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Giorno per giorno

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  • Lavoro, terno al lotto (09/02/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Gratta e vince il posto da commessa. Brunetta "gratta" l'art. 1 della Costituzione

    Blog.09.02.2010



    La notizia. Gratti la cartolina e vinci un posto da cassiera. Il tutto (in Lombardia) al supermercato. Basta fare la spesa. Ogni 30 euro di acquisti una cartolina. Poi ti affidi alla fortuna. Ai tg la chiamano con eleganza la dea bendata. I nostri vecchi usavano dire che la vita è un terno al lotto. Le parole servivano a smorzare gli entusiasmi in caso di successo. Assieme al proverbio un po' sadico: "Chi troppo in alto sal, assai sovente cade precipitevolissimevolmente". Oppure miravano a spronare: se ti è andata male adesso, ti andrà meglio la prossima volta. Ed i romagnoli incoraggiavano: "sl'è nota, us farà dè".

    Oggi il lavoro in Italia è peggio di un terno al lotto. Don Aniello Tortora è parroco a Pomigliano d'Arco, che considera una città senza futuro se non si risolveranno i problemi dell'occupazione: "Chi non lavora da queste parti finisce alla mercé dei clan". Intanto, aggiunge a "l'Unità", "si diffonde l'usura, i commercianti pagano il pizzo, la criminalità allarga le sue braccia". Si guastano le famiglie. Padri restati senza lavoro "non hanno il coraggio di dirlo" in casa.

    Allo stesso giornale don Luigi Ciotti spiega: "La crisi prima che economica, è politica, culturale ed etica. Crisi dei diritti". E poi: "La mafia è aiutata dai vuoti istituzionali e dalla crisi, cresce l'usura, i mafiosi approfittano dell'ignoranza, della povertà".

    Un ministro della Repubblica italiana ha suggerito di cambiare l'articolo primo, comma primo della nostra Costituzione. Che recita: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro". Via la storia del lavoro, dice. Sono molto limitato, non ne ho compreso il perché. Il ministro (si chiama Renato Brunetta) quando racconta i suoi pensieri, o se la ride o si altera assumendo la maschera dello sdegno più severo ed istituzionale.

    Scusate la confidenza: mi sembra che qualcosa manchi alle messinscene televisive a cui il ministro partecipa di continuo. Forse non avendo nulla da fare per dovere governativo. Mi sembra che quando Brunetta ci fa dono dei suoi pensieri, manchino i tre regolamentari squilli di tromba ed una fascia tricolore del funzionario di Polizia che ordina la carica contro la folla tumultuante. Il guaio è che c'è solo Brunetta, e manca la folla.

    Brunetta non sa (o non ricorda) che porre il lavoro alla base della Repubblica, significò eliminare il valore del privilegio di casta o di denaro, su cui si era retto lo Stato liberal-monarchico dal 1861.

    [09.02.2010, anno V, post n. 45 (1136), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Dopo l'Ulivo, il Cipresso: segnalato (08/02/2010 publié dans : antoniomontanari )
    08.02_segnalato.jpg Il post di ieri, Dopo l'Ulivo, il Cipresso, è segnalato oggi in home dalla "Stampa".

    Il testo del post si legge anche in questo blog.
  • Dopo l'Ulivo, il Cipresso (07/02/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Di Pietro non si pente del passato, ma vuol cambiare, la signora D'Addario sì e non può cambiare

    Dipietro07022010blog


    Quale sarà il simbolo elettorale della Nuova Alleanza Pd-IdV? L'Ulivo è stato abbattuto. Resta il Cipresso. Quello di Bolgheri e del duplice filar. Quello che, toccandosi, Bersani and C. dovranno digerire per placare Di Pietro.

    Non tornano i conti in casa Idv. Tutti motivi politici. L'ultimo: la comparsata da tv ghediniana, di un signore con la sua teoria delle finte ferite del premier a Milano.
    Poi ci sono stati gli applausi a Vendola. E l'accettazione del candidato regionale, non troppo gradito in un primo momento a Di Pietro. Ed in un secondo tempo poco gradito al rivale-erede De Magistris: "Ho letto le carte del suo rinvio a giudizio". Tant'è.
    Il candidato regionale sostiene: "Sto con la povera gente", mica con i "cafoni arricchiti" (del Pd).

    Di Pietro non si pente del passato, ma ammette che non basta urlare in piazza.
    La signora D'Addario si pente, invece, ed ammette: "Non lo rifarei più". Che cosa? Ha visitato di sera il premier a palazzo Grazioli, ha registrato le loro voci (e non erano quelle di Giovanna D'Arco), ha consegnato i relativi nastri magnetici alla magistratura.

    Dopo ha subìto un tentativo di stupro in casa, ed è stata fatta salire "con la forza" in un'auto.
    Dopo ancora, un settimanale di casa Mondadori-Berlusconi ha parlato di lei come parte di un "complotto contro il premier".

    Di Pietro fa marcia indietro, "Non basta la pancia, non basta la piazza".
    Oltre la pancia c'è di più, pretendono, poverette, le escort deluse. Neanche un incarico politico hanno ottenuto, era il loro sogno.
    La signora D'Addario è stata candidata per il Comune di Bari, in una lista apparentata con il partito del cavaliere. Anche lei aveva chiesto un voto di testa. Si sono ricordati soltanto di altre parti del suo corpo. Che l'hanno resa immortale.

    Per un voto di testa contro Di Pietro, dopo i giornali vicini al premier, è scesa in campo pure la Rai, secondo canale tv, con tutto il Paragone possibile, dedito a processare l'ex pm. Se questo non è complotto...

    [07.02.2010, anno V, post n. 44 (1135), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Feltri, tranquillo (06/02/2010 publié dans : Informazione )
    Per l'occhio nero a Boffo, non corre rischi. Chi vorrà guardare che cosa bolle in pentola?

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    Per il caso Boffo, il 22 febbraio Vittorio Feltri, direttore de "il Giornale", sarà ascoltato dall'Ordine dei giornalisti.
    Feltri può stare tranquillo. La pubblicazione di quel falso documento relativo a Boffo "attenzionato" dalla polizia, non avrà conseguenze.

    Per due motivi:
    1. Gli Ordini professionali vivono dei loro iscritti, quindi sono portati in linea di massima a proteggerli. Quale mamma sana di mente divora le sue creature?
    2. Feltri ha rovesciato la frittata. Con l'abilità di chi ha persino convinto Vittorio Messori, non certo cattolico "progressista".

    Messori ha chiesto ("Stampa", 5.2.) "che la Chiesa renda finalmente pubblici gli atti del processo di Terni in cui è stato condannato Dino Boffo".

    Tutto il resto che succede nei sacri palazzi, è grasso che cola per Feltri.
    Feltri aveva fatto certe accusa. Per smentirlo si è mosso un cardinale, Giovan Battista Re ("è assurdo pensare che in qualche ufficio vaticano sia stata progettata tutta la messinscena", "Repubblica, 3.2.). Re ha rischiato il posto per il caso Wielgus, tre anni fa. Merita credito, ma c'è questo precedente (illuminante?).

    Poi il papa, messo sul chivalà proprio dal caso Wielgus e poi da quello del vescovo lefebvriano Richard Williamson nel gennaio di un anno fa, "avrebbe" chiesto una relazione dettagliata sulla vicenda Feltri-Boffo.

    Ieri, una voce ufficiale, il direttore della sala stampa vaticana, ha dichiarato: "E' ovvio che il papa sa".

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    Tutti sanno, ma nessuno parla. Per cui i giornali sono pieni di retroscena e confidenze raccolte qua e là.
    Più vicini al vero, nelle notizie relative al "fuoco amico", sembrano i cronisti di "Repubblica".
    Se mercoledì 3 febbraio hanno intitolato "Fra il premier e la Santa Sede congiura doppia su Avvenire", oggi sintetizzano la vicenda lasciando intravedere scenari inquietanti: "Governo e Santa Sede alle grandi manovre. Berlusconi offre un patto di non belligeranza".

    Intanto "qualcuno" ha aperto un nuovo fronte, accusando Di Pietro per un certo assegno da 50 mila dollari... Mai riscosso! Di qui alle elezioni regionali ne vedremo delle belle. Anche per questo, Feltri può dormire tra due guanciali.

    Circa gli Ordini professionali. Cane non morde cane. Una avvocata scrisse una lettera diffamatoria, penalmente perseguita. Fu assolta dal suo Ordine: lei aveva messo soltanto la firma, il contenuto offensivo era stato steso da un collega. Che però non è punibile perché non ha firmato. La logica fila... E poi ci chiamano il Paese del Diritto.
    Per questo motivo scrissi alla ministra avv. Gelmini: "Se dovessimo stilare una graduatoria della pericolosità sociale, proprio per questo, (voi legali) rischiereste di finire in testa a tutti, anche a quelli che difendete...".

    [06.02.2010, anno V, post n. 43 (1134), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Riccione, non basta la parola (05/02/2010 publié dans : il Ponte Rimini )
    Rodolfo Francesconi racconta tempo e spazio tra Romagna e Marche

    Riccione_francesconi


    A "Riccione nella Romagna" Rodolfo Francesconi dedica un ricco volume di ricerca storica (476 pagg., Raffaelli editore Rimini). Spiega nomi e caratteri geografici della città e del suo territorio, collegato a quelli che lo circondano anche dalla parte marchigiana. "Riccione nella Romagna" è soltanto la seconda parte del titolo, che inizia con "L'intelligenza del luogo". Ovvero un viaggio nel tempo, come osserva Piero Meldini nell'introduzione, alimentato "da una curiosità intellettuale onnivora".

    Si parte dalla preistoria e si arriva al 2008, quando Riccione onora un suo figlio illustre, Igino Righetti, ben noto in tutt'Italia e non soltanto a Rimini, riservandogli una piazzetta. E cancella il nome di don Emilio Campidelli, che era stato posto ad un viale. Don Campidelli era stato cappellano a San Lorenzino nella parrocchia retta da don Giovanni Montali, e poi suo successore dal 1959 al 1981. Quando gli subentrò sino al 1994 il primo direttore de "il Ponte", don Piergiorgio Terenzi.


    Una curiosità del 1969. Arriva in Consiglio comunale la proposta (8.9.) di intitolare la via Flaminia al polacco Jan Palach, il giovane uccisosi a Praga per protestare contro i sovietici che avevano invaso la sua patria. Il 25.11. via Jan Palach ridiventa via Flaminia (pp. 420-422). Ovvero il trionfo dello stalinismo puro e duro.


    Il volume di Francesconi colloca ogni notizia locale nel contesto nazionale od internazionale. Ad esempio, ampio spazio è dato alla rivoluzione francese per meglio comprendere quanto allora successe a Rimini e dintorni.


