Barbara Palombelli ha scritto una bella lettera alla "Stampa" per trattare del problema delle impronte
digitali estese ai bambini dei rom.
Ci interessa qui la conclusione, dopo esserci dichiarati d'accordo con lei nella sua posizione di rifiuto del provvedimento governativo.
Conclusione che riguarda il Pd, le "prevedibili modestie del Pd, partito nato al gazebo, insediato all’ombra e finito spiaggiato o sdraiato".
Vorremmo sapere, signora Palombelli, se dell'argomento ha mai parlato in famiglia.
[Anno III, post n. 209 (586), © by Antonio Montanari
2008]
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Lo faccio apposta a non farmi capire dalle macchine, dai logaritmi e soprattutto dagli spacciatori di verità
teologiche che sono tautologie.
Adesso mi piacerebbe vedere la faccia degli esperti di Wikio, i "documentalisti italiani ed
europei" che ne sarebbero la colonna portante, davanti alla parola "tautologia" applicata alla struttura del mondo Web...
Quello che ho scritto sul problema delle catalogazioni, non era finalizzato a scovare i sistemi di scalata nelle classifiche. Mi diverto con poco, e so per vecchia pratica di mondo che molti
sono i chiamati e pochi gli eletti...
Prego di prendere la mia affermazione in senso ironico. Cioè non come lamento ma come innocuo sfottò.
Una piccola divagazione. Ho notato un effetto negativo del web, la lettura veloce: per cui molti (ma non è il caso di questa tornata) prendono lucciole per lanterne. Condivido appieno la
conclusione di Bourbaki: "Wikio non mi interessa un gran che, ma la cosa che mi fa sbarellare è quando typepad...". Ecco perché scrivevo tempo fa, parodiando Palazzeschi, "e lasciatemi
divertire".
Rassicuro PogoStik, e lo ringrazio del consiglio: «"Fatemi capire" è un titolo che difficilmente un robot che legge decine di migliaia di post al giorno potrà capire per cui usate post un
pochino più "giornalistici" tipo "classifica di wikio, fatemi capire"». Miro proprio a che il robot non mi capisca. E spiego il perché della mia filosofia.
Sono sul Web dal 1999. Qualche anno fa riportando un brano da un libro di storia sull'età fascista, dovetti citare anche il nome del capo della polizia di Mussolini, Arturo Bocchini. Un giorno
un collega "giornalista" mi accusò di aver curato pagine web porno, soltanto perché (limitato dalla sua intelligenza esplosiva) aveva scoperto che il titolo del mio sito era stato linkato in un
portale appunto porno. Con il rinvio a quella pagina dove era menzionato Arturo Bocchini.
Quel giorno il collega sbagliò a citare il titolo del mio sito. Stranamente questo errore suo l'ho poi ritrovato in atti giudiziari quando dovetti denunciare per diffamazione un legale che
aveva accusato me di essere sottoposto a duplice indagine giudiziaria per diffamazione.
Vero niente, ma la coincidenza mi fece accertare, tramite quegli atti giudiziari, che il collega era stato poi alla base dell'altrui diffamazione.
Quindi a preoccuparmi o ad interessarmi non c'è questo o quel motore o distributore di medaglie informatiche, ma c'è stato in passato quel qualcuno che adesso è anche pagato per spiare quello
che scrivo. Accadde l'anno scorso quando un personaggio altolocato mi inviò lettere di fuoco per smentire notizie mie personali (non pubblicate in questo sito della Stampa, ma in altro loco
internettiano).
In quelle lettere di fuoco si dichiarava di aver appreso "per caso" da un amico... Sì è vero che l'informatore è un amico (nel senso anche da portale porno), che lui lo paga anche per lavorare,
e che tra i lavoretti sporchi che gli fa fare c'è quello di spiare e di scrivere lettere anonime che poi compiacenti giornali pubblicano "senza vergogna" vincolati da contratti
pubblicitari...
Accaduto contro il sottoscritto nel marzo 2007... sopra una questione storica del XV secolo che anche i muri delle biblioteche conoscono a memoria, ma che il "giovin signore" negava esistere
per questioni che sarebbe troppo lungo spiegare.
A proposito di controlli, ho già raccontato che tre anni fa manomisero di notte la mia linea telefonica nella centralina posta ad un incrocio stradale...
