Mi giunge la nuova «Lettera» di Ettore Masina, il noto scrittore cattolico che ama intelligentemente provocare in tema di religione.
Ne riproduco un brano dalla parte iniziale: «Nella sua recente enciclica il Papa esclude che le speranze umane abbiano un
vero valore se non si fondano in Cristo, e – forse senza saperlo - Salman Rushdie, scrittore fra i più importanti della nostra epoca, gli risponde che le speranze proposte da quelli che egli
sprezzantemente definisce “i preti” sono inganni micidiali e pesti fondamentaliste. Il messaggio che si ricava da questi interventi è dunque che la speranza sine glossa - quella dei
bambini, degli analfabeti, dei poveri, dei poeti, degli atei (tali per estenuazione, per scandalo o, più semplicemente perchè nessuno gli ha mai parlato di Dio), - è stupidità, miopia
culturale o rimbambimento. Che ve ne pare?».
Più avanti, Masina scrive: «L’anno prossimo compirò ottant’anni; se osservo la carta geopolitica della Terra così com’era disegnata quando sono nato (l’Africa e l’Asia schiacciate dalla ferocia
del colonialismo, l’America centromeridionale ridotta a un grappolo di repubbliche delle banane, in Italia il fascismo, in Unione Sovietica la sedicente dittatura del proletariato, la Germania
spinta dalla miseria verso il nazismo, il Portogallo nelle mani di Salazar, nell’Europa orientale un coacervo di regni da operetta, milioni di italiani, irlandesi, greci, polacchi costretti a
un’emigrazione che, nella sua disperata inermità, prefigurava quella odierna dei popoli del Sud, la tragedia negra negli Stati Uniti, la condizione femminile ovunque segnata da una feroce
minorità eccetera) posso tracciare facilmente un censimento di speranze che allora apparivano al limite della follìa ma che hanno mutato il mondo. Ottusa è la cultura della realpolitik, aveva
ragione Paolo VI, invece, quando diceva che vi sono periodi della storia in cui l’utopia è l’unico realismo possibile».
Nella conclusione troviamo scritto: «Credo che noi cattolici dobbiamo pregare per questo nostro papa e Natale è un buon giorno per farlo. Egli sembra racchiuso, come certi antichi orologi, in una
campana di vetro che impedisce che vi entri la polvere (la polvere della storia, nel suo caso: le grida di dolore e quelle di gioia di tanta parte dell’umanità). Desideriamo che l’Angelo dei
pastori (non si definisce pastore anche il papa?) lo stani dal suo vegliare fra i libri e lo spinga là dove risuona incessantemente il grido che ogni cristiano dovrebbe fare suo: “O voi che
giacete nella polvere, alzatevi e cantate”».







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