    Circa i nomi delle località, consideriamo il San Lorenzino citato, ovvero San Lorenzo in Strada. In Romagna, spiega Francesconi, di San Lorenzo con qualche aggiunta ce ne sono altri 12, mentre quelli "lisci" sono 6. Altri casi hanno alle spalle storie più complesse. Un solo caso. Dai "curopolates", i bizantini addetti al palazzo, deriva Corpolò.


    Il progetto del libro è spiegato dall'autore con la volontà di raccogliere nella mappa dei nomi lo spazio dei luoghi e lo sviluppo della storia nel tempo. E' un'idea molto moderna. Vi ritroviamo riflessi il gusto vertiginoso per le liste di Umberto Eco, e le più moderne teorie di chi propone di leggere il tempo nello spazio. Per questi due elementi, molti lettori e non soltanto quelli non specializzati, dovranno essere grati a Francesconi per la sua fatica.


    Ovviamente l'autore non è responsabile della bontà di tutte le citazioni. In certi casi, ad esempio sulla storia medievale, preferiamo ricordare vecchie letture (come quelle di Antonio Carile, 1975), meno portate a semplificazioni fuorvianti.

    Foto: www.inriccione.info

    [05.02.2010, anno V, post n. 42 (1133), © by Antonio Montanari / "Il Ponte" Rimini, 2010. Mail.]

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  • Gelmini in linea, segnalato (05/02/2010 publié dans : antoniomontanari )
    over05022010segnal.jpg Il post di ieri, "Gelmini in linea", è oggi segnalato in home da "La Stampa", con il sottotitolo "Peggiora la didattica". Il testo del post si legge anche in questo blog.
  • Incenso e veleni (04/02/2010 publié dans : Informazione )
    Boffo, le spie, "il Giornale" e certi misteri



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    La storiaccia che a Dino Boffo è costata il posto di direttore all'Avvenire, non si chiarisce per nulla dopo le presunte rivelazioni che accusano certi personaggi e certi settori del Vaticano.
    C'è puzza di bruciato (incenso bruciato male). Abbiamo parlato subito di "fuoco amico". Ma passare dalla formula generica all'identikit dei colpevoli, ce ne passa.
    Crediamo alla "smentita" del cardinale Re fatta ad Orazio La Rocca su "Repubblica" di ieri: è assurdo pensare che in qualche ufficio vaticano sia stata progettata tutta la messinscena. E crediamo pure che il cardinale Re abbia ragione quando sostiene: "Temo che tutta questa manovra sia stata fatta per tentare di nascondere i veri mandanti" e chi ha passato "le false carte" al "Giornale" di Feltri (e Berlusconi).
    Giuseppe D'Avanzo, su "Repubblica" di ieri, ha precisato che "secondo fonti vicine a Boffo" lo spione andrebbe identificato in un professore della Cattolica di Milano.
    A noi, sul blog della "Stampa" è capitato di ricevere un duplice commento da parte di tale Andrew che si proclamava "laico", e poi abbiamo appurato che usava un server della stessa Cattolica. Allora la cosa comincia a puzzare...
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    [04.02.2010, anno V, post n. 41 (1132), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Gelmini in linea (04/02/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Meno ore di insegnamento? Peggiora la didattica


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    La ministra Gelmini ha rispettosamente osservato la linea dei suoi predecessori di qualsiasi colore politico. Quella di rovinare tranquillamente la scuola.
    Ha detto che non conta il numero delle ore di insegnamento di una materia, ma la qualità della didattica. Balle. Prendete una classe di trenta alunni, dovete svolgere il programma in due anziché tre ore (facciamo un esempio), potrete fare le stesse interrogazioni che fareste con il vecchio calendario? Anche la verifica è didattica. Quindi per favore raccontiamoci cose serie, non balle, signora ministro. Due ore alla settimane sono un trenta e passa per cento in meno, e questo lei me lo chiama un invito a migliorare la didattica.

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    Per cortesia, torni a fare l'avvocato, avendo lei sostenuto gli esami fuori sede, in quel profondo Sud che, come le scrissi pubblicamente, non le piace troppo.

    Foto, "La Stampa"

    [04.02.2010, anno V, post n. 40 (1131), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Effetto Ulivo (02/02/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Prodi rifiuta Bologna, ed accusa. L'ex sindaco Vitali: cambiare strada, basta arroganza e presunzione

     

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    Romano Prodi ha ottima memoria, recita bene la sua parte di padre nobile del Pd, parla cortesemente con i cronisti, telefona con affetto a Bersani, baci abbracci e tanto sorriso con tutti, ma poi arriva la stoccata, come in classico monologo teatrale.

    A Marco Marozzi di "Repubblica" ha fatto un bilancio freddo e impietoso: "Nessuno ha mai avuto la pazienza di pensare all'Ulivo come ad un'occasione straordinaria, che aveva bisogno di fatica, capacità di costruire e aspettare".

    L'argomento era una sua possibile candidatura a sindaco di Bologna, in sostituzione di quel Delbono dimessosi, che era stato una sua invenzione sia politica sia accademica. Prodi ha letto anche il malizioso retrogusto della proposta avanzatagli: ci hai dato il tipo che ci ha inguaiato, adesso arrangiato "mo" tu a cavar le castagne dal fuoco.

    Prodi ha svicolato, facendo un discorso giusto, quello sull'Ulivo, in un'occasione in cui il problema dell'Ulivo, vecchio ormai ma sempre attuale, c'entrava poco. C'entrava soltanto per ricordare che, se oggi lo invitano a fare il sindaco di Bologna, è perché gli hanno sfilato da sotto il sedere la poltrona di presidente del Consiglio.

    Un vecchio sindaco di Bologna Walter Vitali, ora con Franceschini, è raccontato nell'edizione bolognese di "Repubblica" da Mauro Alberto Mori. Il problema di Bologna è dato dalla rabbia e dallo sconcerto, ci vuole una risposta politica che non passa soltanto attraverso le candidature. Agli elettori bisogna fare "un discorso di verità": bisogna abbandonare "l'arroganza e la presunzione... e occorre avere l'umiltà di riconoscere che  c'è qualcosa che va oltre la vicenda giudiziaria che ha portato alle dimissioni del sindaco".

    Un carissimo amico, ottimo osservatore e giornalista, mi scrive: "In questo paese manca la politica, quella vera, con la maiuscola. Si è applicato un meccanismo perverso per il quale chiunque voglia impegnarsi per il bene comune finisce emarginato. Ragion per cui i giusti e volenterosi, se non votati al martirio, fanno un passo indietro lasciando spazio a chi fa politica convinto di non far politica, quindi libero di brucare l'erba del vicino che, come sappiamo, è sempre più verde".

    Ha ragione il "vecchio" Vitali, bisogna abbandonare "l'arroganza e la presunzione".

    [02.02.2010, anno V, post n. 39 (1130), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

    Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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  • E dopo ci sono le indagini (01/02/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Storie di questo mondo. I morti di Favara e Santa Severa. Senza lavoro a Faenza. E poi Tremonti



    Favara, Sicilia. Due sorelle di 3 e 14 anni, sono state uccise dal crollo della loro abitazione. Che doveva essere ispezionata dal 2002, dopo una demolizione operata dai Vigili del fuoco per il crollo di un edificio vicino. Laura Anello ha scritto da Favara su "La Stampa" che "Non ci sono soldi per le scuole ma il sindaco spende 35 mila euro per il suo ufficio". Poi ha spiegato dove in tutta la Sicilia "finiscono i soldi che mancano per scuole ed abitazioni". Il nuovo simbolo grafico della Regione è costato 216 mila euro. La Regione paga ai suoi consiglieri quasi 20 mila euro lordi al mese, contro i 9.672 della Toscana.

    Santa Severa, Roma. Due signori di 82 e 91 anni muoiono bruciati vivi da un corto circuito. Nella casa di riposo a cui versavano una retta mensile di 1.700 euro. Affetti da malattia che li privava di lucidità, alla sera per non farli disturbare gli altri ospiti, li trasferivano nel deposito degli attrezzi del giardino, 14 metri quadrati. E chiusi a chiave dentro.

    Ignazio Marino, chirurgo e presidente della Commissione d'inchiesta del Senato (nei cui banchi siede per il Pd) sul Servizio sanitario nazionale, dichiara al "CorSera" che in tutta Italia nel 2008 sono state chiuse 30 case di riposo, dopo 1.481 ispezioni con "474 infrazioni di rilevanza penale". L'osservazione più amara: "Le ispezioni non possono essere annunciate". Con l'aggiunta: "Se non vogliamo che queste tragedie si ripetano, la politica deve intervenire. Senza più rimandare a domani".

    Sullo stesso giornale, Isabella Bossi Fedrigotti osserva che oggi la più diffusa e sprezzata debolezza in Italia, è la vecchiaia. Troppi anziani ci sono, ciò significa fastidio ed indifferenza verso di loro, ed affari per le "case di riposo, sempre troppo poche, sempre troppo care".

    Altre storie. Faenza, la Omsa chiude, Daniela Ghiselli, da 25 anni in fabbrica ed un figlio di 18, resta senza lavoro: torna a vivere dai genitori per poter mangiare. Ne ha parlato Concita De Gregorio, direttore de "l'Unità". A Milano, a 54 anni una prof resta sola, senza casa ed in miseria ("CorSera"). Una volta alla settimana s'incontra in una parrocchia con una coetanea, avvocato in carriera, che la serve in tavola, e si chiama Nicoletta Masucci.

    Sono storie di questo mondo. Il ministro dell'Economia Tremonti ha spiegato che per salvarlo dalla banche, ci vuole l'impegno della politica. Speriamo sia consapevole che lui è un politico. 

    [01.02.2010, anno V, post n. 38 (1129), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Qui comando io (30/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Bertolaso: io ministro? Ma che ne pensa il Quirinale?

    Bertolaso_30012010


    Berlusconi crede di poter fare e disfare nel governo come pare a lui, e senza rispettare la Costituzione. Ieri ha promesso di nominare Bertolaso ministro, da sottosegretario che è.

    Oggi pomeriggio con grande rispetto delle questioni formali, Bertolaso dichiara: "Sappiamo che le nomine non le fa il primo ministro ma il capo dello Stato: bisognerà vedere cosa ne pensa il nostro presidente della Repubblica".

    Il problema sta tutto qui. Alla correttezza di Bertolaso si contrappone la solita concezione proprietaria della politica che il premier dimostra. Per fare vedere a tutti che in Italia comanda lui.

    Ma questa volta un sottosegretario ha tirato per la giacchetta il cavaliere, per suggerirgli di pensare che c'è pure il Quirinale. Non per scalarlo, ma per ascoltarlo. Così vuole la nostra Carta fondamentale.