Concludendo: se mi sentirete deridere questi sistemi di classificazione, lo faccio soltanto per divertirmi, sono un tipo allegro soprattutto se mi metto in testa di sfottere qualcuno con toni
tanto seri che quel qualcuno casca dentro il tranello con allegria e felicità. Olè.
[Anno III, post n. 208 (585), © by Antonio Montanari
2008]
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Umberto Eco ha scritto una letterina sulla "democrazia in pericolo". C'è in essa un passo molto inquietante, quello conclusivo: "Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la
minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia".
Si sa come vanno le cose in politica. Chi grida che il re è nudo, spesso, molto spesso è scambiato per un matto. Ma questa volta l'autorevolezza della fonte, dovrebbe evitare simile
etichettatura.
Credo che Umberto Eco abbia ragione. Non per motivi legati alla sua autorevolezza, Non per quell'ipse dixit che lui per primo rifiuterebbe, se gli fosse sbattuto in faccia più come accusa che
come giustificazione.
Credo che abbia ragione obiettivamente per la seconda parte della sua conclusione: "la minoranza non osa reagire".
Ed il perché questo accada, ce lo dovrebbero spiegare i politologi di professione.
Il sottoscritto che di professione fa il "perditempo", ha in testa una sua vecchia idea. Non scambiatela per un'idea fissa. Essa dice che sta trionfando a livello nazionale quel "modello Rimini"
di cui qui sopra ho riferito varie volte in passato, a far tempo dalle elezioni comunali del 2006.
Ripropongo un passo che ho citato anche nel maggio del 2007: "Forza Italia perde il
52,13% dei voti, mentre AN sale del 16,26. Una fetta del Polo vota per il Centro-sinistra. Segno che con la sua precedente amministrazione il Centro-destra (od almeno una sua parte) non se l'era
poi passata così male. Luglio 2006. L’ex candidato sindaco del Polo decide di non votare contro la giunta ma di astenersi sulle linee programmatiche del governo cittadino".
Gli effetti locali di quel risultato sono in questi giorni al centro di un dibattito enigmatico per la nuova immagine di Rimini, credo che la chiamino "cartolina". Vorrebbero cementificare tutto
il lungomare, distruggere quel poco che resta di natura "incontaminata" (sino ad un certo punto. Ma questo è un altro paio di maniche).
A livello nazionale, la grande manovra anestetica di Veltroni, messa sotto accusa da Umberto Eco, è frutto delle sommatorie locali. Non si può governare l'Italia dei paesi e delle città in un
modo, e poi da Roma sbaraccare tutto con un'opposizione ferrea e non arrendevole.
La vecchia lezione dei tempi passati, quando in loco comandava il Pci che a Roma aveva più ascolto della Dc governativa, si ripropone, con la speranza che la gente sia di memoria corta, di
comprendonio leggero e soprattutto fortemente compromessa con il potere.
Sì, molti sono di memoria corta. Molti non capiscono o fingono di non capire. E moltissimi sono soprattutto legati a doppia mandata con i pubblici amministratori: per cui i favori ricevuti si
ripagano in sede elettorale, ed amen.
Però non tutti sono pronti a bere quello che passa il convento. Spero che le parole di Eco facciano riflettere al centro ed alla periferia.
Quelli che Filippo Andreatta chiama i "democratici" senza tetto, dovrebbero trovare ascolto in questo passaggio epocale.
Ed invece il buon Veltroni che cosa fa? Si mette assieme a Casini, l'uomo del Vaticano non amato dagli elettori. Parlano di nuovo asse riformista. Sarebbe più logico definirlo moderato e "senza
vergogna" (come quell'orchestra di Renzo Arbore). E legarlo però al ragionamento di Umberto Eco. Per comprendere la pericolosità di questi legami che hanno in comune soltanto quel presupposto
rifiutato oggi da Veltroni, ovvero l'antiberlusconismo.
[Anno III, post n. 207 (584), © by Antonio Montanari
2008]
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A proposito dell'analisi semantica del testo, che Wikio
propaganda, e del mio post di ieri "Fatemi capire", ringrazio Vittorio Bertola del commento e della spiegazione: ora comincio a comprendere
che anche i freddi algoritmi sono più furbi che intelligenti.
La sua conclusione, "Morale: lasciate stare le classifiche e pensate a scrivere un blog che sia vostro e che vi piaccia...", mi sembra molto valida come punto di partenza e di arrivo del
nostro "bloggerismo". Per cui cancello la lista a fianco con il rimando a Wikio.
