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25 août 2010 3 25 /08 /août /2010 15:22

La vicenda della Fondazione Fellini non è una periferica lite di cortile. Per il livello dei suoi protagonisti, ha risonanza nazionale. Il 17 agosto il sindaco di Rimini ha accettato le dimissioni presentate dal direttore Vittorio Boarini per denunciare il rovesciamento dei buoni propositi fatti balenare dagli enti interessanti. Il sindaco ha manifestato la speranza che Boarini in futuro eviti colpi di coda "velenosi".
Tutto il veleno possibile è già stato distillato negli ultimi mesi, non contro la Fondazione Fellini ma proprio verso Rimini nel suo complesso, dalle autorevoli voci che elenchiamo. Ha cominciato il 4 giugno Pupi Avati, presidente dimissionario, confidando a Manuela Angelini del Corriere Romagna che i riminesi hanno la cattiva abitudine di dare ragione a chi parla con la voce più alta.
Il 12 agosto sulla Stampa, Fulvia Caprara ha raccontato che il regista Giuliano Montaldo, candidato presidente, era giunto a Rimini soltanto per fare il gran rifiuto, avendo letto cose poco simpatiche sull'età sua e del futuro presidente onorario, Ermanno Olmi: "Ci hanno dipinto come due vegliardi". Caprara chiudeva il suo lungo pezzo con l'amara constatazione: "Il quadro è desolante".
Su "Repubblica" il 14 agosto Boarini si sfogava con Brunella Torresini, accusando Comune e Provincia di voler fare tabula rasa della Fondazione, indebitata per 340 mila euro. La Provincia due giorni prima per bocca del suo presidente Stefano Vitali parlava di pressappochismo gestionale e di una commedia all'italiana circa il rifiuto di Montaldo. Il 14 agosto il titolo del Corriere Romagna diceva tutto del veleno in circolazione, "Boarini: non resto in una simile città". Il 22 agosto si è appreso che l'ultimo (per ora) ad andarsene dalla Fondazione, è il prof. Mario Sesti, regista e critico, considerato molto vicino agli eredi di Fellini.
Rimini non ha nessun amore particolare per Federico. Lo sosteniamo da molto tempo. Nel novembre 1998 scrivemmo: ai riminesi, di Fellini, non è mai interessato nulla, perché essi sono così 'pataca' proprio come il grande regista li ha ritratti in "Amarcord" (che non è pura autobiografia, ma soprattutto la feroce descrizione di un carattere collettivo).
Aggiungevamo che una conferma veniva dalla decisione della Fondazione Fellini di trasferire nel 1998 da Rimini a Bologna l'annuale convegno dedicato al regista, perché quello del 1997 qui non aveva visto alcun interesse aldilà dei soliti addetti ai lavori. [Tama 1005]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

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23 août 2010 1 23 /08 /août /2010 16:16
«Non bisogna scherzare troppo coi contemporanei: in genere si rivelano pericolosi» (Enzo Biagi).




È il 1938, l’anno prima della partenza di Federico Fellini alla felice conquista di Roma. Siamo al caffè Commercio di Rimini, sul corso d’Augusto, popolato di molti studenti ai tavoli del tresette e di qualche spia del regime che guarda ed ascolta.
Fellini entra glorioso e leggero come uno dei suoi personaggi, e si avvicina ad alcuni amici dicendo a voce alta: «Quando andate a fare le bombe al fiume?».
Nessuno di quei ragazzi andava «a fare le bombe al fiume», ma aveva cominciato a deridere il regime con una certa serietà.
Fatto sta che qualche anno dopo, i primi ad andarci di mezzo, cioè in galera, furono quelli che quel giorno, davanti all’ilare compagno di gioventù, giocavano a carte ad un tavolo del caffè Commercio.
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18 août 2010 3 18 /08 /août /2010 17:45

Il post di ieri, "Cossigheide", è segnalato oggi in home della Stampa.

cossigheide_segnal.jpg

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17 août 2010 2 17 /08 /août /2010 16:22
Alcune citazioni da Francesco Cossiga, per ricordarlo.




1994. Nei Servizi segreti, oltre le persone competenti, c'è "la massa degli imbecilli: figli, cugini, nipoti, pronipoti: di generali, prefetti, sottoprefetti".


2008. Cossiga respinge le critiche di Rosy Bindi alla prossima trasmissione di Gelli. Su di lei il presidente emerito sentenzia: "Credevo fosse brutta ma intelligente, mentre è brutta, cattiva e cretina".


2008. "Bisogna infiltrare gli studenti con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine, mettano a ferro e fuoco le città [...] Dopodiché, forti del consenso popolare, [...] le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano".
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13 août 2010 5 13 /08 /août /2010 12:33

 

Un "Tama" del 1994 che mi fu censurato perché difendevo Citaristi...