    Brambilla_01.10

    Ovviamente la signora Brambilla ha accettato, quando è stato il suo turno, la promozione a ministro, con devozione e gratitudine. Certi doni non si possono rifiutare, se si è delle vere signore. Si offenderebbe chi ve li reca. E non sta bene inimicarsi un primo ministro, anche se italiano.

    Governative

    [30.01.2010, anno V, post n. 37 (1128), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Cattivi allievi (30/01/2010 publié dans : Informazione )
    Inediti di Montanelli su Roberto Gervaso, piduista

    Brilli


    Una volta si parlava soltanto dei cattivi maestri. E' più che giusto richiamare alla mente anche i cattivi allievi, se ci sono, come fa Enrico Arosio nell'ultimo numero dell'Espresso. Il vecchio maestro che si sentiva tradito, è Indro Montanelli. Il cattivo allievo al centro del pezzo è Roberto Gervaso.

    Arosio ha scoperto a Pavia una lettera inedita di Montanelli a Gervaso, del 16 febbraio 1982, dove si legge della delusione del maestro rispetto all'allievo-collega per la questione della P2. A cui Gervaso fece iscrivere il Berlusconi...

    Arosio cita due altri autografi pavesi del 1971, esclusi da Sergio Romano dai diari montanelliani pubblicati da Rizzoli. Nel primo, definisce "una porcheria" la biografia di Cagliostro scritta da Gervaso. Nel secondo si rimprovera di non aver mai detto allo stesso Gervaso: "non sei scrittore, còntentati di fare il piccolo cronista...".

    A proposito di maestri. Da un'intervista odierna concessa da Giorgio Bocca a Massimo Gramellini de "La Stampa": "Montanelli era un attore, con tutti i difetti degli attori, ma una brava persona incapace di colpi bassi. Certo un contaballe... Durante la resistenza, ha raccontato così tante balle sulla sua amicizia con i partigiani che alla fine i fascisti sono stati costretti a metterlo in galera. Però era un uomo dell’Italia onesta che non rubava".

    [30.01.2010, anno V, post n. 36 (1127), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Anteprima Tama, Raccolta differenziata (29/01/2010 publié dans : il Ponte Rimini )
    http://digilander.libero.it/antoniomontanari/tama.casta.jpg

    Anche per le notizie occorre fare una raccolta differenziata. Con un avviso. Il peggio non si butta. E' fondamentale l'analisi batteriologica per evitare epidemie di cattivo gusto e di pessime azioni. Con gli ebrei se la sono presa lentamente, prima di arrivare alle leggi del 1938 firmate dal Savoia antenato del ballerino in tv, ed alle camere a gas in Germania.
    Per il lavoro nero hanno scritto "Rimini peggio di Rosarno?". Una voce dalla Calabria, mons. Pino Demasi: "Chi fa da padrone è spesso solo la delinquenza organizzata", lo Stato è assente. Il 18 settembre 2008 a Castel Volturno sei extracomunitari sono assassinati dal gruppo di un superkiller. Umberto Bossi: "Li avranno fatti fuori perché si sono messi a spacciare per conto loro, e la camorra vera non lo permette". Conchita Sannino (Repubblica): "Erano lavoratori e incensurati, alcuni sfruttati". Barbara Spinelli (Stampa): nel dicembre 2008 a Rosarno i lavoratori neri "si ribellarono alla 'ndrangheta. Erano stati feriti quattro immigrati, e gli africani fecero qualcosa che da anni gli italiani non fanno più. Scesero in piazza, chiedendo più Stato, più giustizia, più legalità". Sono gli "africani dell'antimafia". Ovvero, la legalità difesa proprio da chi è accusato di essere fonte di illegalità.
    Passiamo al Centro-Nord. Bologna, 23 novembre 1990. La banda dell'Uno bianca uccide Patrizia Della Santina (34 anni) e Rodolfo Bellinati (27), al campo nomadi di via Gobetti. Una zingara riconosce tra i poliziotti della Questura uno degli aggressori, Roberto Savi. Nessuno le dà ascolto. Tra 1977 e 1984 in Veneto ed altrove la banda "Ludwig", due giovani della "Verona bene" (24 e 25 anni), uccide 15 persone. Firma volantini di rivendicazione con il motto nazista "Gott mit uns" ("Dio è con noi"). Le vittime: un nomade bruciato vivo, un cameriere omosessuale ed un tossicodipendente accoltellati, una prostituta finita con l'accetta, un drogato bruciato vivo in un capannone (due ustionati), due anziani religiosi massacrati a colpi di martello, un frate ucciso a colpi di punteruolo (ed un crocefisso nella schiena), sei morti in un cinema a Milano (32 feriti gravi) ed una cameriera di una discoteca a Monaco di Baviera.
    Due anni fa a Rimini gli amministratori si sono preoccupati per le notizie sulle infiltrazioni mafiose. Se ne parla dal 1993. Nel 2005 il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha spiegato: il denaro si accumula al Sud e si investe al Nord. [980]

    Antonio Montanari
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  • Delbono, vecchie storie (28/01/2010 publié dans : Informazione )
    Coinvolto in un plagio letterario? NO, sostiene il suo gran patron Zamagni, è soltanto colpa mia...


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    Dice di sè: "Nel 1992, a soli 33 anni divento titolare della cattedra di Economia Politica all'Università di Bologna, avendo come riferimento economisti quali Romano Prodi e Stefano Zamagni" (foto). E' il sindaco uscente di Bologna, Delbono.

    Un lettore ci invia un richiamo ad una sua precedente mail, resa nota nel luglio 2009. Quando scrivemmo: "Il 14 luglio 1997, sul Corriere della Sera, si parlò animatamente di Stefano Zamagni (alla ribalta in questi giorni come suggeritore di temi economici per la recente enciclica papale). Ce lo rivela un articolo che ci è stato inviato e che riproduciamo integralmente. L'autore del pezzo è Francesco Merlo".
    L'articolo è intitolato: "Un caso di plagio e forse di omerta' Il padre emiliano dell'economia rap".

    Oggi il lettore ci invia copia di un testo che ha letto su internet, in cui si scrive che a firmare il libro di Zamagni è stato anche Delbono. Zamagni replicherebbe: "L' errore fu mio, Delbono non c' entra".
    Comunque la vicenda ebbe strascichi nel 1999, se un suo collega (Lucio Picci) ebbe a ricordare che la prima denuncia contro Zamagni fu fatta dalla rivista Belfagor nel 1996.

    Sul web si legge questo testo di Picci:

    "Come è noto, un articolo apparso su 'Belfagor' del 31 marzo di quell'anno, firmato da Federico Varese, mostrò che il collega Stefano Zamagni era responsabile di più di un caso di plagio. La vicenda ricevette una certa attenzione da parte di alcuni quotidiani, ma nessuna considerazione ufficiale degna di nota all’interno della nostra professione. A distanza di oltre tre anni dalla pubblicazione di quell’articolo, un’analisi superficiale dei fatti indicherebbe che il plagio, nel nostro sistema accademico, non è un argomento di discussione istituzionale e, soprattutto, non è punito.
    Nei fatti, dalla primavera di tre anni fa sino ad oggi, il “caso Zamagni”, i suoi risvolti, e l’incredulità di ciascuno per il silenzio di tutti, sono stati uno tra gli argomenti principali di conversazione informale all’interno del Dipartimento e della professione. L’ultimo episodio di questo discorso sommerso, di cui si è avuta eco nell’ultimo nostro consiglio, è recente, e riguarda la notizia di un caso ulteriore di plagio, successivo alle rivelazioni di tre anni fa.
    Nel libro di Flavio Del Bono e Stefano Zamagni,  "Microeconomia”, Il Mulino, Bologna, 1997, le sezioni 4.1 e 4.2, a p. 616 e p. 617, sono una riproduzione letterale, con qualche esclusione, delle sezioni 17.3 e 17.5, da p. 596 a p. 599, del testo di Robert H. Frank , Microeconomia, McGraw Hill Libri Italia, Milano, 1992. Un terzo collega, indicato come autore del capitolo in questione, apparentemente non avrebbe responsabilità nel plagio
    ".

    [28.01.2010, anno V, post n. 35 (1126), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Zucchero amaro (27/01/2010 publié dans : Informazione )
    Giorno della memoria, dallo zucchero di certi bar, alla storia della "Achile Lauro"

    Treno_ebrei_milano
    Foto Stampa



    Nella provincia di Reggio Emilia, i bar sono stati provvisti di buste di zucchero spiritose, che hanno questo testo: "Chi vince in una gara di corsa fra un ebreo e un tedesco? Il tedesco, perché lo brucia in partenza".

    Oggi 27 gennaio è il "giorno della memoria". Non dimenticare, ricordare: non basta. Bisogna capire, assimilare attraverso la conoscenza i dati, digerire le nozioni, elaborare la consapevolezza, fornire argomenti alla coscienza. Per essere capaci di reagire, contraddire, contrastare, esprimere il proprio parere, non cedere ai ricatti o alle insidie. Per l'uguaglianza e la democrazia nella nostra società, con una sola razza, quella umana di tutti gli uomini.

    Uno spunto di riflessione viene da Barbara Spinelli che, nel suo editoriale sulla "Stampa" del 24 gennaio, intitolato "La memoria inutile", a proposito dell'azione governativa di Bettino Craxi, ha osservato: "Sigonella non fu un atto di autonomia verso l'America, ma la misera messa in libertà d'un gruppo terrorista (i palestinesi di Abu Abbas) che aveva ucciso proditoriamente, sull'Achille Lauro, un anziano americano in sedia a rotelle, Leon Klinghoffer, solo perché ebreo.

    [27.01.2010, anno V, post n. 34 (1125), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Bologna, anzi Rimini (27/01/2010 publié dans : Informazione )
    Sette_pagliaro_rimini

    Le immagini presentate ieri sera da La7 in apertura del servizio sul sindaco di Bologna, sono relative a RImini. In alto piazza Tre Martiri, sotto piazza Cavour...

     

     

     

  • Romano, troncare e sopire (26/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Prodi minimizza sul caso Delbono, attacca la destra, ma sembra che sia stato lui a convincere il sindaco a dimettersi

    Prodi_repubblica


    Come il conte-zio dei "Promessi sposi", Romano Prodi ha fatto ricorso al più antico vezzo politico di tutti i tempi e di tutte le latitudini italiane. Ridimensionare i fatti, ed attaccare l'attaccante. Appunto,  "sopire, troncare […] troncare, sopire", come si legge nel romanzo manzoniano.

    Se la destra critica l'ex sindaco di Bologna, Prodi risponde a Massimo Giannini su "Repubblica" di oggi, che "per altri amministratori locali di centrodestra che ne hanno combinate di tutti i colori, nessuno ha gridato allo scandalo, e si è mai sognato di chiedere le dimissioni".
    Caro prof. Prodi, troppo comodo rispondere così. Viene a mente lo scontro tra i due che si affrontano per strada urlando il primo al secondo: "Cornuto!", ed il secondo al primo: "Ubriaco!!". Ricevendone in risposta l'aurea massima: "Sì, ma a me domani la sbornia passa".

