuole di più?".

Oggi FDB nel suo pezzo fa un'accusa pesante contro Scalfari: aver chiesto "in sostanza il fallimento" del "Corriere" (20 settembre 1982).

Il duello fra i due grandi quotidiani di Roma e Milano, è simbolico del caos del nostro periodo storico.
Andrea Riccardi sullo stesso foglio di Via Solferino ci ha lasciato  oggi un'inquietante testimonianza: l'Italia tutta, e non soltanto la sua classe politica, sarebbe in preda ad "un bipolarismo dell'odio".

Per uscirne, Riccardi propone una sola terapia, la cultura, rifacendosi alla ricetta di Luigi Einaudi: le idee nuove nascono non nei parlamenti ma nel Paese ("nei libri, nelle riviste", sui giornali, nelle associazioni).

Tutti, aggiunge Riccardi, dovremmo metterci alla ricerca del "bene comune".
Ma come insegna la vicenda americana della riforma sanitaria voluta da Obama, il concetto di "bene comune" resta troppo indefinito se non ci si ricorda che, nella vita sociale e politica, dominano gruppi che mirano al "loro" bene, non a quello "comune".
Lo stesso Berlusconi ha detto di aver consigliato gli industriali ad investire nella Sanità. Non certo, lo sappiamo bene, per migliorare le prestazioni del Servizio sanitario nazionale...

Ci sono aspetti della nostra vita e della nostra storia, che non vogliamo "leggere" nella loro univoca evidenza. Qualcuno gioca (molti, troppi giocano) alla "tre carte" per imbrogliarci.

Nello scorso marzo citavo un articolo di Piero Ottone dedicato a "Il profondo nero dei misteri d'Italia".
Vi si sosteneva che oggi esiste in Italia "un blocco di potere economico ormai abbastanza omogeneo e molto potente". Che, come ha spiegato Ottone all'inizio del pezzo, è quello dei vincitori messi in marcia da Cefis e sorvegliati poi da Gelli.

Oggi sulla "Stampa", Lucia Annunziata ("I giornali e la politica fragile") scrive: "Un Paese che ha così tanti misteri, trame e scandali, un’Italia che ha più retroscena che scene, è di sicuro un Paese che confessa di essere nelle mani di tanti. Di mafia, potenze straniere, servizi, Opus Dei, massoneria; di tutti, e comunque, eccetto la propria classe dirigente".

Ottone ed Annunziata usano la stessa parola "misteri".
Apriamo un recente volume di Gianni Simoni e Giuliano Turone, "Il caffè di Sindona", a pagina 135: il processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano accerta che, "tra le cause del dissesto", ci sono pure le operazioni a favore di Licio Gelli, Umberto Ortolani (per il "finanziamento della Rizzoli e l'acquisizione" del "CorSera"), Solidarnosc e vari partiti politici italiani. Con il coinvolgimento dello IOR vaticano.

Dunque misteri, ce se ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno, ma la buona informazione può aiutare a svelarli. Quanti sono gli italiani che hanno sentito parlare di queste cose?

Ripeto quanto scritto lo scorso marzo nello stesso post in cui citavo Ottone. Riferivo che Pino Nicotri, autore di un libro sul caso di Emanuela Orlandi sostiene: "Non è un intrigo di palazzo, ma un atroce caso di pedofilia".
In risposta ad un lettore, sul web Nicotri accusava "il conformismo servile dei mass media italiani": "E' triste che ogni volta che c’è di mezzo un grande potere ci si allinei così pecorescamente al vento che tira. Poi non ci si può lamentare del discredito che circonda la nostra stampa e le nostre tv (pubbliche e private)".

Troppi in Italia nel mondo dell'informazione giocano come marionette politiche al gioco delle tre carte per imbrogliarci.

Riccardi, per cortesia, ricordi il caso Boffo, nato in ambienti che lei conosce bene. Gli intrighi curiali denunciati da quell'episodio non possono farci concludere che tutta l'Italia è avvelenata come quegli ambienti. Non tutti siamo smemorati, non tutti sottostiamo al "bipolarismo dell'odio".

Riccardi ci spaventa con questa sua storia del "bipolarismo dell'odio", perché non è una diagnosi politica, ma  il frutto di un'esaltazione mistica da crociato. E sappiamo che Riccardi è tutt'altro. Colpa dei nostri tempi, se ha scritto ciò? (Per oggi, de hoc sufficit, l'ho già fatta troppo lunga...)

[14.10.2009, anno IV, post n. 295 (1015), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Published by antonio montanari - dans Informazione
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