Ecco il testo completo che avevo presentato in redazione.

oggi.virgilio

Per una di quelle stranezze che la vita ci rivela sotto forma di impensabili coincidenze, poche ore dopo la fuga dal supercarcere padovano del «boss del Brenta», quasi a pareggiare i conti presso un'opinione pubblica sempre più forcaiola, è stato posto agli arresti domiciliari Severino Citaristi, ex senatore ed ex tesoriere della dc, 73 anni e 74 avvisi di garanzia.
Il personaggio lo conosciamo, tant'è passato in televisione con il suo fare serio di persona che non ha negato nulla, non ha intascato niente per sé, ha soltanto ammesso di aver ceduto per un attimo a quella lusinga che gli aveva fatto De Mita, dicendogli: sei stato bravo ad organizzare un convegno nella tua città, vieni a darci una mano a far quadrare i conti del partito.
A Roma il sen. Citaristi è arrivato già anziano, con una sua posizione raggiunta nella vita civile. Roma l'ha rovinato nella reputazione e nel fisico. Ora è gravemente ammalato. Dopo mesi di presenze nei tribunali, deposizioni, colloqui con i magistrati, la Giustizia temeva che il vecchio politico lombardo scappasse o inquinasse le prove. Lo hanno rinchiuso in casa. Da dove ha detto ad un cronista: «Ho commesso le mie colpe ed è giusto che paghi, ma è giusto che qualcun altro paghi per le colpe di natura politica. Non voglio essere un capro espiatorio». Gli hanno telefonato vecchi amici di squadra come Scalfaro, ma anche militanti di Rifondazione comunista per esprimergli solidarietà. Per quello che conta la voce di un misero cronista di provincia, mi associo, con un augurio: di essere sereno, in mezzo ai tanti imbroglioni che ci circondano.
Il suo caso, sen. Citaristi, è esemplare: l'avevano nominata «responsabile» degli affari di partito, ed intanto decidevano tutto e soltanto gli altri. Lei per spirito di corpo, doveva come quelli della Benemerita «obbedir tacendo»: sapeva che cosa costava la gestione, sapeva che qualcuno le procurava i fondi degli «amici», e sapeva che non doveva sapere perché come «responsabile» non poteva e non doveva dire nulla. La sua onestà arriva a farle dire: «Ho commesso le mie colpe». Ma in politica, come in guerra, ognuno pensa alla propria pelle: forse lei resterà l'unico capro espiatorio. Non si illuda che qualcuno le venga in aiuto.
La vita è quella strana cosa, per cui se non sai far nulla o lavori male, pochi ti biasimano. Ma se dimostri di riuscire a cavartela, se ci prendi gusto a far le cose per bene, non tanto per soddisfazione personale, ma perché credi che quando si lavora sia nostro dovere dare il meglio, allora troppi cercano di fregarti: gelosie, invidie, piccinerie idiote di chi si diverte a tendere tranelli, diventano fatti d'ordinaria amministrazione. Quando fu arrestato Enzo Tortora, un innocente che sarebbe poi morto di galera, ci fu chi brindò.

Antonio Montanari

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10 août 2010 2 10 /08 /août /2010 17:14

Ricordi da cronista. Il senatore Alici voleva querelarmi, nel 1992. Per quello che aveva detto lui alla radio nel 1983
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Giugno 1992, puntata 444 di "Tam-Tama"
: «... proprio cinque minuti fa, dalla redazione m'hanno informato che l'ex senatore Alici ha comunicato, in modi per la verità un tantino bruschi, di volermi querelare per l'ultimo "Tama", dove riproponevo una sua intervista radiofonica di ben nove anni fa, citata nella mia rubrica del 3 aprile 1983 e nel recente "Tamario"».

Apro una prima parentesi. L'ultimo "Tama" ovvero quello precedente riportava questo passo: «L'ex senatore Alici che parla di "Troppi arricchiti... Politici, fuori i redditi" (titolo del "Carlino", 4.6.1992", è lo stesso che, nel 1983, allora non ex, giustificò le "tentazioni" dicendo che i politici sono messi in stato di bisogno dallo Stato, per cui essi non hanno "la forza morale di rifiutare i milioni che costituiscono le tangenti o le bustarelle"?».

Apro una seconda parentesi, con il testo del 3 aprile 1983 riproposto nel "Tamario" (pag. 10, "Tamario" in "Quanto basta", ed. il Ponte, Rimini 1992).