    Fatti come quelli del sindaco bolognese dimessosi non per fatti giudiziari accertati, ma per opportunità politica, lasciano il segno.
    Ha sputtanato l'immagine del suo partito, della sua giunta e della sua città, e scusate se è poco per una Bologna che del libertinaggio non ha mai fatto né un vizio né una colpa.
    Semplicemente, questa volta, a Roma con Marrazzo ed a Bologna con il pupillo di Prodi, ci sono stati comportamenti di uomini privi di dignità personale, oltre che di accortezza nei fatti e nel rispetto delle persone da essi coinvolte.

    Non è questione di moralismo ottocentesco. Ma non basta, illustre prof. Prodi, concedere che "Certo, doveva essere più accorto", quel sindaco lì. E non serve a nulla recriminare paternalisticamente: "... in questi giorni nessuno si è limitato a dire questo: gli hanno dato del delinquente, invece". Lei sa com'è e che cos'è la politica. In Italia, da destra, abbiamo avuto la moglie del premier che ha accusato il marito di essere un malato che frequenta minorenni. Il caso Delbono è nulla, in confronto.

    Una volta accadeva di peggio. Fanfani colpisce Piccioni con il caso Montesi. Per non parlare della Dama Bianca di Coppi accusata di essere una concubina e finita in galera come tale. Era il 1954. Alla "ragazza" del sindaco è andata bene perché chi non era ipocrita poi ha fatto cambiare mentalità e codice penale.

    Ha scritto Laura Laurenzi, su "Repubblica" (1.12.2008): "Lontani i tempi in cui l'adulterio era un reato: ma solo per la donna, la più odiosa delle discriminazioni. Solo la donna rischiava il carcere, se il marito la querelava. Fino a un anno di reclusione, secondo quanto stabiliva il codice penale. Poi, quarant'anni fa proprio di questi tempi, il 19 dicembre del fatidico 1968, la Corte Costituzionale dichiarò illegittimi il primo e il secondo comma dell'articolo 559 ritenendoli discriminatori, lesivi della Costituzione che prescrive invece "l'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi". E tutto - o meglio, molto - cambiò".

    Ecco se quest'Italia è cambiata nel corso di mezzo secolo, è perché c'è stata gente che non ha ragionato come il conte-zio Romano.

    Gianfranco Pasquino, rivale del Pd nelle elezioni comunali vinte da Delbono, si cava qualche sassolino con "il Giornale": "A Bologna tutti conoscevano gli affari di Delbono con le donne". Ovvero tutti hanno chiuso un occhio, fedeli appunto a quella tradizione di "tette e torri" in una città che, come abbiamo detto, del libertinaggio non ha mai fatto né un vizio né una colpa. Ma che poi questo poco accorto sindaco sia definito candidato cattolico ed ex Margherita, è qualcosa che non fa ridere ma fa chiedere a Prodi: suvvia, ci dica qualcosa di più.

    Impossibile avere una risposta, immaginiamo. Resta il fatto che sabato Delbono aveva detto di non volersi dimettere "neanche se rinviato a giudizio", e che ieri ha cambiato idea. Forse il troncare e sopire pubblico di Prodi, con il sindaco è stato soltanto un troncare: ovvero togliersi dai piedi. Non è da scartare l'ipotesi che il prof. Romano gli abbia detto di togliersi da qualcos'altro: tutto rientra nel personaggio.

    Foto da "Repubblica".

    [26.01.2010, anno V, post n. 33 (1124), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Vuoi mettere? (25/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    La modernità della politica, da Marrazzo a D'Alema, gli sconfitti, sino all'appello di Bagnasco, "cercasi nuovi politici cattolici"


    Bologna_250110


    D'Alema e Casini da una parte. La democrazia delle primarie dall'altra. Vuoi mettere?
    Dove sta la differenza amletica? Tutto lì, da Marrazzo al sindaco di Bologna, due dimissioni infilate sulla strada del rinnovamento. Vuoi mettere la modernità, eccetera? D'Alema a braccetto con Casini per vincere, e Casini che
    altrove strizzava l'occhio al governo per vincere... E' (era) questa la modernità del Pd dalemiano?

    Però, santo cielo, Marrazzo e Delbono ce ne hanno messo di tempo per capire che la strada della ritirata era l'unica praticabile, tutti e due uguali anche se con storie di sesso opposte. A Roma in Regione come a Bologna in Comune. Italia unita.

    Italia che insegna al mondo. Bertolaso dimostra all'America come l'Italia insegna. Beccandosi la battuta del segretario di Stato degli Usa, "sono polemiche da dopopartita".

    Anche la Cei manda il suo segnale, questa sera, con il cardinal Angelo Bagnasco. Che ha detto di sognare "una generazione nuova di italiani e di cattolici" che "sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni" per "la cosa pubblica". Meditate politici, meditate.

    [25.01.2010, anno V, post n. 32 (1123), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Lo fanno tutti (24/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Il caso di Bologna, città in crisi. Niente ideali, solo interessi, come diceva Craxi, 1990

    Delbono_stampa



    Lo aveva già sostenuto Craxi: mal comune mezzo gaudio. Nel caso, sarebbe stato più onesto dire: mal costume mezzo gaudio. Il 3 luglio 1992 Craxi alla Camera era stato chiaro: irregolare o illegale era "buona parte del finanziamento politico".
Due anni prima (3.5.1990), ce lo ricorda Barbara Spinelli stamani sulla "Stampa", aveva dichiarato ad Eugenio Scalfari su "Repubblica": "Non ci sono più ideali, si gestiscono interessi".

    Oggi (2010) siamo ancora lì. Lo scandalo politico di Bologna, anche se non ci saranno risvolti giudiziari penalmente rilevanti, resta tale. Siamo senza ideali, "si gestiscono interessi". Con una differenza. Se allora i socialisti erano per il pci il simbolo della corruzione, oggi il pd resta sbigottito. Anche se è ridotto (formula di Ilvo Diamanti, "Repubblica") ad un "partito senza fissa dimora", che "non dà speranza", ed è guidato da un segretario le cui "parole non fanno male" a nessuno.

    Il bolognese Edmondo Berselli ("Repubblica") è sbigottito. Del suo sindaco dice: "Lo qualificano come cattolico, viene dalla Margherita, sembra avere tutti i requisiti in regola per la moralità prodiana".
 Invece. Invece per colpa sua "sono le due Torri a crollare, il profilo della città, il senso di una diversità su cui si è formata l'immagine di Bologna". A dimostrazione che il pd "non è mai stato in grado di autogestirsi".

    Sulla stessa lunghezza d'onda, e con una felicità di analisi da Milano illuminista e non "da bere", Dario Di Vico sul "Corrierone" parla della fine di un'era, con questo "sindaco di rito prodiano", costretto a litigare pubblicamente con l'ex morosa. Scrive Di Vico: "In città gli scettici dicono che Bologna non sia ormai capace di inventare più niente. Si è cancellata dall'Europa e si è relegata in provincia".

    Dall'Ulivo è nato il sindaco con la morosa in carriera che lo ha sputtanato. "Vuol dire che dietro Prodi, e la sua pressoché intatta popolarità cittadina, c'è poco o niente", osserva ancora Di Vico. Non è la prima volta che qualcuno della covata del professore, gli fa lo sgambetto.

    Scrisse una volta Federico Fellini: "Chi ha visto Bologna, ha visto il mondo". Oggi la città è ridotta al lumicino secondo Di Vico, oggi crollano le sue Torri per Berselli. Oggi il suo sindaco esce nelle fotografie con un sorriso da abatino settecentesco. Sarà colpa del cappotto nero e della sciarpa bianca. Sembra uno di quei libertini che una ne fanno e cento ne pensano. Guardando il baccano sollevato, rovesciamo il detto: cento ne ha fatte e neppure una l'ha pensata.

    Foto, © by "Stampa".

    [24.01.2010, anno V, post n. 31 (1122), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Proprio alla finestra (24/01/2010 publié dans : Informazione )
    Non sono l'unico pessimista in giro

    Silenzio_stampa


    Temevo di essere l'unico pessimista in giro. Ho scritto qui il 20 gennaio che l'immagine dell'Italia di questi giorni poteva essere riassunta in quella di un Paese che sta indifferente alla finestra ritenendosi il migliore di tutti.

    Non sono l'unico pessimista in giro. Gian Enrico Rusconi il 22 gennaio ha composto sulla "Stampa" un'allegoria sulla vita politica italiana con l'immagine del teatro. Il pubblico della sala "da qualche tempo ormai sta a guardare perplesso, diffidente, distratto".

    Oggi sullo stesso quotidiano, Barbara Spinelli osserva che "la memoria in Italia rischiara poco il passato e per nulla il presente". Rispetto alla storia, aggiunge "parecchi politici e giornalisti hanno uno strano atteggiamento" che li porta a credersi in grado di "dirla in prima persona" quella storia.

    E' quello che succede quando la finestra da cui guardano, quei giornalisti e politici la scambiano per un balcone dal quale inviare proclami.
    Barbara Spinelli cita il recente caso di Augusto Minzolini, direttore del Tg1, che appunto nella sua veste di "dettatore" di verità, come l'ho definito il 14 gennaio, ha sentenziato che, alle vicende di Craxi, è giunto il momento di guardare "con gli occhi della storia".

    L'indifferenza di chi sta alla finestra si contrappone all'attivismo frenetico di Berlusconi che, per usare parole di Barbara Spinelli, censura "tanta parte del passato" per ricavarne qualcosa nella "sua offensiva contro la giustizia".

    Se chi sale sul balcone troppo arditamente rischia di esserne gettato, chi si nasconde dietro le finestre può prendersele in faccia se poi si alza un venticello di cambiamento.

    [24.01.2010, anno V, post n. 30 (1121), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

    Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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  • Razzismo del "Carlino" (21/01/2010 publié dans : Informazione )
    "Rimini peggio di Rosarno". E noi abbiamo avuto il mistero della "Uno bianca"

    Rosarno


    "Rimini peggio di Rosarno", diceva la "civetta" del "Carlino" del 19 gennaio, alludendo alle statistiche del lavoro nero. Sono parole che possono alimentare atteggiamenti razzisti dei quali non sentiamo la mancanza. Giriamo lo sguardo alla cronaca recente o remota del Sud e del Nord. Sono fatti uniti da un odio avvolto in misteriose trame.