[Anno III, post n. 206 (583), © by Antonio Montanari
2008]
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L'analisi semantica del testo che Wikio propaganda come
strumento della propria azione classificatoria, mi sembra un'affermazione di quelle che meritano una risata oppure un monumento.
C'era una vecchia scienza nuova, la cibernetica (con Aldo Ceccato) che cercava di riprodurre le operazioni intellettuali, mettendo a nudo il modo di agire del nostro cervello.
Al di là dell'occhio che distingueva la mela dalla pera, non mi sembra che si sia andati.
Un'analisi semantica è un'operazione talmente complessa che può esser accreditata soltanto come specchietto per le allodole: è dell'informatico il fin la meraviglia.
Faccio un esempio serissimo. Scrivo: "Virgilio sostiene nell'Eneide che tutti i Romani sono figli di Troia, discendendo da Enea...". Un elaboratore elettronico inserisce la mia citazione nei link
dei siti porno e non in quelli di letteratura latina o di storia del Mediterraneo.
Potrei fornire centinai di questi esempi. Per rispetto del "buon costume", taccio.
Se si vuol discorrere seriamente dei blog, torniamo indietro all'... età della pietra.
Tutto documentato: 10 aprile 2006, Anna Masera decide "di avviare una piccola sperimentazione di "citizen
journalism", cioè un modello di giornalismo partecipato dai lettori".
Questa è una mail inviatami dalla sua collaboratrice Marina la quale mi comunicava: "Pertanto, il suo post "Qui Parigi" è stato linkato nella home page del sito de La Stampa, in relazione alle
notizie sulla CPE."
Sono stato io ad inaugurare quel servizio... Scusate se me ne vanto.
Punto secondo. 29 marzo 2007. La "Stampa" inaugura le segnalazioni dei blog nelle varie sezioni del giornale.
Quel giorno scrivo qui sopra:
"Cari lettori, dalla redazione ricevo una mail: il mio blog è finito «linkato in modalità fissa» nella pagina di «Politica» del sito StampaWeb.
Sono commosso (sinceramente) e preoccupato. Da vecchio cronista so che occorre essere sempre all'altezza della situazione, in ogni momento. Questo mi costringe a non prendere sottogamba né il
blog né l'onore che ricevo dalla segnalazione.
Dico tutto ciò non per smanceria, ma per scusarmi in anticipo con eventuali navigatori delusi o disillusi".
Punto terzo. Leggo nel commento di Osman di stamani al mio post "Fatemi
capire": "Io stamattina 1 luglio ore 11 vi ho visto in HP (Gobettiano e Antonio). Vi ho cliccato e quando sono tornato di nuovo in HP (10 minuti) eravate spariti. Lo giuro."
Osman come Bruto è un uomo d'onore e debbo credergli. Se le cose che scrivo nel blog prescelto dalla redazione per la sezione politica, non vanno bene, basta che mi tolgano dalla sezione
politica, e mi metto a scrivere di altre cose. Ma se mi hanno scelto e mi hanno messo lì loro, continuo a seguire le loro indicazioni, il loro suggerimento.
Ieri ho fatto un'ipotesi, rifiutandola: "A maggio ho avuto cinque segnalazioni in home della Stampa. A giugno soltanto tre, l'ultima il giorno 13 giugno.
Poi la mia proposta (12 giugno) del blog collettivo è stata realizzata il giorno 15 da Gobettiano. Quindi casualmente, di certo, non sono stato più segnalato".
Oggi la riprendo e non so se debba essere ancora rifiutata dopo il commento di Osman. Oppure sono intervenuti altri fatti di cui io sono all'oscuro? Ne dovrei essere informato formalmente se ci
fossero, per deontologia.
Quel blog collettivo non è altro che un innocuo divertissement che ci siamo presi per dimostrare che la manualità non può
essere scacciata dalla tecnologia. Sino a prova contraria le cose stanno così.
Non ne faccio una questione di teorie dei massimi sistemi che reggono l'universo, ma soltanto la dimostrazione che anche la cosa più semplice ed innocua può essere equivocata, se quel blog collettivo ha provocato mancate adesioni e rifiuti dogmatici.
In mezzo a tutto ciò, trionfa una constatazione: ma come sono diventati importanti i blog...
[Anno III, post n. 205 (582), © by Antonio Montanari
2008]
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