«Relatività o giù di lì

La teoria della relatività mi è stata sempre spiegata con l'immagine dei due treni affiancati: se sei in quello fermo, e te ne passa vicino un altro, ti illudi di essere tu a spostarti, e consideri fermo quello che al contrario sta transitando. Per formularla, Einstein ha impiegato 50 anni.
Il concittadino sen. Francesco Alici (pci), ha invece impiegato pochi minuti, in un'intervista al GR1, per spiegare mirabilmente che anche per l'onestà dei politici può verificarsi l'illusione del treno. Se un qualche pubblico amministratore si lascia sedurre da bustarelle e simili, la colpa non è sua, ma dello Stato che lo costringe a vivere nelle misere condizioni in cui è più facile abboccare all'amo e compromettersi. Chi cede alle tentazioni, secondo Alici, è colpevole soltanto in minima parte, perché agisce in stato di necessità: "In queste condizioni, quanti sono quelli che hanno la forza morale di rifiutare i milioni che costituiscono le tangenti o le bustarelle?".
Ammesso e non concesso, come diceva Totò, che le regole morali possano divenire facili compromessi con se stessi e con gli altri, viene da chiedersi: l'onestà è un principio valido per tutti, oppure è stata dichiarata decaduta d'autorità? Questa "regola" giustificativa espressa dal sen. Alici, è valida per tutti i partiti? E in che misura? Secondo i voti riportati nelle ultime elezioni? Quali, poi: le amministrative o le politiche?
Fortunatamente, Alici ha parlato alla radio con quell'accento romagnolo che incanta sempre, evocando immagini di cibi gustosi, vini frizzanti e vita balneare, per cui forse egli è stato scambiato, da qualche ascoltatore disattento, per uno di quei suadenti intrattenitori che, al mattino, accompagnano il risveglio degli italiani con varie amenità. Insomma una specie di Roberto Benigni, quello del film "Tu mi turbi". [1983


Ritorniamo al testo del 1992, puntata n. 444, "il Ponte" n. 24 del 21.06.1992.

«Non avendo nulla d'importante da scrivere, mi diletto a ripescare vecchie cose. Vedremo come andrà a finire. Dico questo anche perché, proprio cinque minuti fa, dalla redazione m'hanno informato che l'ex senatore Alici ha comunicato, in modi per la verità un tantino bruschi, di volermi querelare per l'ultimo "Tama", dove riproponevo una sua intervista radiofonica di ben nove anni fa, citata nella mia rubrica del 3 aprile 1983 e nel recente "Tamario".
Da persona vagamente esperta del mondo et delli homini, l'intervallo di nove anni (un numero perfetto che faceva impazzire il divino Alighieri, e che ora sembra dover agitare me, che non sono né divino, né di vino, né di acqua minerale, né carne né pesce cioè), tale intervallo mi sembra che sia più che sufficiente a definire tardivo quell'intervento su parole che ho ascoltato con le mie orecchie, e che ho appuntato perché non sono abituato a inventarmi le virgolette ed i loro relativi contenuti. Informerò il lettore sugli sviluppi del caso che mi fa pubblicità gratuita.
Dunque, in cerca forse di altre rogne, e quindi ancor più propenso a riproporre l'inizio dell'articolo come l'avevo già preparato ("Caro lettore, non so se questo dovrà essere l'ultimo mio appuntamento..."), rileggo un mio pezzo del 20 maggio 1990, che poneva un interrogativo: "Ci sarà un pentapartito per tutta la legislazione, o sarà solo di transizione, in vista di altri eventi a Sinistra?", e che riportava le parole del segretario del pci, Sergio Gambini, il quale prometteva, in caso di Centro-sinistra vincente, "un'opposizione aspra, ma moderna: il psi, abbracciato alla dc, sarebbe il nuovo partito della conservazione".
Il mio pezzo venne contestato con una lettera, il cui firmatario si sentiva "estremamente confortato dalla recente dichiarazione dei Vescovi della nostra Regione dai chiarissimi giudizi su alcuni partiti tra cui il pci" ("Ponte", 27.5.1990). Nel frattempo il pci è diventato pds, mi pare.
Due anni fa, Renato Capacci (psi) garantiva che il pentapartito viveva su "voti certi". Il segretario del psi Tommaso Berti assicurava di voler far crescere l'autonomia dell'area laico-socialista.
Come non detto. Tutto ciò non c'entra con la nuova Giunta (pds, dc e psdi) e con il nuovo sindaco Chicchi (pds) che ha coronato il suo progetto dopo due anni di attesa, in cui tante cose sono cambiate.
Dopo Tolomeo è arrivato Copernico. ("Caro lettore, non so se questo dovrà essere l'ultimo mio appuntamento..."). Saluti cari.»