    Il 18 settembre 2008, a Castel Volturno sei extracomunitari sono assassinati dal gruppo di un "superkiller". Umberto Bossi dice: "Li avranno fatti fuori perché si sono messi a spacciare per conto loro, e la camorra vera non lo permette". Osserva Conchita Sannino sull'edizione napoletana di "Repubblica": "Erano invece lavoratori e incensurati, alcuni sfruttati, e morirono per mano della follia stragista di casalesi".

    Barbara Spinelli sulla "Stampa" (10 gennaio) ricorda l'episodio aggiungendo: nel dicembre 2008 a Rosarno i lavoratori neri "si ribellarono alla 'ndragheta. Erano stati feriti quattro immigrati, e gli africani fecero qualcosa che da anni gli italiani non fanno più. Scesero in piazza, chiedendo più Stato, più giustizia, più legalità".

    Barbara Spinelli ha parlato di "africani dell'antimafia". In contrapposizione a questo spirito di legalità difeso proprio da chi è accusato di essere fonte di illegalità, ovvero gli immigrati, vengono in mente episodi più antichi.
    Bologna, 23 novembre 1990. La banda dell'Uno bianca uccide Patrizia Della Santina (34 anni) e Rodolfo "Tatino" Bellinati (27 anni), al campo nomadi di via Gobetti. Ferisce una bambina di sei anni, Sara Bellinati ed una slava di 34, Lerje Lluckaci.

    Precisa un lancio d'agenzia: "Alcuni nomadi testimoniano la presenza nel campo di un uomo con un giubbotto poco prima dell'arrivo delle auto", appunto la Fiat Uno bianca ed una Lancia Y10. Una zingara, presente nel campo al momento dell'agguato, e chiamata in Questura a testimoniare riconosce tra i poliziotti presenti uno degli aggressori, Roberto Savi, ma nessuno le dà ascolto.

    Andiamo ancora più indietro nel tempo, tra 1977 e 1984: in Veneto (ed altrove) sono uccise quindici persone da due giovani della "Verona bene", 24 e 25 anni, che volevano ripulire la società e firmavano volantini di rivendicazione con "Gott mit uns" ("Dio è con noi"). E' la banda cosiddetta "Ludwig".

    Le quindici vittime: un nomade trentenne bruciato vivo, un cameriere omosessuale di quarantaquattro accoltellato come poi un tossicodipendente di ventidue, una prostituta di cinquantadue anni finita a colpi di accetta e di scure, un drogato diciottenne bruciato vivo in un capannone (altri due restano gravemente ustionati), due anziani religiosi massacrati a colpi di martello mentre rientrano da una passeggiata, un frate ucciso a colpi di punteruolo (gli lasciano piantato un crocefisso nella schiena), sei morti in un cinema a luci rosse di Milano (32 feriti gravi) ed una cameriera di una discoteca a Monaco di Baviera (dove uno dei due attentatori ed assassini ha studiato).

    Ecco, prima di suggerire al lettore di giornali distratto (che guarda spesso soltanto al titolo delle locandine) che "Rimini è peggio di Rosarno", ricordiamoci che la recente storia d'Italia è piena di vicende amare, spesso etichettate come "misteri", su cui appunto non si è fatta pienamente luce. Per cui azzardare che "Rimini è peggio di Rosarno", è un'operazione politica che non rispetta il vero ed ignora il passato ed il presente. Offende i neri di Rosarno, e qualifica il lavoro nero di Rimini come trama malavitosa. I superkiller che hanno agito con la "Uno bianca" restano tutto un altro discorso. Mai chiuso e mai riaperto.

    [21.01.2010, anno V, post n. 29 (1120), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

    Sul tema, vedere anche la nota pubblicata sul "Ponte" di Rimini. Il testo si legge anche in questo blog.

    [Testo aggiornato, 22.01.2010, 17:10]
    Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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  • Anteprima Tama, Profezie e proclami (21/01/2010 publié dans : il Ponte Rimini )
    http://digilander.libero.it/antoniomontanari/tama.casta.jpgBisogna capirlo, Minzolini. Non è soltanto direttore del "TG1", ma si chiama pure Augusto. Se nel nome c'è il destino, allora siamo obbligati a toglierci il cappello. Se nelle parole che uno dice, occorre invece pescare il retrogusto, il cappello si tiene mestamente in mano come ai funerali. Egli si sente incaricato di una missione salvifica, dettare le istruzioni per l'uso della politica. Ha spiegato che Craxi, condannato per reati seri (con sentenze passate in giudicato), è stato vittima di una congiura politica. E che merita di essere ricordato come un grande della Storia.
    Al pari di papa Woityla, secondo Minzolini, Craxi ha contribuito a mettere in crisi l'Urss. Occorre una certa dose di faccia tosta nell'avvicinare qualsiasi leader politico di qualsiasi Paese ad una figura come Giovanni Paolo II. Basta un minimo di mancanza di pudore per credere che un capo del governo italiano così coinvolto in quelle situazioni giudiziarie possa vedersi ripulito il certificato penale grazie all'azione svolta per far cadere l'Urss.
    Minzolini, il "dettatore" delle istruzioni per l'uso, deve dirci che, se oggi un certo signore (seduto sulla stessa poltrona che fu della buonanima di Craxi), si trova ad affrontare certi problemi giudiziari, non è colpa del suo libero arbitrio ma di un destino cinico e baro. Dunque occorre risalire all'era del garofano per scoprire le cause dell'accanimento della magistratura contro Berlusconi (tessera P2 n. 625).
    Dopo di lui, ha detto al "Corrierone" Cicchitto (tessera P2 n. 2232), toccherà a Bersani finire sott'odio. Per colpa di Franceschini, "uno dei suoi rivali interni più accesi". La distinzione fra Bersani e Franceschini, spiega, nasce dalla lezione di Togliatti. Quello che non mosse un dito per gli antifascisti uccisi a Mosca come spie.
    Il presidente della Camera Fini "in partibus infidelium", una libreria Coop della "rossa Bologna", ha proclamato il dialogo, al posto del muro delle contrapposizioni. Egli diffonde queste idee per differenziarsi dal gemello Berlusconi, che usa tutt'altri toni. Quali tempi preveda Fini per defenestrare Berlusconi, non sappiamo. Rischia di finire schiacciato dal peso che s'è messo sulle spalle, per compiere pure lui la sua missione. Intanto predica la necessità di guardare avanti, e non nello specchietto retrovisore della storia. Dove però ci sono pure gli specchietti per le allodole. Che sinora hanno funzionato a meraviglia. [979]
    http://digilander.libero.it/antoniomontanari/tama.casta.jpg"il Ponte", 24.01.2010
  • Un commento sul "Ponte" (21/01/2010 publié dans : Informazione )
    Rimini nel 1986 è la capitale italiana del lavoro nero, per la rivista dell'INPS. "La Stampa" nel 1987 dopo i 13 operai (8 non in regola) morti nel porto di Ravenna, accusa tutta la costa romagnola, con "quel miscuglio di arretratezza e sviluppo che ha prodotto un business tra i più importanti". Ed aggiunge: "la capitale riconosciuta di quest'area è Rimini". Tra gli operai morti, un egiziano di 32 anni che dormiva in uno stabilimento balneare a Cesenatico. Negli stessi giorni, in via Cormons, in pieno centro della Marina di Rimini, la polizia scopre 34 senegalesi che trascorrevano le notti in due stanzette.

    I problemi ci sono, il nostro giornale non li ha mai nascosti. Dopo il caso di Ravenna, Renzo Gradara scrive che "di lavoro si può morire, oggi più di ieri". Ai funerali, l'arcivescovo Tonini parla di gente condannata "al ricatto: o disoccupato o uomo inutile o prendere quello che ti viene dato". Nel settembre 2006 il mensile "Tre" racconta: "Gli immigrati superano i locali nell'avvio di nuove attività". Venne da pensare ad investimenti mafiosi internazionali.

    Scoprire oggi questi problemi come riflesso di altri drammi, parlare di "Rimini peggio di Rosarno" ("civetta" del "Carlino" del 19), è doppiamente fuorviante. Si considera la città occupata dalla mafia o dalla camorra. Il collega Curatola si chiede su Rosarno: "Possibile che nessuno sapesse?". In Romagna si sa. E si opera. Il polverone serve a far scendere una notte in cui tutto è buio. Dare notizie è il nostro mestiere. Inventarsi uno strillo così, "Rimini peggio di Rosarno", è un facile giochetto politico che nuoce alla verità. (a. m.)

    Testo pubblicato su "il Ponte" di Rimini, n. 7, in edicola dal 22 e datato 24.01.2010.
  • Alla finestra (20/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Tra i plotoni di esecuzione temuti dal premier, ed il fuoco amico contro Vendola e Marino. Bell'Italia

    Vendute_repu


    Come riassumere l'immagine dell'Italia di questi giorni? Un Paese che sta alla finestra. Che guarda pensando che tutto quanto succede non ci riguarda. Perché noi siamo i migliori. I più bravi. I più intelligenti. E soprattutto i più furbi.

    Nel mondo succedono fatti che sono sconvolgenti nel quadro politico come e più del terremoto. La Merkel ha cambiato politica, chi se ne è accorto? Obama ieri ha ricevuto una botta in testa. Chi vedrà i collegamenti fra la sua immagine declassata e le ipotesi politiche che ci giriamo per le mani?

    Si potrebbe dire, è l'eutanasia di un Paese, se non fosse invece una situazione drammatica. Pensiamo ai lavoratori che perdono il posto. Hanno protestato anche quelli interessati al problema di area Mediaset. Le signore hanno indossato una maglietta con la scritta "Vendute". (Foto da "Repubblica".) Non è retorica. Anche l'Italia sembra esser stata venduta. Al peggio offerente. Ci sarà pure un motivo?

    E' retorica quella di chi si crede il migliore di tutti. Ad Haiti c'è caos? Ci va Bertolaso. A coordinare. Bene. In Abruzzo, per la consegna di tre case ai terremotati la presidenza del Consiglio ha speso 300 mila euro (300 mila euro) per la cerimonia (lo scrive Primo Di Nicola sull'ultimo "Espresso"). Vogliamo esportare pure là il modello del cerimoniale romano coordinato a questi prezzi?

    Al premier i consiglieri-avvocati spiegano che i tribunali sono plotoni di esecuzione (Ansa, 16:51 di oggi).
    Ma ci sono anche i cecchini che sparano, sulla nostra scena politica. Oggi si parla di fuoco amico contro Ignazio Marino. Amara battuta di "blitz": la "società vile" nega al chirurgo la sala operatoria del Sant'Orsola a Bologna, la sua colpa è di essersi candidato alle primarie.

