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31 mai 2010 1 31 /05 /mai /2010 10:57
Viaggio nell'Emilia-Romagna del malaffare




L'impressionante viaggio nell'Italia del malaffare, che Roberto Galullo compie in "Economia criminale" (Il Sole 24 ore) ci interessa per i capitoli che parlano dell'Emilia-Romagna e del Titano. Anche la nostra regione ha sognato che questi problemi non ci toccassero. Il risveglio s'intravede soltanto in parte. Galullo narra del prefetto di Parma che (marzo 2009) tuona contro Roberto Saviano che ha parlato della presenza della camorra in quella provincia. Il prefetto cita come fonte l'Antimafia di Bologna. Ma è proprio il procuratore a capo della stessa Direzione distrettuale antimafia felsinea a difendere Saviano ed a smentire il prefetto di Parma, definendola città "interessata da infiltrazioni di organizzazioni criminali".

Galullo cita da un suo archivio che va dal 2002 all'inizio del 2009. Leggiamo ad esempio il CorSera del 2002 su "Mafia russa, milioni di euro lavati in Romagna", e il Carlino del 2007, "Le lunghe mani dell'est sulla nostra Riviera". Non è tutto. C'è la relazione 2008 del sostituto procuratore antimafia nazionale Carmelo Petralia, dove si mettono nero su bianco le ragioni di Saviano (come sottolinea Galullo), con pagine che smentiscono il prefetto di Parma. Il quale le ignorava del tutto.

Petralia, prosegue Galullo, era stato anticipato (2007) dal sostituto procuratore dell'Antimafia nazionale. Il 19 aprile 2009 il prefetto di Parma è poi smentito da un altro sostituto della stessa Antimafia nazionale, Mario Spagnuolo: un cui collega a fine 2009 parla di nuove realtà criminali che interessano la nostra regione: sono straniere (comunitarie ed extra). Per cui si invoca una forte attività di contrasto e prevenzione onde evitare danni peggiori.

L'aeroporto di Rimini è citato per i capitali dell'Est che (all'inizio degli anni 1990) aprono la strada ad infiltrazioni peggiori (Russiagate, 2002) con il riciclaggio di provenienza illecita. Tutto finisce in una bolla di sapone: "è difficile cogliere con le mani nel sacco i mafiosi russi". Quando (2007) il Carlino parla di lunghe mani dell'Est sulla riviera, i riminesi sono entusiasti, scrive Galullo citando il capo dei nostri industriali, Alfredo Aureli: "I capitali stranieri sono sempre benvenuti" (p. 187). Lo studioso Enzo Ciconte precisa: "Gli italiani fungono da manovalanza. Comandano gli stranieri".

Chiudiamo il libro (che sarà presentato a Rimini da Anpi ed associazione "Vedo sento parlo" il 3 giugno presso la sede della Provincia, dall'autore e dal Procuratore della Repubblica di Modena, Lucia Musti). E passiamo ad alcuni appunti di cronaca locale. 1993, il presidente dell'Antimafia, Luciano Violante, dichiara: "La mafia in Riviera ha vestito i panni puliti della intermediazione finanziaria, ma è ben presente". 1994, il sen. Carlo Smuraglia (Commissione antimafia) spiega: "In Romagna è ben presente la mafia che lavora in camicia e cravatta". Dicembre 2005, secondo il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, anche per Rimini vale il principio: il denaro si accumula al Sud e si investe al Nord.

Nella mia rubrica "Tam Tama" nel 1984 riferivo l'allarme dell'on. Stefano Servadei sul racket in Romagna. Nel 1990 raccontavo che per il Questore di Forlì, Rimini non era Palermo. L'Antimafia è arrivata "soltanto" nel 1993.
[Aggiornamento, 31.05.2010, 12:00]
Al dossier relativo su digilander.libero.it/antoniomontanari

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Published by antonio montanari - dans il Ponte Rimini
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