Cito ora dalla puntata 449 del "Tama" 449, "il Ponte n. 29, 02.08.1992

«[...] Ho su di me poche certezze, al contrario di quel quotidiano che, confermandoci in un'opinione d'altronde largamente diffusa, assicurava domenica 19 luglio, nel titolo di "spalla": "Un'estate tutta da ridere col Carlino". (Ma perché ridurre l'effetto ai soli tre mesi del solleone? Troppa modestia).
Ho cominciato a dubitare di me stesso nell'87, quando "Tazebao" mi definì "il Saggio che scrive sul "Ponte" e risponde (quasi sempre) al nome di Antonio Montanari...", facendomi sentire sospeso tra finzione e realtà, al pari di un personaggio pirandelliano. Quel "quasi sempre" era un segnale criptico per dirmi: "Ti conosciamo mascherina!". (Come a teatro, anche nel giornalismo c'è sempre un suggeritore...).
Secondo fatto. Un on. dc scaricò su di me la colpa di una "linea discriminatoria" attuata (a suo dire) dal "Ponte" in articoli che non avevo scritto io. Era il maggio '90. Fu allora che cominciai a capire tante cose: ad esempio, che molti cacciatori, pur con regolare porto d'armi, non hanno però una gran mira se sparano al primo fesso che passa. La cosa sconsolante appariva questa: quel fesso ero proprio io.
Terzo episodio. Nel dicembre '90, un on. del psi accusò una mia battuta di essere "freudianamente illuminante". Era un'indelicata e pubblica accusa, rivolta a me, di disagio psichico. Ognuno avrebbe diritto di grattarsi in pace le proprie rogne, soprattutto nel piccolo mondo della provincia, ripiccoso, allergico (alle critiche) e urticante (verso il prossimo).
Infine, fresco, l'evento polemico che ha visto un ex on. dell'ex pci, dirmi che mi nascondevo dietro uno pseudonimo, nonostante la dichiarazione di paternità del "Tamario" apparso all'interno del "Quanto basta" inviato in omaggio agli abbonati.
La mia "crisi di identità" è stata ulteriormente aggravata da chi, amico da lunga data, mi ha affettuosamente attribuito un recente articolo (uscito senza firma), che non ho scritto, e che ha suscitato polemiche, tra cui la replica del locale segretario del psi, il quale sul "Ponte" del 19 luglio ha commentato: "L'anonimo e semiserio professore" ha dato "voti "semi"" e fatto "commenti "seri"". Se con quel "professore", si accennava a me, centro mancato!
(Come prof, finché ero a scuola, ho solo dato voti "seri". Mentre, per usare la grafia acerba di certi ragazzini, "semi" tutt'al più possono apparire questi miei commenti. Vero, dottor Freud?)».

Commento. Il "suggeritore" a cui accennavo nel pezzo, era un collega di redazione.

© by Antonio Montanari, 2010

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6 août 2010 5 06 /08 /août /2010 16:22
Incubo

Incubo da profezia.

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5 août 2010 4 05 /08 /août /2010 16:49

Crisi di un governo, crisi di un sistema


Blog.statua_berl

Lo aveva previsto, Giuseppe De Rita ("CorSera", 15.8.2009), che si avvicinava la fine del berlusconismo. Adesso ci siamo.

Resta il problema fisico, dove c'è un vuoto arriva qualcosa che riempe. De Rita citava come esempio Alcide De Gasperi che nell'inverno fra 1938 e 1939 diceva: "Stiamo preparando qualcosa di nuovo per quando Mussolini cadrà".

Nel 1939 c'era De Gasperi. Altri tempi, altre tempre. Oggi la partita a briscola se la giocano in tre, Fini Casini Rutelli. Di giganti neppure l'ombra, sono tipetti allenati e furbetti. Il quarto uomo chi sarà? Comunque, non ci aspettano tempi allegri.

Dove ha sbagliato De Rita, è stato nel far dipendere la fine del berlusconismo dalle regionali. Ossia, ci ha preso che il cavaliere avrebbe avuto meno voti, però la crisi attuale non dipende da quel voto. La cosa, dal punto di vista costituzionale, è ancora più seria, per non dire grave. La crisi di un governo, si presenta purtroppo come crisi di un sistema politico. Teniamoci forte, perché l'estate non porta mai buoni consigli alla democrazia in Italia.
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4 août 2010 3 04 /08 /août /2010 15:27

Ho annunciato sul "Ponte" l'imminente pubblicazione di una storia di Rimini nei 150 anni dall'Unità d'Italia ad oggi.
Sembra che la cosa abbia provocato sospetti, ne parla anche il mio oroscopo.
Tranquilli, quella storia l'ho già scritta e pubblicata in volume nel 2004.
Tante grandi manovre (con l'arrivo al giornale di una "grande" firma) per niente, dunque...

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4 août 2010 3 04 /08 /août /2010 10:15
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