    Una storia che richiama la sanità pugliese ed il caso di Nichi Vendola. Lo "fanno" indagato. Lui spiega, voleva un famoso chirurgo a Bari. Lo accuserebbero di avere truccato i concorsi.
    Il procuratore di Bari parla di "possibili strumentalizzazioni delle indagini per finalità diverse da quelle processuali". Per colpire Vendola. In vista delle regionali.
    Lo stesso Vendola ieri ha parlato anche di "fuoco amico" contro di lui.
    Da "l'Occidentale", a firma Ettore Mario Peluso: "Fatto sta che le carte di questa indagine segretissima escono (come già accaduto varie volte) dagli uffici della Procura di Bari e giungono sulle scrivanie dei direttori delle testate giornalistiche principali".

    Blog_19012001napolitano

    Gli altri, amici e nemici, stanno sadicamente alla finestra, in attesa degli eventi. E di un messaggio quirinalizio che cerchi di mettere tutti d'accordo. Magari dieci anni dopo la sepoltura. Mah, quant'è triste questa Italia che sta alla finestra godendo del male altrui, per farne dell'altro. E chi ha colpe può permettersi di adattarsi la legge ai casi propri. Ognuno si fa i casi propri, come insegnavano le antiche terapie del non vedere e non parlare.

    [20.01.2010, anno V, post n. 28 (1119), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Ah, la Storia (19/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Caso Craxi, imputata non è la Magistratura ma la classe politica

    Blog_19012001napolitano


    L'ecumenica visione quirinalizia ha prodotto il perdono istituzionale verso Bettino Craxi, in nome della Storia, mentre brucia ancora la cronaca. Napolitano ha detto che "il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona".

    Più che una "assoluzione" per Craxi, è una chiamata di correità verso "ignoti". Il Quirinale non chiude il discorso, lo riapre. Suo malgrado.

    E lo riapre appunto e con durezza sul piano dell'operato non della Magistratura ma del Parlamento. Napolitano ha richiamato la condanna dell'Italia (2002) da parte della Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo in relazione a Craxi, non per violazione della legge, ma proprio per l'applicazione di una legge vigente.

    Per dire queste cose un presidente della Repubblica dovrebbe rivolgersi al Parlamento non ai parenti del caro estinto.

    [19.01.2010, anno V, post n. 27 (1118), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Storie per sempre (18/01/2010 publié dans : Informazione )
    Ricordiamo il dolore, dietro cerimonie e polemiche

    Ebrei


    Ebrei. Siano per sempre una spina del cuore e nella memoria, per tutti. Ci sono le giuste cerimonie, le necessarie polemiche. Ma non dimenticare altri piccoli particolari è necessario per capire non quello che è successo, ma il mistero dell'uomo.

    Per miserabili premi, italiani come noi hanno tradito e consegnato l'ebreo perseguitato al destino del sacrificio. Per niente italiani come noi hanno agito a favore degli ebrei, li hanno salvati.

    Questo mistero dell'uomo non è un'astrazione, è un fatto che tocchi con mano, oggi come ieri o l'altro ieri.

    Incontro_papa_ebrei_2010

    Ho già raccontato che un navigato intellettuale che guidava un'istituzione culturale cattolica, mi chiese una storia della presenza ebraica nella nostra città, per farne alcune conferenze. Che non potei tenere, qualcuno gliele "sconsigliò". Quella storia poi apparve sul settimanale cattolico della mia diocesi, ben accettata dal direttore che avevo informato della faccenda.

    Lo ripeto non per parlare di un fatto mio, ma per constatare come ancora oggi in certi ambienti cattolici tradizionalisti si sia spaventati nel trattare di questi od altri argomenti.

    Ho raccontato gesti di soccorso per gli ebrei durante la guerra. Ne ripropongo uno, pubblicato tre anni fa. Per non dimenticare. Sono storie per sempre.

    I trentanove ebrei che Ezio Giorgetti ospitò nel suo albergo a Bellaria dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, riuscirono a salvarsi grazie a carte d'identità fornite loro da Virgilio Sacchini (1899-1994).
    La vicenda ci è rivelata per la prima volta dalla dottoressa Patrizia Sacchini D'Augusta, nipote di Virgilio. Suo nonno in quei giorni era Commissario Prefettizio del Comune di Savignano sul Rubicone: «Era fascista, ma era anche un uomo buono ed estremamente generoso (con la sua Industria di Legnami e Imballaggi, prima che gli eventi bellici la distruggessero, aveva dato lavoro  a tanti Savignanesi ed era un padrone che rispettava profondamente gli operai) ed è per questo che né lui né gli altri membri della sua famiglia furono oggetto di ritorsioni da parte dei partigiani del luogo».
    Virgilio Sacchini mise al corrente del suo intervento a favore degli ebrei 'bellariesi' soltanto il proprio figlio Marino.
    Ascoltiamo ancora la dottoressa Patrizia Sacchini: «La storia mi è stata raccontata diversi anni fa da mio padre, Marino Sacchini, prendendo spunto da un articolo comparso sul Corriere di Rimini (29/09/1994). Alla fine della guerra mio nonno, Virgilio Sacchini, nato a Savignano sul Rubicone il 26 dicembre 1899, Cavaliere della Corona D’Italia, confidò a mio padre di avere aiutato quel gruppo di ebrei, nel 1943, a fuggire e a raggiungere il Meridione. Si diceva felice che tutto avesse avuto termine, poiché aveva messo a repentaglio, con il suo gesto, la sicurezza della sua famiglia».
    Prosegue la dottoressa Sacchini: «Ezio Giorgetti (che, attraverso un amico comune, il Sig.Bertozzi, conosceva mio nonno) ottenne da mio nonno le famose carte d’identità in bianco che nel recente articolo pubblicato dal Corriere di Rimini in data 22/01/2007 risulterebbero essere state fornite dal Segretario Comunale di San Mauro Pascoli, Sig. Alfredo Giovanetti. Le carte d’identità appartenevano al Comune di Savignano sul Rubicone e mio nonno, pur correndo un serio pericolo, per il ruolo che ricopriva, non esitò a metterle a disposizione del gruppo di ebrei. Non so se questo fatto fosse noto al Maresciallo Carugno, al Sig.Giovannetti e a Don Emilio Pasolini, immagino che mio nonno avesse chiesto e ottenuto la garanzia del riserbo assoluto attorno al suo gesto. Mi fa immenso piacere offrire questo piccolo contributo alla vostra ricerca. Ricordo mio nonno sempre con tanto affetto e, da convinta antifascista, lo ringrazio di aver contribuito alla salvezza di quel piccolo gruppo di ebrei».
    A parlare di carte d'identità fornite ad Ezio Giogetti da Alfredo Giovanetti fu la moglie dello stesso Giorgetti, Lidia Maioli nel volume curato da Bruno Ghigi nel 1980, «La guerra a Rimini», pag. 321.


    Su Ezio Giorgetti, ecco una pagina che ho pubblicato nel 1989.

    La storia che segue ha per protagonisti 39 ebrei, arrivati a Bellaria nell'albergo di Ezio Giorgetti dopo l'armistizio. Sono donne, uomini e bambini, originari della Germania, dell'Austria, dell'Jugoslavia e della Polonia, fuggiti l'11 settembre da un campo d'internamento veneto. Li ha mandati da Giorgetti una sua vecchia cliente, una contessa che da Asolo, dove abitava, aveva organizzato il viaggio di quel gruppo in camion fino alla Romagna.
    «Arrivarono con una lettera di presentazione che li qualificava come 'profughi stranieri'. Li accolsi», testimoniò Giorgetti in un'intervista: «Solo dopo qualche giorno, visti vani tutti i loro tentativi di noleggiare una barca da pesca e di allontanarsi via mare, ci dichiararono di essere ebrei e di rimettersi nelle mie mani».
    Chiedono un'ospitalità che per i padroni di casa significa rischio della vita. Solo una decina hanno i soldi per pagarsi la retta-sfollati. Giorgetti e la moglie, Lidia Maioli, li accolgono, li aiutano, ricorrendo per consiglio ed appoggio anche al maresciallo dei Carabinieri di Bellaria, Osman Carugno; al segretario comunale di San Mauro, Alfredo Giovannetti; al vescovo di Rimini, monsignor Vincenzo Scozzoli e don Emilio Pasolini.
    Uno degli scampati, Leopold Studeny, definì Carugno «il nostro protettore in tutti i momenti». Giovanetti fornisce carte d'identità in bianco che sono intestate a nomi falsi. Come falsi sono i timbri apposti sui documenti: riproducono lo stemma del Comune di Barletta, che era stato occupato dagli alleati. Quei timbri li ha lavorati un incisore di Rimini, Pietro Angelini. Don Pasolini procura materassi, coperte, biancheria e pane biscottato preparato dalle suore Maestre Pie.
    Dopo due mesi, all'albergo di Giorgetti arrivano i nazisti. Gli ebrei sono trasferiti di notte ad Igea Marina, alla pensione Esperia. Pure lì giungono i tedeschi. Altro spostamento alla tenuta Torlonia di Cagnona di Bellaria. E di qui, nel dicembre 1943, per un'altra requisizione nazista, i profughi scappano alla pensione Italia di Gino Petrucci, dove sono presentati come «italiani all'estero» sfollati all'ultimo momento.
    Gli alleati s'avvicinano, ma i sospetti di fascisti e nazisti aumentano. Gli ebrei, su consiglio di Carugno, decidono di inoltrarsi verso l'interno, a Madonna di Pugliano (Pesaro).
    Nel settembre 1944, ad un anno dall'inizio della loro odissea, sono liberati dagli alleati, e trasferiti a Roma, dove rimangono sino al 2 giugno 1945, quando sono portati all'Ufficio trasporti di Riccione.
    Carugno e Giorgetti saranno definiti in Israele «Giusti fra le genti».
    «Polizia e carabinieri, nella nostra zona (da Viserba a Torre Pedrera) non si sono mai affannati per collaborare con gli occupanti», dice Guido Nozzoli, ricostruendo i momenti della clandestinità: «Per esempio, la squadra politica del Commissariato, come potemmo accertare dopo la Liberazione, aveva localizzato» un recapito dei Gap nei pressi di Torre Pedrera, «ma non venne mai a bussare a quella porta e non trasmise l'informazione né alla gendarmeria tedesca né alla sede del fascio. Neppure i Carabinieri, a cui era affidato il compito di reperire disertori e renitenti alla leva... se la son presa troppo calda». [Da «Rimini ieri. Dalla caduta del fascismo alla Repubblica, 1943-1946» di Antonio Montanari, ed. Il Ponte, Rimini 1989, pp. 94-95.]

    "Aspetti di vita ebraica a Rimini" si legge anche qui.

    [18.01.2010, anno V, post n. 26 (1117), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Web, unica trappola? (17/01/2010 publié dans : Informazione )
    Il ridicolo delle università non è mai esaminato, altro che internet

    Maggiani_manzoni_blog



    La discussione sull'uso del web procede bene. Oggi Miguel Gotor dell'Università di Torino, ha scritto un bel saggio sul "Sole", "Il filo della Storia smarrito nella Rete". Pone un problema specialistico non secondario: "...chi e come filtra gli archivi che vanno on line?".

    Domanda: come si controllano i saggi che docenti universitari dalla molta prosopopea e dalla poca accortezza pubblicano per mantenere la cattedra? Lo dicevo con un insegnante ormai fuori ruolo per età, e con un prestigioso passato. Non ha contestato la mia opinione. Negli Usa la produzione scientifica dei docenti è esaminata di continuo. Da noi non si fa nulla.

    Da noi anzi si fa di peggio. Si creano cattedre non per giovani, ma per pensionati che mai hanno insegnato in precedenza neppure in una scuola media. E' un  sistema ridicolo, che umilia la cultura italiana. La cui sorte è affidata agli amministratori privati che finanziano gli atenei di periferia, ricavandone in cambio non effimero prestigio, ma ben precisi favori.
    Fermiamoci alla constatazione, senza scendere in dettagli che non tutti possono decifrare non conoscendo i contesti in cui essi fioriscono. Di cose da dire e chiarire ce ne sono parecchie, eccome.

    Web e giornali. Anna Masera nella sua odierna rubrica a p. 26 della "Stampa", scrive nel titolo: "Ma la carta resta indispensabile", riprendendo una ricerca americana.
    Da cui emerge che si può aggregare soltanto ciò che si stampa. Giusto. Due riflessioni personali (se la definizione non è troppo ambiziosa). C'è  forse più gente che legge a scrocco i giornali al bar, di quanta sfrutti le edizioni on line. Però si vogliono tassare gli strumenti elettronici, e non le consumazioni al caffè.

    Giornali stampati. Se un foglio scrive una cosa inesatta, e voi glielo fate osservare con tanto di nome e cognome, vi censurano. Il web avrà commentatori ispidi ed anonimi, ma qualcosa fa.
    La "Stampa" non mi pubblicò una lettera sopra un articolo relativo ad un passo di Leopardi, frainteso da Sebastiano Vassalli (2008).

    Vorrei scriverne un'altra oggi sopra l'articolo della "Stampa" firmato da Maurizio Maggiani, dove parla della mia terra, la Romagna, delle sue "piade e piadine" (piada è la parola giusta, piadina l'orribile nome industriale che ha corrotto la parola giusta nell'uso comune), la Romagna che ogni anno ricorda la "trafila garibaldina". Dalla quale Maggiani parte per chiedersi chi abbia la colpa di aver rubato agli italiani l'epopea del Risorgimento.

    Maggiani pone tra i sospettati anche Manzoni, uno che allora (durante il Risorgimento), "dava alle stampe una storia secentesca sul ruolo della Provvidenza Divina come dispensatrice di Giustizia".
    Quella storia, se Maggiani mi perdona l'impertinenza che limito al blog (rinuncio alla lettera che sarebbe cestinata), non è come lui la sintetizza qui. E Manzoni è un gran bell'intellettuale vissuto fra Lumi e conversione. Non lo si può liquidare miserevolmente, come lui ha fatto, inebriato dal ricordo della "piada e piadina" della mia Romagna.

    Gianni-riotta Da vecchio manzoniano sono rimasto più amareggiato che stupito. Pazienza, è un'opinione fortunatamente non espressa sul web, altrimenti Gianni Riotta avrebbe fatto faville.

    [17.01.2010, anno V, post n. 25 (1116), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Bersani sott'odio (17/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Cicchitto: dopo Bettino e Berlusconi, toccherà al segretario del Pd



    Cicchitto_blo_26.03.09Borrelli e Di Pietro fanno parte di un network dell'odio che ha colpito Bettino Craxi e Berlusconi, e che avrà la prossima vittima in Bersani.
    La previsione è di Fabrizio Cicchitto, tesserato P2 numero 2232, intervistato oggi da Aldo Cazzullo sul "Corrierone".
    Circa il segretario del Pd, Cicchitto sospetta Franceschini: "Bersani ha commesso l'errore di affidare il gruppo alla Camera a Franceschini, uno dei suoi rivali interni più accesi e più sensibili alla sirena dipietrista".

    Cicchitto lo fa capire chiaramente, meglio di Franceschini era Togliatti che è diventato anche un maestro di Berlusconi, tessera P2 numero 625.
    Alla domanda di Cazzullo sui gesti distensivi avuti negli ultimi giorni da Berlusconi, Cicchitto infatti ha risposto: "Conosciamo l'analisi differenziata di Togliatti, sappiamo distinguere tra nemici acerrimi e normali avversari".

    Oggi Cicchitto spiega che Craxi è "un gigante, un pezzo della storia del Paese". Domani si ripassi la biografia di Togliatti, ricordandosi di quegli italiani antifascisti rifugiatisi a Mosca, ed uccisi come spie del fascismo. Per loro Togliatti non mosse un dito. In qualche libro c'è scritto, Cicchitto lo cerchi in biblioteca. Tanto per non fare pure lui la figura dell'intellettuale sovietico che riscrive la storia per piacere a chi comanda. Buona lettura.

    Intanto rileggiamoci, noi, quanto il dottor Silvio Berlusconi scrisse a Bettino Craxi, dopo il famoso decreto  sulle televisioni a suo favore, del 20 ottobre 1984: "Caro Bettino grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio".

    [17.01.2010, anno V, post n. 24 (1115), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Guardare avanti (16/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Ospite della Coop Fini teorizza. Berlusconi comanda

    Rep.16_01_2010


    Il presidente della Camera nel suo giro d'Italia politico ha fatto sosta in quella che un tempo si diceva la "rossa Bologna", ed è andato proprio "in partibus infidelium". Ovvero in una libreria della Coop.
    Dove ha fatto l'elogio rivoluzionario del dialogo, da usare al posto della chiusura dietro il muro delle contrapposizioni.

    Ovviamente, Fini è costretto a dichiarare queste sue idee per un semplice motivo. Deve differenziarsi ogni giorno di più dal gemello Berlusconi, che usa tutt'altri toni e registri.
    Non sappiamo se, con un premier più docile verso l'opposizione, Fini sarebbe ancora più malleabile nei confronti del Pd, e sino a qual punto di cedimento 'sentimentale'. Al solo scopo di differenziarsi da colui che gli è capo nella cordata politica e detentore del segreto codice della cassaforte politica di palazzo Chigi.

    Se un giorno Fini riuscirà ad impossessarsi di quel codice segreto, nulla sarà più come prima, e Berlusconi dovrà prendere la strada di Arcore come un pensionato qualsiasi. Ma non abbiamo dubbi. I numeri nascosti per aprire la cassaforte restano e resteranno nelle mani del cavaliere e dei suoi fidi custodi.

    Fini girerà a lungo per l'Italia, vantando la necessità di guardare avanti, e non nello specchietto retrovisore della storia.
    Ma il problema è che non ci sono soltanto gli specchietti retrovisori, ma pure quelli per le allodole. Questi ultimi sinora hanno funzionato a meraviglia, e Berlusconi li ha saputi usare con grande abilità.

    La legge Bossi-Fini è ancora lì. Mentre Fini è andato più in là. Anche ieri si è vantato, ed a ragione, che grazie a lui la ministra Gelmini nelle scuole deve accettare, fuori del 30 % del tetto previsto, i bambini stranieri nati in Italia.

    Sappiamo che nulla è eterno, e che ogni gioco è bello se dura poco. Quali tempi preveda Fini per defenestrare Berlusconi non sappiamo.
    Il rischio fortissimo, è che prima di arrivare allo scopo resti schiacciato lui stesso dal peso che s'è messo sulle spalle, per compiere la missione salvifica della democrazia italiana.

    La scena è seria, ma potrebbe finire nel modo più ridicolo, come spesso succede alla Storia, quando le vien voglia di far concludere comicamente certe vicende, se il protagonista recita confidando troppo nell'attesa del momento opportuno per agire, anziché aver il coraggio di scombussolare i giochi nella maniera più imprevista, in cui sta la saggezza da veri protagonisti. Insomma un bel veglione di carnevale mica è la solita serata passata al bar.

    [16.01.2010, anno V, post n. 23 (1114), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Buon governo (16/01/2010 publié dans : Informazione )
    Due esempi, Sassuolo e Rimini



    A Sassuolo il sindaco ha fatto togliere "Repubblica" dalla biblioteca comunale, per risparmiare. In compenso, ha fatto abbonare la stessa biblioteca a due diversi quotidiani, che costano come due "Repubbliche" ma hanno maggior peso politico, infatti rappresentano la maggioranza di governo, e sono "il Giornale" e "Libero".

    A Rimini un consigliere comunale pdl accusa i cinesi di sputare per terra nelle strade della città, e propone al sindaco di introdurre specifica ammenda. Dovrebbe esistere già una norma nata allo scopo durante il Ventennio. Ma non contro i cinesi.

    [16.01.2010, anno V, post n. 22 (1113), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Merkel, un esempio (15/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Nonostante l'ottimo risultato elettorale deve andare ad una "svolta" per il suo partito

    Blog_merkel


    Forse Angela Merkel può costituire l'immagine del cambiamento necessario per una politica che in Italia si riteneva vincente. E che si considerava un modello valido anche per noi. Mollati i socialdemocratici ed alleata con i liberali, la signora sembrava poter avere una navigazione tranquilla per il suo governo, uscito da un forte risultato elettorale. Invece...

    Non c'è stata soltanto la delusione messa in luce dai sondaggi, ma c'è anche una questione politica interna al suo partito. "Repubblica" di stamani parla di una "svolta" della cancelliera, al motto di "Conquistare sinistra e stranieri".

    Forse Angela Merkel diverrà un modello da seguire obbligatoriamente anche per le nostre cose politiche, ferme al bivio delle leggi salva-premier e del duello dialettico Fini-Berlusconi.

    Dialettico per ora, perché le prediche non durano in eterno, ma ad un certo punto si deve arrivare alla fase finale riassumibile con le parole: "Ite, missa est". Ed allora ogni pistolero non se ne va in pace, ma corre verso l'avversario per averne ragione.

    [15.01.2010, anno V, post n. 21 (1112), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Chi si rivede (15/01/2010 publié dans : Informazione )
    Tama17_01_2010
    Torna sul settimanale (anzi da oggi bisettimanale) "il Ponte" di Rimini, la rubrica di satira "Tam Tama"?

    (Tama fu l'iniziale pseudonimo, dal nome dell'alga Tamarensis, "alga rossa, quindi garibaldina", secondo un pensiero attribuito a Craxi, di cui si parlava nella prima puntata, settembre 1982...)

    Fatto sta che nel numero in edicola oggi de "il Ponte", c'è il pezzo sulla "Malascuola" che riunisce due post apparsi qui sopra, il 7 gennaio ed il 10 gennaio. L'ultima puntata apparve nell'ottobre 2006. La si legge anche nel blog della "Stampa".


    Studenti
  • Minzolini, il dettatore (14/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Tra il fantasma di Craxi e l'ombra di Berlusconi

    Minzolini_blog14012010


    Bisogna capirlo, Minzolini. Non è soltanto direttore del "TG1", ma si chiama pure Augusto. Se nel nome c'è il destino, allora siamo obbligati a toglierci il cappello.
    Se nelle parole che uno dice, occorre invece pescare il retrogusto, il cappello si tiene mestamente in mano, come si faceva una volta quando passavano i funerali.

    Minzolini è il direttore del più importante tg del servizio pubblico. In tale veste, si sente incaricato di una missione salvifica, dettare le istruzioni per l'uso della politica.
    Eccolo così, la sera del 13 gennaio 2010, a spiegare al popolo pagante il canone, che un certo leader politico condannato per reati seri (con sentenze passate in giudicato), Bettino Craxi, è stato vittima di una congiura politica. E che per questo fatto merita di essere ricordato come un grande della Storia.

    Al pari di papa Woityla, secondo Minzolini, Craxi ha contribuito a mettere in crisi l'Urss.
    Occorre una certa dose di faccia tosta nell'avvicinare qualsiasi leader politico di qualsiasi Paese sparso nel mondo, ad una figura come quella di Giovanni Paolo II.
    Basta un minimo di mancanza di pudore nel credere che un capo del governo italiano così coinvolto in quelle situazioni giudiziarie possa vedersi ripulito il certificato penale grazie all'azione svolta in campo internazionale per far cadere l'Urss.

    Berlusconi_craxi

    Minzolini, il dettatore delle istruzioni per l'uso, insomma è costretto a fare tutta questa fatica per spiegare che, se oggi un certo signore (il quale occupa a palazzo Chigi la stessa poltrona che fu della buonanima di Craxi), si trova ad affrontare certi problemi giudiziari, non è colpa del suo libero arbitrio ma di un destino cinico e baro.  
    Dunque occorrerebbe risalire all'era del garofano per scoprire  le cause dell'accanimento della magistratura contro Berlusconi. Per vedere quello che Minzolini ha definito "il vulnus che alterò i rapporti fra politica e magistratura. Un vulnus che per quasi un ventennio ha fatto cadere governi per inchieste che spesso non hanno portato da nessuna parte e che ha lanciato nell'agone politico i magistrati che ne erano stati protagonisti, che già per questo avrebbero dovuto dimostrare di non essere di parte". Fine dell'eccitazione del direttore del "TG1".

    Diane

    [14.01.2010, anno V, post n. 20 (1111), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

    Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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  • Guido Nozzoli, un ricordo da Forlì (14/01/2010 publié dans : Rimini )

    Da "Romagna oggi" del 14 gennaio 2010:


    FORLI' - Il giornalista e scrittore riminese Guido Nozzoli sostenne che la Romagna "è una terra senza confine, che non si riconosce dai boschi, dai monti, dai fiumi, dal clima, ma dalla gente e dalle sue abitudini. Non una regione geografica, dunque, ma una regione del carattere, un'isola del sentimento. Un pianeta inventato dai suoi abitanti".
    I modi di vivere e di pensare dei romagnoli che rimandavano ad un passato non tanto lontano e che si riflettono nel paesaggio, nel patrimonio architettonico, nella parlata, nei prodotti agroalimentari ed artigianali, saranno al centro dell'iniziativa culturale denominata "Eria ‘d Rumanga" che si svolgerà venerdì 15 gennaio 2010 presso il Circolo della Scranna, corso Garibaldi 82, Forlì, con inizio alle ore 21,15 e aperta a tutti i cittadini.
    Protagonisti della serata saranno Gabriele Zelli che racconterà i tratti caratteristici della Romagna e dei romagnoli, Aurelio Angelucci, al quale è stato affidato il compito di declamare poesie e zirudelle in dialetto, mentre i musicisti Tedi e Vlad  Iftobe eseguiranno brani di Carlo Brighi (Zaclèn), Secondo Casadei e Ferrer Rossi.


    Testo pubblicato anche qui.

  • Bravo ragazzo, segnalato (13/01/2010 publié dans : Rimini )
    over13012010.jpg
    Il post di ieri, "Bravo ragazzo" è segnalato stasera in home della "Stampa", con un titolo preso dal testo: "La filosofia spiega sempre tutto". Il post si legge anche in questo blog.
  • Miracolo, vede la "crisi" (13/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Il paravento del fallimento

     

    Blog_foto_stampa_13012010


    Prima la crisi non c'era. Soltanto un fatto psicologico, diceva il premier. Adesso la crisi c'è. Ma soltanto perché egli deve far retromarcia, rispetto alla rinnovata promessa di ridurre le tasse.

    Documento: "L'attuale situazione di crisi impedisce di pensare a una riduzione delle imposte, è assolutamente fuori discussione". Parole pronunciate oggi (Ansa, 14:46).

    Dunque, possiamo gridare al miracolo. Ha riacquistato la vista, vede la crisi come tutti quanti la subiscono. Chi dobbiamo ringraziare? Santa Lucia, è il primo nome che ci viene in mente.

    La semplificazione del sistema fiscale, ha aggiunto Berlusconi, "sarà un lavoro lungo, duro. Spero che possa essere sufficiente un anno, ma è un lavoro davvero improbo".

    Un Berlusconi che parlava così non si era mai sentito. Qualche cosa dev'essere successa. E' l'effetto del trauma subìto con la botta sul volto? Allora auguri che guarisca presto, perché un Berlusconi che non crede più in se stesso, fa ancora più paura: lo immaginiamo in mano ai suo badanti politici che non ci ispirano alcuna fiducia, ahinoi.

    (Foto e titolo da "Stampa.it".)

    [13.01.2010, anno V, post n. 19 (1110), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Bravo ragazzo (12/01/2010 publié dans : antoniomontanari )
    Peccato che...

    Blog_bulli


    E' un bravo ragazzo, mi spiega. Lo guardo. Abbiamo appena detto che è stato arrestato con pesanti capi di imputazione, minacce violenza spaccio di droga... E' un bravo ragazzo, precisa, peccato che si consideri un superuomo.

    La filosofia spiega sempre tutto.

    [12.01.2010, anno V, post n. 18 (1109), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Bugiardoni (12/01/2010 publié dans : Rimini )
    Ciarlatani dal bell'aspetto che non hanno uso di mondo

    Appestato


    I bugiardini sono le istruzioni dei medicinali. I bugiardoni sono quei tipi che ti vogliono conoscere, con profondo ossequio al debutto, e poco elegante fregatura alla fine.
    Li smascheri con perfida eleganza, cuocendoli a fuoco lento. Proclamano inutilmente la loro correttezza. Che esiste solo nella cassa cranica che invano li accompagna nostro malgrado.

    Un tizio mi chiede un saggio per la rivista della società di studi della sua valle. Gli invio una proposta, spiegandone tutto il contenuto. Tarda a rispondere. Poi si giustifica. Doveva avvisare il direttore della rivista.

    Mi aspetto che il direttore della rivista mi contatti. Probabilmente si considera troppo alto e nobile per abbassarsi verso uno scrivano plebeo. Non mi contatta. Lo fa nuovamente invece il solito tizio con impareggiabile dialettica. Ma con logica poco attenta agli usi di mondo. Il suo saggio, mi dice, dovrà essere vagliato da un nostro redattore. Non lo ordina il medico, ma è prassi.

    Il bugiardone pataccaro s'altera se gli si fa presente che queste non sono norme redazionali valide per un invito, semmai per un'offerta da parte di sconosciuto.

    Mia nonna Lucia avvertiva i fenomeni sismici, indicandone l'origine sulle carte geografiche. A me succede con i ciarlatani dal bell'aspetto. Sento la loro puzza, anche se non li conosco di persona o se sono lontani.

    [12.01.2010, anno V, post n. 17 (1108), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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  • Ad libertatem eius (12/01/2010 publié dans : Informazione )
    Il latinorum di Berlusconi. Discorso letterario forse pure politico


    Russi_blog


    La chiamavo, in classe, la notte dell'autostrada, perché nello sceneggiato tv si sentiva sullo sfondo il rombo dei motori. Manzoni la chiama "la notte degl'imbrogli e de' sotterfugi". E' quella del celebre "Addio, monti...", capitolo VIII dei "Promessi Sposi". E' quella in cui padre Cristoforo fa entrare in chiesa Renzo e Lucia. Ed il povero sagrestano fra Fazio sussurra: "ma padre, padre! di notte... in chiesa... con donne... chiudere... la regola... ma padre!".

    Ed allora il padre Cristoforo dice a fra Fazio "Omnia munda mundis", dimenticando che il poveretto "non intendeva il latino".

    Fra Cristoforo fa un uso furbo della lingua dei romani. Infatti fra Fazio "al sentir quelle parole gravide d'un senso misterioso" si acquieta. Berlusconi spera pure lui che le sue frasi suonino nella stessa corda di autorevole risoluzione dei problemi.

    Ma nel romanzo manzoniano c'è un altro latino, di un altro uomo di Chiesa, don Abbondio. Quando al cap. II spiega al povero Renzo i motivi per i quali non può celebrare il suo matrimonio, ed è la lista degli "impedimenti dirimenti". Celebre la risposta di Renzo: "Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?".
    Quello di don Abbondio è un latino "birbone, fuor di chiesa, che viene addosso a tradimento, nel buono d'un discorso"... (cap. XXXVIII).

    Il cavalier Berlusconi confida che gli italiani conoscano il latino per comprendere le sue parole. Ne fa un uso in parte poco furbo, in parte birbone ed in parte comico.

    La parte della macchietta non può mancare nelle esibizioni del cavaliere, e mi spiego sul piano letterario: l'uso di una citazione è serio se essa è riproposta anche in un diverso contesto rispetto a quello da cui è tolta.
    Se, ad una espressione logica e consacrata (leggi "ad personam"), si sostituisce il paravento che ne vuol celare la fisionomia parlando di leggi "ad libertatem", ecco allora la macchietta alla Totò.
    Suvvia, come possiamo credere a chi (governando) imita maldestramente i comici del varietà. Se è il comico di professione a parlare "alla Totò" non c'è trucco e non c'è inganno. Invece qui, sì, c'è: perché a fare il comico è il capo del governo.

    Nella foto, dal colbacco russo di Totò e Peppino al giaccone russo di Silvio Putin Berlusconi

    [12.01.2010, anno V, post n. 16 (1107), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

    Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
    © RIPRODUZIONE RISERVATA[/COPYRIGHT]

  • Comune di Rimini senza soldi (12/01/2010 publié dans : Rimini )
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    Dal "Corriere Romagna" di oggi 12 gennaio 2010, edizione di Rimini.

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